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Lombardia, il referendum per l’autonomia è assolutamente inutile

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E fu così che la montagna partorì il topolino. La macroregione è ormai relegata nello scantinato insieme alle altre mille improbabili proposte elettorali leghiste di questi ultimi 20 anni (ad altre latitudini dicono “Passate le feste, gabbato lo Santo”, la “lombardizzazione” del detto potrebbe essere “Passate le elezioni, dimenticati gli elettori”), a scorno perpetuo di chi continua a porre fiducia in loro.

Se da un lato la Lega Nord conclude imperterrita il suo percorso di “italianizzazione” (come già denunciammo, soli, declinando l’invito a partecipare al Congresso di elezione del loro attuale Segretario Salvini) promettendo rivoluzioni e sfracelli se governasse lo Stato italiano, si palesa completamente inetta nelle posizioni di concreto potere sia in Lombardia, sia in Veneto, dimostrandosi solo capace di disinnescare la voglia indipendentista che in queste due nazioni d’Europa alberga.

Nel caso dei nostri confinanti veneti ha promesso il referendum solo dietro una “raccolta fondi” (disertata in primis dai promotori del referendum stesso, non versando un € dal loro lauto stipendio), come se i figli di San Marco non pagassero già abbastanza tasse ed imposte.

Nel nostro caso, invece, la concessione di un referendum è arrivata da parte di galantuomini che rappresentano partiti politici denominati “Forza Italia”, “Nuovo Centrodestra” e “Fratelli d’Italia”, dopo un ovvio rimpasto di poltrone.

Chiaramente era assolutamente necessario per i proponenti specificare che l’autonomia risiede saldamente “nel quadro dell’unità nazionale”, per evitare polemiche tra gli alleati prima citati; vengono attualmente omessi gli ambiti in cui questa “autonomia” dovrebbe prendere forma per specificarli in una seduta del Consiglio regionale.

Probabilmente non saranno diversi da quelli già chiesti all’epoca della cosiddetta “devolution”, chiaramente bocciati dal successivo referendum tenuto in tutto lo Stato italiano, ma l’occasione sarà solo quella di continuare l’ennesimo gioco di sponda politico con il Partito Democratico, da sempre insensibile a qualsiasi richiesta territoriale lombarda.

Non crediamo assolutamente che questo referendum serva a “sensibilizzare” i lombardi in materia, perché chi governa la Lombardia dimostra di non fare nulla per aumentare questa presunta sensibilizzazione: non ha promosso nulla che possa rifarsi ad un percorso indipendentista ed identitario, anzi ha approvato un “inno” dal quale qualsiasi lombardo, forse addirittura vergognandosi d’essere tale, ha immediatamente preso le distanze e prossimamente proporrà l’attuale “rubinetto” come bandiera ufficiale di regione Lombardia.

Nei fatti, una Regione che si muove “nel quadro dell’unità nazionale” italiana niente altro può scegliere se una canzonetta raffazzonata alla veloce come inno e un simbolo inventato e scelto da una giunta di democristiani come bandiera, diversamente da tutte le altre libere nazioni d’Europa.

pro Lombardia Indipendenza – www.prolombardia.eu

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1 COMMENT

  1. La richiesta di referendum, come il resto dello stesso, è ovviamente una buffonata.

    Come dimostrato con la recente iniziativa referendaria leghista sulla legge fornero, fallitaglia, in tempi biblici, decide quel che vuole circa la concessione o meno di referenda. Questo poi, sembra solo una richiesta di possibilità che venga forse, in futuro, cotemplata la possibilkità che Lombardia possa tentativamente richiedere un modicum di magiore autonoma. Ma non ci facciano ridere…

    Maroni alla meglio è un buon gestore delle scarsissime risorse economiche che la depredata Lombardia riceve da Rrrroma. Maroni (e credo i vertici della Lega) sanno benissimo che un paese alla canna del gas (ha ragione il ministro geco a dire che falltaglia è a rischio di default) mai e poi mai lascerà che una regione che sgancia oltre 50 mld netti all’anno se ne vada per i fatti proprii. Roma non può permettersi di lasciare neanche un extra 500 mln (altro che miliardi) alla Lombardia, pena la sua bancarotta e rivoluzione da parte di milioni di parassiti del settore pubblico italiota. Finchè i lombardi non saranno adeguatamente informati della portata e implicazioni (negative) del residuo fiscale, non abbiamo speranza che l’istanza secessionista decolli.

    Forse Miglio Verde dovrebbe ad nauseam tambureggiare sul concetto, ricordando le cifre e spiegando e rispiegando cosa (inimmagginabbile) potremmo fare in Lombardia con 50 mld in più all’anno (e analogamente per il Veneto, se non anche Piemonte ed Emilia).

    Aspettando sempre il nostro Bravehart in salsa padana… Sperem

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