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O i comuni si tengono i loro soldi, o l’unione europea glieli fregherà

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EUROPA IN CRISIdi FABRIZIO DAL COL

I patti di stabilità sono strumenti di controllo finanziario riservati a tutti gli enti locali? Macché, sono risorse economiche che non si possono spendere in quanto vincolate. Tuttavia, nessuno ancora ha spiegato fino in fondo cosa siano e a cosa dovrebbero servire. Le ragioni? Sconosciute, anzi, ce lo ha chiesto l’Europa senza però far intendere la loro funzione. Più avanti vedremo il perché, ma ora necessita capire come abbiano partorito questa machiavellica soluzione.  

La UE, che a quanto pare non se la passa meglio dei singoli stati nazionali, sta lavorando alacremente per costituirsi in un vero e proprio Stato unitario. Ma non è solo a questo modello a cui lavora, c’è infatti un’altra scuola di pensiero che ha in mente un modello diverso: quello che la vedrebbe su base federale per costituire gli Stati Uniti d’Europa. In ambedue i casi si tratterebbe comunque di atti impopolari e non democratici, e dato che hanno già preferito la via forzosa imponendo fin da subito una moneta unica, è proprio a causa di tale avventata e sbagliata scelta, se oggi non riescono più  procedere per la sua costituzione politica.

La Ue, tuttavia, ha lasciato la libertà agli stati di poter celebrare i referendum popolari, ma lo ha fatto unicamente per mostrare la sua democraticità, e non si è minimamente curata di quello che sarebbe potuto accadere dopo. E’ noto infatti, che in alcuni stati, dove l’esito referendario si era dimostrato nettamente contrario all’adesione europea, i referendum si siano dovuti celebrare più di una volta per ottenere ad ogni costo l’adesione.

In sostanza, la UE ha consentito i referendum consapevole di poterli controllare, ma alcuni stati non hanno ancora aderito alla Ue e altri non li hanno nemmeno celebrati (l’Italia ad esempio).  Tant’è, ma già così la Ue corre il rischio di disintegrarsi, figuriamoci quando si tratterà di adottare, ancora con la via forzosa, la nuova lingua, la giustizia, la difesa, la finanza, l’economia, e così via, fino a costituire una UE politica di cui però ancora non hanno deciso il modello.

Ma torniamo adesso ai patti di stabilità: lo Stato italiano, nella primavera del 2012, aveva già trafugato, attraverso il nuovo meccanismo della Tesoreria unica, le risorse finanziarie che giacevano disponibili nelle casse dei Comuni, che guarda caso, erano già state preventivamente bloccate dal patto di stabilità. Tutto ciò, era servito non solo a rimpinguare le casse dello Stato, ma anche a garantire l’Europa con denari “freschi e immediatamente disponibili” secondo l’impegno sottoscritto nella lettera di Agosto 2011. Oggi, per la prima volta, sta accadendo che Atene è costretta ad imporre agli enti locali il versamento automatico di contanti alla Banca centrale. In sostanza, i patti di stabilità, ovvero le finanze provenienti dalle tasse dei cittadini, ferme nelle casse delle amministrazioni locali e vincolate dai patti di stabilità, ora finiranno inevitabilmente nelle casse della UE per ripianare il suo debito. Quindi, Atene, dopo aver pagato la prima tranche di svariati miliardi di debito dovuti al FMI, ora sarà costretta a macellare i comuni  col prelievo delle loro risorse nei patti di stabilità, e tutto per pagare al FMI la tranche di interessi sul debito maturato.

Quindi, alla luce di ciò, i prestiti della Troika sono sempre  ben tutelati dai denari “freschi” fermi nei patti di stabilità e la ragione per cui sono anni che non si possono sbloccare è solo derivata dal fatto che fungono da garanzia ai creditori della Troika. Quindi, ai PIIGS, di cui anche l’Italia fa parte, converrebbe che gli enti locali andassero avanti con la battaglia di riappropriarsi le loro finanze, altrimenti, il rischio di default di Stato non sarà più solo un rischio ma una cruda realtà.

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