MICA È REGENI! L’HANNO MASSACRATO IN VENEZUELA, QUINDI NESSUNO NE PARLA

FRANCESCOANTONIOdi FABIO CINTOLESI

Chi è questo qua? Questo ragazzo si chiama (anzi, si chiamava) Matteo Di Francescoantonio ed era originario della provincia di Pescara. L’altro giorno è stato ammazzato in Venezuela, brutalmente assassinato, forse per rapina. Per lui nessun servizio sui TG; nessuno striscione con scritto “Verità per Di Francescoantonio”.

Capita che tutti o quasi si dimentichino, se sei il figlio di un fornaio abruzzese e desideravi raggiungere la madre, venezuelana, e il fratello, che vivevano là. Capita se non sei un dottorando della London School of Economics, se non sei politicamente impegnato. Capita se non scrivi per un quotidiano comunista della sinistra radical chic.

Capita se sei un capocantiere che viene rapito in Libia (ma almeno si ricordano di te quando ti ammazzano). Capita se vieni ammazzato in un Paese, il Venezuela, portato ad esempio da tanti giornalisti e politici italiani. Intendiamoci, mi spiace per la fine di Giulio Regeni. Ma il risalto dato alla sua morte, in contrasto con il silenzio per quella di un altro ragazzo italiano in America Latina, mette in luce tutto il classismo e lo strabismo ideologico di quasi tutto il giornalismo italiano.

Perché Matteo è stato dimenticato? Perché non si può dire che nel giro di 10 giorni in Venezuela sono morti assassinati due ragazzi italo-venezuelani, originari dell’Abruzzo. Perché non si può dire che il Venezuela è il paese, dopo l’Honduras, con il più alto tasso di omicidi al mondo: 53,7 ogni 100mila abitanti (negli USA è 3,8, in Italia 0,9).

Perché non si possono mettere in dubbio le conquiste socialiste del grande presidente Chavez e del suo successore Maduro. Perché non si può dire che in Venezuela è vietato ai privati il possesso delle armi. Perché non si può dire che nella patria del socialismo bolivariano la violenza di strada ha provocato l’anno scorso la morte di 28mila persone; più di un guerra.

Perché quando l’ideologia perde il contatto con i fatti, meglio far sparire le notizie non allineate, piuttosto che affrontare la realtà.

Infine, è rimasto inascoltato l’appello della madre di Matteo che aveva chiesto di poter seppellire il figlio in Italia, vicino al padre. Nemmeno i funerali per il giovane abruzzese ucciso con tre colpi di pistola martedì scorso, in Venezuela. La madre di Matteo, potrà riavere il corpo del figlio solo tra 5 anni.

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