NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM: COTTARELLI ESISTE!

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di COSTANTINO de BLASI

cottarelliQuando il governo Letta presentò il nuovo commissario alla Revisione della Spesa (RS) esultammo. Carlo Cottarelli è un ottimo economista e un profondo conoscitore delle dinamiche di bilancio pubblico. Quando sul web e sulla stampa si favoleggia di elicotteri del Fondo Monetario Internazionale che sinistramente volteggiano sui palazzi della politica romana, si fa inconsapevolmente riferimento a lui; in quegli elicotteri ci sarebbe stato proprio l’economista senese in quanto è stato a capo del Dipartimento per gli affari fiscali. Più di Giarda, troppo vicino alla politica, e più di Giovannini, il cui incarico è durato giusto lo spazio per dichiarare l’impossibilità della commissione di capire a quanto ammonta la spesa per retribuire i parlamentari italiani, Cottarelli ha quello status di commissario super partes che gli avrebbe dovuto consentire di operare finalmente quei tagli necessari all’onnivora macchina della spesa pubblica.

Con il blitz di marzo di Matteo Renzi di Cottarelli si erano perse le tracce. Il (breve) rapporto che aveva stilato sembrava dover restare nei cassetti di palazzo Chigi. Abbiamo più volte in passato sottolineato che la spesa pubblica si taglia con volontà politica e gli esempi di mancata lotta agli sprechi testimoniavano al di là di ogni ragionevole dubbio che era questa volontà politica a mancare. Il primo rapporto Giarda, un’opera colossale di analisi della spesa dall’unità ad oggi, risale al 2010. Da allora né Berlusconi, né Monti, né Letta hanno mai operato tagli che fossero più che residuali. Renzi che si è impegnato a riformare il Paese si è concentrato nei primi mesi del suo mandato quasi esclusivamente sulla riforma elettorale e del senato. Infatti nel Documento di Economia e Finanza alla voce tagli 2014 c’è un fragoroso zero. Di tagli si parla, in verità in modo non proprio trasparente, solo come riduzione della spesa tendenziale; il che vuol dire che la spesa pubblica non si riduce in senso assoluto, infatti aumenta di 33 miliardi, ma si riduce il tendenziale di crescita (di 3,5 miliardi).

I risparmi principali si avranno nel prossimo triennio, con una spesa che dovrebbe (il condizionale è assolutamente d’obbligo) diminuire di 3.6 miliardi nel 2015, di 8.3 nel 2016 e di 11.3 nel 2017.

Finalmente adesso torna sulla scena la commissione Cottarelli. Sergio Rizzo sul Corriere della Sera fa notare come il rapporto era svanito e poi ritrovato.

Il rapporto si concentra su due capitoli, non particolarmente rilevanti in termini quantitativi, ma molto significativi del perverso andamento della spesa pubblica: il finanziamento diretto e indiretto alla politica e il costo della rai.

Dalla revisione e razionalizzazione della spesa per gli enti periferici potrebbero arrivare 630 milioni di risparmio annuo. Altri risparmi si potrebbero ottenere riducendo drasticamente le dotazioni dei gruppi consiliari, oggetto di numerosi scandali e inchieste, già inondati dai denari dei rimborsi elettorali.

Ancor più paradossale la situazione della Rai. Nella tv di stato c’è la più alta concentrazione di dirigenti e funzionari in rapporto alla forza lavoro totale. Grazie allo spoil system gelosamente difeso dalla politica, che per ovvie ragioni ha interesse a piazzare nei ruoli chiave giornalisti amici, il numero di vicedirettori e caporedattori è superiore a quello dei redattori ordinari; insomma più ufficiali che soldati.

I due esempi riportati sono solo una parte del problema della spesa pubblica e, come abbiamo scritto sopra, neanche la più grande. Sono però senza dubbio l’esempio plastico di come sia la politica la principale colpevole di una spesa inutile gigantesca che poi chiede il suo tributo sotto forma di tassazione.

A Carlo Cottarelli possiamo solo augurare che tenga duro e porti a termine il suo lavoro. A noi cittadini invece auguriamo che questo lavoro non finisca a prender polvere come è accaduto in passato.

 

 

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