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L’indipendenza? se solo esce dalla testa di qualcuno diventa reato

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di GIANLUCA MARCHI

In Europa ci suono luoghi, come la Catalogna, dove i partiti indipendentisti, cioè che puntano a staccarsi dalla Spagna, sono la maggioranza assoluta nel Parlamento locale. Ve ne sono altri, vedi la Scozia, dove è stato possibile celebrare un referendum che, se vinto (in realtà è stato perso di poco), avrebbe significato l’uscita di quel Paese dal Regno Unito. E poi c’è l’Italia, dove invece un giornalista è tenuto nel mirino per il solo fatto di aver diretto (e fondato) una testata online che si chiamava L’Indipendenza. Anzi, per dirla tutta, questo fatto rappresenta una sorta di aggravante per mandare costui a processo per il reato di associazione finalizzata al terrorismo.

Mi scusino tutti i lettori, non amo mai fare di me stesso un caso personale, ma stavolta la cosa è utile per riassumere in poche righe il senso dell’inchiesta che la Procura di Brescia fece esplodere contro il mondo indipendentista il 2 aprile del 2014 e che oggi, dopo quasi tre anni, è arrivata all’avvio dell’udienza preliminare, dove un giudice, si presume terzo, dovrà decidere se mandare a processo o prosciogliere le 47 persone coinvolte (fra cui chi scrive), visto che il 48° ha chiesto di sua sponte il rito abbreviato.

L’udienza preliminare proseguirà il 17 marzo, ma quel che qui ci interessa la posizione espressa dalla procura bresciana attraverso il procuratore aggiunto Carlo Nocerino, che stamattina ha chiesto il proscioglimento di 13 degli imputati, mentre ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio per gli altri 34, fra i quali appunto anche il sottoscritto.

Come ha detto bene l’avvocato Renzo Fogliata, uno dei tanti legali che affollavano l’aula, ma forse il più addentro alle tematiche indipendentiste, avendo difeso alcuni dei primi Serenissimi fin dal 1997, “qui a Brescia si processa l’idea di Indipendenza”. Questa e solo questa è la sostanza dell’atteggiamento della Procura bresciana che, nonostante abbia subito una pesante sconfessione dal Tribunale del Riesame, persevera nel voler mandare a processo, e quindi condannare dal suo punto di vista, gli indipendentisti, nonostante nella loro azione non vi sia mai stato alcun atto violento che prefiguri un comportamento eversivo, così come previsto dal codice.

Nocerino (non si tratta del pm che ha condotto l’inchiesta, ormai non più in attività a Brescia) cerca di predicare bene per poi razzolare in altra maniera. Per lui il fatidico “Tanko” ovviamente non era in grado di competere con i mezzi che lo Stato avrebbe schierato in risposta e tuttavia “la storia si fa anche con atti simbolici” (e silenzio sul fatto che lo stesso tanko, secondo la perizia ordinata dal Gip di Rovigo, non possa essere classificato come arma da guerra non essendo stato in grado di rompere un vetro non infrangibile a due metri di distanza). Per il pm sono condivisibili le analisi di criticità sociale condotte dagli indipendentisti, a cominciare dalla eccessiva pressione fiscale, ma resta il valore eversivo dell’Alleanza, l’associazione costituita alcuni di loro. A suo parere solo il regionalismo e il federalismo  rientrano nella dialettica politica, non l’indipendenza che ha una finalità eversiva.

Vivaddio, per Nocerino l’indipendenza può essere un’idea che alberga nella testa di alcuni, ma deve restare un’idea e un principio, quasi per gentile concessione visto che siamo in un paese dove è permessa la libertà di idee. Tuttavia se solo si pensa di intraprendere una qualche azione – anche solo pacifica, si badi bene – per cercare di darle corso, allora si supera il confine e si entra nel campo del tentativo eversivo di sovvertire l’ordine costituito dello stato. Ed ecco che allora si scatena la “giustizia”: la scrivo con la g minuscola e fra virgolette e mi fermo qui. Lasciamo per ora al prossimo futuro altre considerazioni…

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4 COMMENTS

  1. Tu e tutti gli indagati avete la mia solidarietà di uomo e di indipendentista. Non può, uno stato civile, vietare ai cittadini di quello stato di sostenere l’idea di indipendenza di una porzione di quello stato. Io, da sardo che non si sente (anzi, non è ) italiano ho diritto di pensare e di dire che la Sardegna non è Italia e che, per il mio popolo e la mia naziine, voglio la libertà. In bocca al lupo.

  2. I veneti possono fare la differenza.
    Quando si terranno i soldi in tasca e cesseranno di versare , alle date fissate dal governo, le imposte.
    Allora e solo allora le istanze indipendentiste avranno ascolto e futuro.
    Per ora si è solo scherzato.
    Se i veneti sono davvero motivati e decisi hanno solo questa strada, non violenta, di disobbedienza civile.

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