L’ODIO PER L’INDIVIDUO, IL MANTRA MODERNO DELLE IDEE PROGRESSISTE

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di PIETRO AGRIESTI

Innumerevoli filosofie, religioni, mitologie, tradizioni, discipline, sistemi di pensiero, e grandi figure influenti reali e immaginarie, etc… ci hanno dato un messaggio che suonava come: conosci te stesso, cresci, sviluppati, approfondisciti, diventa pienamente ciò che sei.

Un messaggio di crescita personale, attraverso percorsi che potevamo essere ascetici, marziali, intellettuali, religiosi, filosofici, psicanalitici, di meditazione o tutte queste cose assieme. Un messaggio che si può trovare nei contesti e nelle culture più disparate, dai miti dove l’eroe attraverso un lungo viaggio, costellato di prove, impara a comprendere se stesso e il mondo, matura e acquista infine la saggezza, alla letteratura di self help, dallo yoga alle arti marziali, se vogliamo.

Un messaggio per così dire individualista, di “personalizzazione”, di emancipazione, che diceva “tu sei tu” e invitava ad esplorare sé stessi, le proprie capacità e possibilità, la propria complessità, le proprie relazioni con il mondo, la propria mente e il proprio corpo, e a definirsi come persone e come individui. Un messaggio che dava la crescita personale, la forza, l’intelligenza, il coraggio, la generosità, la saggezza, la disciplina, la consapevolezza, etc.. come virtù e obbiettivi che un individuo dovrebbe cercare di perseguire.

Un messaggio che parlava della conquista di sé, e di come si diventa sé stessi, che esaltava la consapevolezza di sé, come via all’emancipazione, come forma di liberazione, come rivoluzione interiore.
E non con l’idea che un individuo debba concepirsi isolato, privo di relazioni, privo di un contesto culturale, o senza una storia. Al contrario, con l’idea che con la tua crescita personale migliorano anche le tue relazioni, il tuo senso di responsabilità, la tua capacità di apprezzare ciò che hai intorno, il tuo apporto alla comunità, il tuo rispetto per gli altri e la tua disponibilità verso di loro.

Spesso negli ultimi due secoli è un messaggio che ha indicato questa via anche come la via alla prosperità, al successo, all’imprenditorialità, alla capacità di definire e raggiungere i propri obbiettivi, di trovare la felicità, di star bene, di far funzionare le proprie relazioni affettive, di riuscire a costruirsi una famiglia.

In tutte le sue sfumature questo è un messaggio individualista, di libertà, di responsabilità e di potere individuali. Per questo è anche un messaggio, per esempio, intrinsecamente anti razzista, visto che il razzismo è una forma di collettivismo.

Oggi abbiamo il progressismo, la critical race theory, etc… che indicano la via opposta.

Tu non sei te stesso, prima lo capisci meglio è: tu sei il colore della tua pelle, tu sei il tuo genere, tu sei la tua classe. È un messaggio di spersonalizzazione e di disindividualizzazione. È un invito a compiere un percorso di rinuncia a sé. In tutte le sue sfumature questo è un messaggio collettivista, antitetico alla libertà, alla responsabilità, alla crescita individuali e in definitiva anche razzista.

È anche un messaggio statalista, in cui diritti e libertà individuali non hanno posto, perché l’individuo stesso, l’idea stessa di persona, singola e unica, e l’idea stessa che questa unicità sia una cosa bella, grande, forte, potente, profonda, piena di potenzialità, sono rifiutati. E se l’individuo e tutto ciò che è individuale non conta – l’identità individuale, il percorso individuale, la crescita individuale, i diritti individuali, la responsabilità individuale, l’iniziativa individuale, etc… – lo statalismo è la logica conseguenza.

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