MINISTRO PADOAN, NON ROMPA LE BALLE CON LE TASSE: LEI MANCO LE PAGA!

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padoandi LEONARDO FACCO

Verba volant, ma non se ad aprire la bocca è il ministro Padoan. Ieri, davanti agli pseudo-imprenditori del “Terzo settore”, ha colto l’occasione per tornare a parlare di evasione fiscale, giusto per ribadire le stesse corbellerie già dette dai suoi predecessori e sputare odio su chi legittimamente si difende dalle tasse criminali italiane. Ergo, giù improperi “a chi non le paga”.

Ma il signor Carlo Padoan, politico, già mandarino del Fondo Monetario Internazionale, le paga le tasse? La mia idea su chi siano i pagatori di tasse, non coincide esattamente con quella degli statalesi come lui. Eppure, non si tratta di una questione di lana caprina, ma di principi fondamentali per chi – come nel caso del sottoscritto – si reputa intransigente in fatto di libertà. Insomma, chi sono quelli che le gabelle le pagano? Facile: solo ed esclusivamente coloro che producono ricchezza vera, siano essi imprenditori, artigiani, liberi professionisti o lavoratori dipendenti. Come? Perché? Cosa? Ce lo spiega Franz Oppenheimer in “Deer Stat”, quando scrive che esiste una netta contrapposizione “fra i due soli modi di acquisizione della ricchezza: quelli ‘politici’ della violenza-coercizione (la legislazione), della conquista (il voto), della rapina e del saccheggio (le tasse) da una parte e quelli ‘economici’, della produzione e dello scambio dall’altra”. Da qui, si intuisce che lo statale – che non produce altro che disservizi, problemi e spesa pubblica – non paga una cippa di tasse!

H. L. Mencken, rafforza il concetto di cui sopra: “Quando un privato cittadino è derubato, un uomo del tutto rispettabile viene privato dei frutti della sua industria e della sua parsimonia; quando è il governo ad essere derubato, il peggio che possa accadere è che alcune canaglie e fannulloni hanno meno denaro con cui giocare, rispetto a prima. La nozione che essi hanno guadagnato quel denaro non è mai nemmeno presa in considerazione; gli uomini più sensibili la troverebbero ridicola. Essi sono semplicemente dei mascalzoni che, per puro caso di legge, godono di una sorta di diritto, più che dubbio, ad ottenere una parte dei guadagni dei loro simili”. E si badi bene, che tra le gabelle occulte che ci tocca pagare per lorsignori, c’è anche la corruzione, che secondo dati statistici recenti (a mio parere assolutamente bonari e calcolati per difetto) costa circa 170 euro a ciascun abitante, il che significa che a chi le imposte le paga davvero, perché produce ricchezza appunto, grava per il doppio.

Il buon Milton Friedman, oltre dieci anni fa, dichiarò alla stampa nostrana: “L’Italia è molto più libera di quel che voi credete, grazie al mercato nero e all’evasione fiscale. Il mercato nero e l’evasione fiscale hanno salvato il vostro Paese, sottraendo ingenti risorse al controllo delle burocrazie statali”. Antonio Martino, allievo di Friedman, ha tratto le conseguenze del caso: “L’evasore fiscale è il vero patriota”. Te capit Padoan? E Martino è economista come lei.

Carlo Lottieri, nell’analizzare questo artificioso scontro sociale, più volte definito “guerra” dai parassiti, ha sostenuto che “autori come Jean-Baptiste Say, Frédéric Bastiat, Herbert Spencer, Franz Oppenheimer, Albert Jay Nock, Ayn Rand e Murray N. Rothbard (ma un elenco completo sarebbe lunghissimo) hanno sottolineato precisamente il carattere redistributivo dell’azione pubblica, la quale spoglia alcuni gruppi e ne arricchisce altri”. Dacché si deduce che “alcuni gruppi” son quelli che pagano gabelle a carriolate, “altri” sono, per fare un solo esempio, gli assunti in Regione da Raffaele Lombardo per fare i forestali sotto gli alberi di Natale o quelli dell’ATAC di Roma. In vero, il problema non è che l’elenco sia lunghissimo, ma che nelle università di questo paese (vere e proprie madrasse del collettivismo), manco si sa che esistono!

Per tirare le fila di questo ragionamento, non posso che confermare che Padoan quando parla di “evasione e giustizia sociale” manco sa di ciò che parla. Il motivo? Ce lo spiega Hans Hermann Hoppe – autore di “Abbasso la democrazia” – che su questo continuo giochetto mistificatore in merito a chi deve pagare, e che cosa, ha scritto: “A un livello molto astratto, la risposta alla domanda, relativa ai motivi per cui si debba assistere ad un inarrestabile incremento del livello tassazione, è questa: la causa principale si deve rinvenire nel lento, ma drammatico stravolgimento dell’idea di giustizia, che ha avuto luogo in seno all’opinione pubblica”. Giustizia! Quel valore di cui il governo, anzi i governi si riempiono la bocca, ma che finisce sempre, parafrasando il professor Sergio Ricossa, per essere – come la libertà – “la più stuprata delle donne e il suo stupro il più impunito dei delitti”. Il ministro dell’Economia (in dissesto) d’Italia abbia il buon gusto di approfondire Gaetano Salvemini, che non era un mercatista, ma affermava: “Ciascuno stia a casa sua, e ognuno si tenga i propri quattrini e se li spenda come meglio crede”.

Il mio amico Gabriele Caseti, imprenditore infuriato, perbene e di buon senso, in merito a questa faccenda dei pagatori di tasse mi scrisse, in un messaggio privato che tengo nel mio archivio, quanto segue: “In Italia chi paga le tasse viene chiamato evasore, chi se le intasca ‘servitore dello Stato’. In realtà colui che viene chiamato evasore è il servo del ‘servitore dello stato’ e come servo viene trattato. Quando sparisce la marmellata il problema non è chi ha mangiato la marmellata, ma chi ha mancato di riempire il vasetto”. Da questa affermazione si deduce un principio apodittico: “Se tutti pagassero le tasse, Greganti e Frigerio (che un paio di giorni fa hanno patteggiato per le “stecche” prese per l’Expo 2015) avrebbero fottuto molti più soldi.

Spetabile Padoan, sa che ci vuole una faccia di palta mica comune per continuare a chiedere soldi ai contribuenti quando la prima canaglia è lo Stato ladro, che non paga i creditori per legge, che evade miliardi di contributi dei suoi dipendenti, che chiede in anticipo più soldi di quelli che dovrebbe prendere, che fornisce disservizi anziché servizi, che gestisce come un biscazziere le pensioni altrui? Se lo ficchi in quella capoccia da burocrate gabellatore: le tasse sono un furto e non pagarle è solo legittima difesa! Le reitero il concetto in milanese: “Ten giò i man di danée di alter”! E dal nostro conto corrente.

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