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Di maio sa di finanza pubblica quanto i suoi colleghi di scie chimiche

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di MATTEO CORSINI

Sentire Luigi Di Maio, vice presidente della Camera e probabile futuro candidato alla presidenza del Consiglio del M5S, parlare di finanza pubblica, fa rivalutare i suoi colleghi che si occupano di scie chimiche. A suo dire, “L’Europa deve cambiare prima di tutto permettendoci, come Paese, di fare investimenti e cambiare i vincoli di bilancio”.

Nulla di nuovo, per carità. A sostenerlo sono in molti. Dimenticando, però, che i vincoli di bilancio non si possono eliminare, neanche se si ha sovranità piena (chiedere a chi in tasca ha la moneta venezuelana o a chi aveva quella dello Zimbabwe). Non poteva mancare, poi, l’evergreen degli investimenti green: “Siamo un Paese che ha bisogno di investimenti in settori ad alto moltiplicatore, cioè settori che possono portare gettito per lo Stato: nell’energia, nella sicurezza del territorio, abbiamo ancora migliaia di scuole a rischio idrogeologico, abbiamo da recuperare sul piano dell’energia che significa i 13 miliardi di euro che ogni anno diamo ai carbon fossili dobbiamo spostarli gradualmente sulle rinnovabili e per questo abbiamo bisogno di investimenti, di fare deficit per ripagare anche il debito pubblico, che è enorme”.

Fare deficit per ripagare il debito pubblico è un ossimoro. Facendo deficit il debito pubblico aumenta. Probabilmente gli “esperti” di economia a cui si è abbeverato Di Maio sono quelli che propagano l’idea che gli investimenti ad alto moltiplicatore, ancorché finanziati in deficit, portino a un incremento di Pil e di gettito fiscale tali da ripagarsi.

C’è un problema: finora la moltiplicazione ha funzionato solo sul debito, non sul Pil. Magari con loro cambierà tutto, ma mi sembra lecito essere diffidenti.

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