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Nelle scuole pubbliche americane vietato usare la parola “redskins”

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indianidi MATTEO CORSINI

Nei giorni scorsi mi è capitato di commentare l’idea di un ministro socialista francese di correggere le favole per adeguarle al politicamente corretto. Ma pare che tutto il mondo sia paese: ho infatti appreso dall’ANSA che la California èil primo stato americano a vietare alle scuole pubbliche di utilizzare il nome ‘Redskins’ per le proprie squadre o mascotte sportive. Il governatore Jerry Brown ha firmato una legge chiamata ‘California Racial Mascots Act’, che a partire dal 2 gennaio 2017 bandisce l’uso del nome, considerato dispregiativo nei confronti dei nativi americani, alla stregua di un insulto razziale.”

Addirittura tre mesi orsono un giudice federale ha ordinato all’ufficio dei marchi e brevetti di cancellare la registrazione dei ‘Washington Redskins’, definendo il nome della squadra di football americano dispregiativo nei confronti dei vietatoparlarenativi americani.

Episodi come questo, tanto ridicoli quanto, ahimè, realmente accaduti, mi fanno tornare alla mente “Vietato Parlare!”, un bel libro di Giorgio Bianco edito da Leonardo Facco nel 2007. Il tempo passa, ma il politicamente corretto, anziché esser finalmente considerato un vero e proprio demenziale attacco alla libertà delle persone, avanza inesorabile. Anzi, chi si ribella e trasgredisce ai canoni del politicamente corretto rischia perfino di incorrere in sanzioni.

Sempre la stessa ANSA riportava la soddisfazione espressa dal Congresso Nazionale degli Indiani d’America, cosa che non deve stupire. Ciò che stupisce è che, in onore al politicamente corretto, la denominazione non sia ancora stata cambiata in Congresso Nazionale dei Nativi d’America.

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1 COMMENT

  1. La madre degli imbecilli è sempre incinta ed in america è particolarmente prolifica.
    Il problema è che gli europei invece che ragionare con la propria testa, come hanno fatto per secoli regalando al mondo una splendida civiltà, ora si mettono a correre dietro alle imbecillità americane. Tralascio le idiozie come chiamare i ciechi “non vedenti” che fanno tanto la gioia dei fautori della neolingua burocratese in Italia ma l’apoteosi è con la parola “negro”.
    Per secoli i popoli di pelle scura sono stati definiti “negri” dal latino “nigro” che vuol dire sia nero che negro. Quindi negro vuol dire nero, si ritrova anche in poesia dove la notte scura viene definita “negra” per l’appunto. Nella seconda guerra mondiale esisteva una nave da guerra americana che si chiamava “nigger”, quindi fino a quella data il problema degli imbecilli e della loro neolingua non si era ancora posto.
    In altre lingue, come il piemontese, il problema non si pone proprio il nero è “nèir” mentre l’africano è “mòro”, in genovese rispettivamente “néigro” e “moo” (con la dieresi sulla seconda o), in inglese “black” e “nigger”.
    Poi un grasso imbecille americano si è svegliato ed ha deciso che nigger era offensivo (chissà quando l’imbecille deciderà che il negro dovrà essere chiamato “diversamente bianco”…..), quindi testi antichi, favole, canzoni, poesie, tutto un bagaglio di cultura e saggezza antica deve essere cambiato perché l’imbecille ha deciso che deve essere adottata l’orwelliana neolingua e negro era di colpo diventato offensivo. Tanto per capirci è un po’ come se uno decidesse che dare del terrone ad uno è offensivo, il termine terrone (che probabilmente deriva da “Terra del Lavoro”) non è offensivo di per sè lo è diventato per il comportamento e l’atteggiamento di chi è tale, terrone per l’appunto.
    Ma il grasso imbecille americano ha un rivale: il fuori forma idiota italiano che decontestualizzando una vicenda linguistica americana ha deciso che faceva “chic” o meglio “cool” copiare gli americani e quindi anche da noi i negri non dovevano più essere tali (a quando il cambiamento nei dizionari latini della parola nigro?) ma diventare improvvisamente “neri”.
    Ricordo brevemente altre belle cose “americane” che si stanno copiando da noi: i grattacieli (orribili specie nei vecchi centri storici europei, il fast food, il cibo uguale dappertutto e l’eliminazione delle cucine regionali, la lingua uguale dappertutto, la cultura, l’abbigliamento uguale dappertutto (così il ciccione imbecille non deve fare sforzi ad imparare altre lingue o altre usanze), la distruzione della famiglia (i genitori a New York, un figlio in Texas e l’altro in California), la riscrittura della storia (è un capitolo lungo da spiegare), i grandi Stati centralizzati fallimentari, i diritti e l’assenza di doveri per qualunque minoranza (quindi se sei un bianco, cristiano, lavoratore, sposato, eterosessuale e con figli devi essere perseguitato e danneggiato in ogni modo), ed infine l’idiozia delle idiozie il “politically correct”.
    Spero che presto ci libereremo di quella che in un libro veniva definita “la prevalenza del cretino”, specie se di importazione….

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