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L’indipendentismo veneto ai tempi del coronavirus

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di ALESSANDRO MORANDINI I governi degli stati europei che meglio si occupano della salute delle persone (salute che ovviamente non dipende che in minima misura da quegli stessi stati) come la Svezia, la Germania, l’Olanda, la Gran Bretagna o la Svizzera non hanno inizialmente drammatizzato più del necessario il pericolo conseguente alla diffusione del virus Corona. Ad un certo punto però, eccezion fatta per la Svezia, tutti sembrano, nel racconto di questo dramma, aver accettato un copione che sembrava essere inizialmente adottato solo dall’Italia. Il copione prevedeva la macabra e quotidiana conta dei morti su scala nazionale, l’esposizione a livello locale e nazionale di singoli casi, la progressiva diffusione di immagini ansiogene attraverso la tv, l’associazione contagio-morte ed altri disorientamenti dell’opinione pubblica che difficilmente possono essere attribuiti al caso o ad una esplosione involontaria e delirante del rapporto tra tv e telespettatori. Si è c
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8 COMMENTS

  1. Chiedo scusa ma è’ evidente che l’autore è dei tanti, direi dei più, che invece di seguire le notizie dell’andamento del contagio sulle puntuali trasmissioni fornite ogni giorno dalle 12 sulla rete 13 che è veneta, segue le notizie pandemiche sui canali nazionali, dove si dice di tutto e di più generando confronti incongrui rispetto alle diverse realtà nazionali e relativi comportamenti della gente… purtroppo, o per fortuna, l’Italia è diversissima territorialmente e perciò le omogeneizzazioni sono comode e semplicistiche e nel momento presente quanto mai dannose…vanno bene solo per le manifestazioni religiose specie se sublimate dalla presenza del Papa.

  2. Lucidissima analisi come sempre. Preferisco per natura vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto. Credo che dovrebbe e potrebbe nascere un movimento giovanile forte — le rivoluzioni da sempre le fanno i giovani, preoccupati di vivere la loro vita in un mondo migliore — soprattutto in Veneto, con un leader che faccia sognare, sappia parlare, e imponga stili comunicativi nuovi. Ci vuole un catalizzatore. Se prima del COVID-19 sarebbe stato un catalizzatore della rabbia, ora lo sarà della vera e propria disperazione. Le generazioni dei giovani, almeno due, NON hanno alcun futuro, prima lo avevano INCERTO. Affidiamoci a loro e se poi hanno deciso di estinguersi, non prendiamocela. Come gli individui hanno pieno diritto al suicidio, così lo hanno le civiltà. Con un caveat, nel secondo caso: se tutti sono d’accordo. Se a me a venti anni avessero cancellato il futuro in questo modo, mi sarei ribellato in modo radicale. Ma ognuno è diverso…

    • non bastano, caro professore, i catalizzatori perché intorno al niente non s’addensa che il nulla.

      Non parlo della nobile storia nei cuori di molti che testimonia di un potenziale istinto indipendentista.
      Non parlo della rabbia e disperazione di chi ha finanziato per multipli, nelle ultime decine d’anni, la sanità che ha negato respiratori ed assistenza a chi pensava di meritarne le attenzioni. Dopo aver pagato dieci volte con gli avanzi fiscali giù per lo scarico italico sentirsi dire di essere stato scartato dalle cure per salvare chi aveva più speranza di vita.
      Parlo dei benpensanti che si gongolano per lo scampato pericolo (per ora) senza essere riusciti a comprendere la legge matematica sottostante: stato = morte. Sempre e da molti punti di vista.
      Ogni stato, anche quello al quale si intende pervenire con l’indipendenza. Quando la libertà si ritiene debba venire da scelte politiche bisogna toccarsi i medesimi e sperare di non morirne.
      La domanda di Colla riceve la risposta di un politico che non ha (a mio avviso) nessuna idea delle implicazioni della sua risposta (apparentemente logica), o meglio, che non percepisce nemmeno quali siano i rischi connessi ad una simile risposta. Lungi da me giudicare la persona, che probabilmente ha un suo legittimo disegno in testa, ma prima di avere qualsiasi idea circa un nuovo ente serve raggiungere il punto di sapere, con ampio accordo, cosa scartare o cosa non funziona della relitta organizzazione di provenienza. Ciò serve per fornire una non equivoca base di partenza per una elevazione dalla semplice retorica storico-emotiva fino a rendere chiaro e lampante che ogni soluzione, anche temporanea, non sarà fondata sulla coazione a ripetere di ciò che si contesta alla criminale organizzazione di provenienza. Come ancora oggi si può pensare di blindare un territorio in nome della gente e poi, solo successivamente, decidere come articolare le istituzioni e farlo, per necessaria urgenza, scimiottando cose di buonsenso di relitta ingegneria politica, in attesa che si compia un destino migliore. Oltre due secoli di crimini contro i governati non sono sufficienti per decidere di cambiare stampo?

      Qui non ci sono illimitate crape però è ovvio, s’intende, che si cominci con quelle sulle quali si potrà contare.

      • No, no caro eridanio. Capisco la preoccupazione e le implicazioni di una lotta sena limiti di mezzi. Ma trattandosi di una lotta tra stato italiano e popolo Veneto, direi che invece delle implicazioni è più utile considerare le probabili conseguenze, che secondo me non potranno mai essere, indipendentemente dai mezzi usati, tragiche quanto il restare nello stato italiano. La pregherei gentilmente, però, di non attribuirmi scopi d altro genere che non siano quelli evidenti: dare il mio contribuito, piccolo, forse inutile, alla comprensione di ciò che c’è da fare per raggiungere l indipendenza del Veneto (intenzione che, le assicuro, contiene la consapevolezza di poter sbagliare). In ogni caso la ringrazio per l interessante commento.

  3. Una lotta “senza limiti di mezzi”? Cioè i mezzi non sarebbero oggettivamente limitati, specialmente quelli finanziari?

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