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No al referendum renziano per dire si all’indipendenza lombarda

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lombardia-sventola-10di PAOLO L. BERNARDINI*

Gentilissimi Oratori, Autorità, Signore e Signori, mi scuso per non poter essere presente oggi per motivi di salute a questa importante serata, in un momento epocale per la storia non solo europea, ma mondiale. Tuttavia, affido agli organizzatori, che ringrazio, la lettura di queste mie righe.

Da un certo punto di vista, possiamo domandarci se la vittoria del sì, o la vittoria del no, possano in qualche modo condizionare il futuro della nostra lotta, che per me personalmente si declina in lotta indipendentista, per altri, probabilmente anche tra il pubblico, per lotta autonomista. Ora, se l’autonomia, come molti ritengono, può essere prodromo per l’indipendenza, della Lombardia, del Veneto, di tutte quelle parti d’Italia che Italia veramente non si sentono, molto bene. Se poi ogni regione italiana diventasse “autonoma”, ebbene sarebbe la premessa necessaria, o meglio una delle premesse necessarie, per la costruzione di un’Italia autenticamente federale. Cosa a cui io stesso, e molti qui, guarderebbero naturalmente con simpatia. Su questo parlerò brevemente in chiusura.

In realtà, è d’uopo, all’indomani delle elezioni americane, presentare alcune considerazioni. Innanzi tutto, di carattere generale. L’elezione di Trump, e la Brexit, sono le punte che emergono di iceberg che è ben grande, e che si sta sollevando dalle profondità marine. E’ bene esserne consapevoli. Ora, il referendum per l’indipendenza della Scozia – indipendentemente dall’esito che ha avuto – è stata un’altra cornice dell’iceberg ad emergere. Lo sarà anche il referendum per la Catalogna. In televisione mi hanno fatto orrore, stamane, i soliti giornalisti che elencavano i leader che hanno salutato la vittoria di Trump come “populisti”. La Le Pen, e Salvini tra quelli. Ora, qualcuno che si appelli alla volontà sovrana del popolo è populista? Come coloro che vogliono l’indipendenza del Veneto, sono bollati come “venetisti”. Venetisti, populisti, sono dunque coloro che credono che la sovranità appartenga al popolo? Ma dunque lo è anche la costituzione italiana, un bell’esempio di populismo. Anche se poi la sovranità del popolo – in questo documento talmente contraddittorio da essere tragicamente schizofrenico –viene esercitata nelle forme previste appunto dalla Costituzione, tanto che ad essere sovrana è purtroppo la Costituzione, e non certo il popolo. Teorie lunghissime di americani dolenti, beghine e beghini del politicamente corretto, nei lembi estremi dell’immenso Paese, ovvero sulle due coste oceaniche, soprattutto, sfilano gridando “Questo non è il mio presidente!”.

Bene, allora secedete!

paolobernardiniLa secessione della California riemerge ogni volta che vince un repubblicano, in America. Diano l’esempio, e disgreghino l’unione. Se si è in democrazia, occorre accettarne le regole. Trump è il diavolo in persona? E allora un centinaio di milioni di americani sono seguaci di una setta diabolica, ecco perché Dan Brown vende così tanti libri! Se chi difende il popolo è populista, chi difende l’indipendenza del Veneto “venetista”, “sardista” chi vuole l’indipendenza della Sardegna, ebbene, coloro che si ribellano al cosmopolitismo di quella lunga catena di malfattori che va da Wall Street a Hollywood, in parte almeno, tutti questi finti non-populisti che i popoli ingannano con la propaganda, per poi ridurli meglio, quando par loro, in miseria, ebbene coloro come dovremmo chiamarli? Di queste consorterie sorrette dalla maggior parte degli accademici, i peggiori, dalla maggior parte della stampa, corrotta e menzognera, da star e starlet, registi e attori miliardari ma “amici del popolo”, l’America si è bellamente stufata. E lo ha detto chiaramente. Se poi il New England vuole diventare indipendente, lo diventi, e pensiamo a quanto grande e importante sia il movimento indipendentistico in New Hampshire, con il “Free State Project”. Vedremo. “He is not my President!” Ebbene, rendete la California stato sovrano, e metteteci la Clinton come presidente! Sicuro che qualcuno ve lo impedisca? I moti genuini e massivi dei popoli alla fine non li ferma un pezzo di carta, una Costituzione, che poi presente nel caso americano perfino ambiguità fortissime in questo senso.

Per quel che riguarda il nostro tema, ovviamente, il cuore ci dice di votare NO a questa sciagurata riforma, mal concepita, poco studiata, poco riflettuta. Il cuore, e la ragione? Il cuore e la ragione non sempre vanno d’accordo. Se si accelerasse, come malamente si vuol fare, il processo di accentramento dei poteri, ci sarebbe certo un risparmio nell’erario pubblico, ma si perderebbe quell’importante nucleo di riferimento identitario che sono pur sempre le Regioni. Sappiamo che le Regioni italiane non riflettono davvero la storia italiana, ne sono una cattivissima interpretazione. Il Veneto, ad esempio, dovrebbe ricomprendere nei suoi confini parte del Friuli e parte del Trentino, e così via. Le Regioni hanno un senso molto parziale solo quando sono identificate con “isole”. Sardegna, Sicilia. Il resto è poco aderente alla realtà storica. Ma in ogni caso, le Regioni, mal tollerate dalla Costituzione centralista, entrarono in vigore, furono realmente rese operative, in alcuni casi negli anni Settanta. La Costituzione data primo gennaio 1948. Dal mio punto di vista, il mantenere lo status quo è positivo, solo nella misura in cui le Regioni sono per i cittadini un punto di riferimento ideale, e non per quello che realmente fanno, in gran parte eterodirette da Roma. Mi spiego. Io vedo nella Regione Veneto il nucleo originario di un futuro Veneto indipendente. Come succede per la Generalità catalana. O sarebbe potuto succedere per il Parlamento scozzese. Dietro questo tentativo di riforma, vi è infatti l’idea di ridurre sempre di più il peso delle periferie e delle amministrazioni locali, mentre nelle modifiche del Senato vi è uno strano tentativi di annichilire un parlamento che comunque ha avuto un grande significato nella storia italiana, per tantissimi aspetti, in un sistema bicamerale solo apparentemente imperfetto e “ridondante”.

Il problema è che se anche il NO vincerà, finché non si porrà mano a soluzioni autonomistiche e – mi ripeto – soluzioni che siano in prospettiva pensate per un’autentica indipendenza – prima o poi verrà fuori qualcuno di peso diverso rispetto a quello di Matteo Renzi, in grado di centralizzare viepiù, e prepotentemente, il sistema politico italiano. Sarà la fine di molte libertà, a meno non si accetti la possibilità di un sistema autoritario, molto ridotto nel suo effettivo organico di potere, che possa finalmente abbassare il debito pubblico, rilanciare l’economia, tagliare le tasse. Ma in un sistema complesso come quello italiano è pura utopia. Per sorreggersi, le dittature hanno bisogno di tanti e tali compromessi che poi, dopo l’euforia di ogni loro partenza, Fascismo compreso, deragliano troppo spesso, la Storia insegna, in situazioni o di farsa o di tragedia, o, più, spesso, di tutte le cose insieme.

convegnosaronnoIn ogni caso, quello che è bene sapere è che siamo ad una svolta che potrebbe essere molto favorevole alle nostre idee, di autonomia e di indipendenza rispettivamente, e che, come insegnava Shakespeare o chi ha scritto per lui i suoi capolavori, occorre “catch the tide”, cogliere la marea, prendere l’onda. Per quel che riguarda la Lombardia, in mancanza di un terreno solido immediatamente percepibile, e non ancora costruito, per la piena indipendenza, sarebbe auspicabile che almeno il referendum per l’autonomia avesse luogo. Per quanto riguarda la Sicilia, ad esempio, che ha uno statuto che precede cronologicamente la Costituzione italiana, basterebbe applicare tale statuto alla lettera, e l’isola sarebbe già di fatto indipendente. Questa riforma costituzionale ha tanti limiti, dimostra come l’oligarchia italiana che vuole perpetuare il proprio controllo del potere – “cambiare tutto perché nulla cambi” diceva Tomasi di Lampedusa – è debole proprio perché avrebbe potuto concepire molto meglio un cambiamento così radicale.

Si proceda quindi con il referendum lombardo, e in fretta. E in questo caso vi sarà un nuovo statuto da redigere. Se questa è la strada che porta alla libertà. Presto il referendum passerà come acqua sulle pietre, ma quelle pietre sono le lapidi dei cittadini lombardi, che vedono Milano trasformarsi progressivamente nel Bronx degli anni Settanta, in attesa di un peggioramento ulteriore dell’economia, che è nell’aria. Presto uguale bene. Per l’indipendenza, poi, ci organizzeremo.

GRAZIE PER L’ATTENZIONE.

*Intervento inviato dall’autore al convegno di Saronno

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1 COMMENT

  1. E’ incredibile come molta gente non sappia che la novità più rievante di questo referendum non sarebbe snellire il Senato (sai che robba) quanto centralizzare al max varie competenze regionali… e con esse i flussi erariali che le sostengono – surprise surprise.

    Roma è alla canna del gas e la pressione per acchiappare danee altrui cresce di continuo. Questa pulsione finanziaria è quel che ha fato veramente nascere sta riforma di M.

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