OGGI È LA GIORNATA IN CUI SI RICORDA L’HOLODOMOR, CRIMINE SOCIALISTA

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di PAOLO L. BERNARDINI

Dal 2006 l’Ucraina commemora il giorno della Memoria delle vittime dell’Holodomor: il genocidio per fame voluto da Stalin per piegare i contadini ucraini (e non solo ucraini) alla collettivizzazione forzata dell’agricoltura. La data è stata fissata il quarto sabato di novembre.

HOLODOMOREsiste nella storia, un mondo contadino mandato a morte. Non dalle carestie, non dalla peste, neppure dalla guerra – a fame peste et bello libera nos Domine, era l’antica prece medievale, sopravvissuta in forma di proverbio – ma da precise politiche di Stato, da scelte omicide ben ponderate e deliberate in Parlamenti e Governi (vedasi anche il Venezuela odierno), volti a liberarsi di popolazione in eccesso, di sottrarre ai poveri, e dunque indifesi, il poco che avevano, come un orribile Superciuk assassino per chi ricorda il fumetto “Alan Ford” – o per liberare spazi da destinarsi ad altri usi, o ancora per ragioni di disarmante stupidità, e crudeltà estrema. Numerosi storici della ex-URSS, del livello di Stephen Wheatcroft già mio collega ad Astana, si occupano di studiare le carestie indotte. Di lui si veda il volume, curato con R. W. Davies , The Years of Hunger: Soviet Agriculture, 1931–33, del 2004. Ma è bene sapere che non solo l’URSS, ma numerosi altri stati fecero ricorso ad esse. La “grande famine” in Francia sotto il Regno di Luigi XIV non fu provocata dallo stato, ma lo stato fece davvero ben poco per porvi rimedio, come una stima, tra 1692 e 1694, di due milioni di morti.

Diversa la storia della carestia indotta, o “Holodomor”, nell’Ucraina sovietica del 1932-1933. Qui furono precise politiche di Stato, volte all’annientamento dei contadini ucraini, a provocare tra i due e gli otto milioni di morti. Sul tema un mio studente, Gianluca Barlusconi, aveva scritto nel 2007/8 un’appassionata tesi triennale.

Pentagora pubblica ha pubblicato in italiano (a cura di Alessandro Achilli, dall’originale ucraino) uno straziante romanzo di Vasyl’ Barka, Il principe giallo. Ora, il romanzo è del 1962, venne tradotto in francese nel 1981, fu alla base della candidatura al Nobel di Barka, e fornì la traccia per il film Holod-33, del 1991, del regista Oles Jančuk. Barka, pseudonimo di Vasyl’ Očeret, nacque a Solonycja in Ucraina nel 1908 e morì negli Stati Uniti nel 2003, paese dove era emigrato, dopo una vita di persecuzioni, a partire dal 1950. Che la prima traduzione italiana dati 2016 la dice lunga.

Un romanzo straziante. In copertina, nell’edizione italiana, una delle statue che ricorda lo Holodomor. Una bambina che tiene in mano cinque spighe di grano. Bastava infatti celare agli ispettori pubblici cinque spighe, per subire le peggiori persecuzioni. Cinque spighe di grano. “Ladri della proprietà socialista”, per cinque spighe, e passati per le armi. La statua si trova a Kiev: Hirka pam’jat’ dytynstva (“L’amara memoria dell’infanzia”), questo il suo nome; perché l’infanzia, che è anche protagonista del romanzo di Barka, fu la più colpita. I “comunisti” non mangiano i bambini. Li condannano semplicemente a morte. Poi può darsi che se ne cibino pure.

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