MILANO, DOBBIAMO SORBIRCI ANCORA I PIPPONI DEI COMUNISTI

pisapiadi MATTEO CORSINI

“Bisogna fare chiarezza su cosa intendiamo per populismo. Nel nome del populismo in Russia, tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo c’è stato un movimento culturale e politico che si proponeva un miglioramento delle condizioni di vita delle classi più povere. Oggi molti danno a questo termine un significato negativo e dispregiativo, teso a fare far credere come possibili e realizzabili proposte che non si è in grado di realizzare”. Così si è espresso Giuliano Pisapia, già sindaco di Milano, in merito al termine “populismo”. Il “movimento culturale e politico” a cui fa riferimento, che ha portato la Russia a sette decenni di regime comunista, a discapito delle (presunte) buone intenzioni non ha affatto migliorato le condizioni di vita delle classi più povere. Oltretutto comprimendo in misura significativa la libertà individuale.

Ciò nondimeno Pisapia, che non ha mai provato alcuna vergogna nel definirsi comunista, si riferisce a quel “movimento” come se fosse qualcosa che ha nobilitato l’umanità, per lo meno in una parte del mondo.

Ecco, se c’è qualcosa non è mai riuscito a realizzare ciò che, almeno a parole, si proponeva, è proprio il comunismo. E non ci è riuscito sostanzialmente perché era impossibile riuscirci. Oggi la cosa dovrebbe essere chiara a tutti. Evidentemente non è così.

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