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Nepal, ovvero il socialismo in alta quota. Meno peggio un re!

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di MATTEO CORSINI

Il Nepal, Paese a me molto caro, è diventato repubblica dopo anni di guerra civile che ha posto fine alla monarchia. Dal 2015 è in vigore una costituzione che viene messa da tempo in discussione.
Il Paese ha una struttura federale, ma le capacità amministrative scarseggiano ovunque. Non credo che il problema in sé sia la forma federale, ma oggi sta crescendo il consenso per un ritorno della monarchia e nelle apparizioni pubbliche dell’ex re Gyanendra ci sono folle a seguirlo. Per inciso, si tratta del fratello del re Birendra che fu ucciso assieme ad altri membri della famiglia reale nel 2001, in un episodio che ancora ha elementi non chiari. Fatto sta che Gyanendra, a differenza del fratello defunto, non era amato dalla popolazione nepalese. Ma adesso pare che le cose siano cambiate.
Su un quotidiano nepalese ho letto un commento inintenzionalmente grottesco:
  • “In un Paese come il Nepal, dove gli organi che controllano l’economia di mercato non sono forti, dovrebbe essere introdotta un’economia mista, così come un sistema politico basato su socialismo e pesi e contrappesi. I sistemi importati dall’estero non hanno funzionato in Nepal.”
Ora, da quando è divenuto repubblica, il Nepal è sempre stato governato da coalizioni di partiti variamente comunisti, quindi l’economia di mercato è solamente quella informale. Viene invocato il socialismo, quando solo quello c’è stato da quando è finita la monarchia. Non per dire che il modello federale funzioni, ma tutto si può pensare che sia mancato in Nepal tranne una buona dose di socialismo.
Forse sarebbe hoppeianamente meno peggio il re, per lo meno ci sarebbero meno persone al potere da mantenere.

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