ONETO AVVISAVA, CHE LA LEGA ERA UN PARTITONE DI MODERATI E ITALIONI

Moderati4di GILBERTO ONETO

I vaticanologi sono quelli che interpretano i più piccoli segnali che si colgono nelle segrete stanze per capire cosa succeda davvero dietro alle prese di posizioni ufficiali della Chiesa. Proviamo a fare i legologi per capire cosa si muova dietro all’apparente monolitismo del salvinismo imperante e dei suoi successi mediatici.

Giorni fa Giuseppe Leoni, uno che neppure starnutisce se non glielo dice Bossi o qualche pretone, se l’è presa con lo scarso federalismo del nuovo Segretario federale mettendolo in guardia contro l’eccesso di apertura nei confronti dei “terroni”. Maroni, in un momento di euforia, ha belato che si dovrebbe tornare al “via da Roma”. L’altro ieri Calderoli (un altro che non prende una iniziativa – neppure la più strampalata – senza che ci sia dietro qualche pressione “autorevole”) ha ribadito alla Berghem Fest che «deve essere chiaro che la Lega Nord è una cosa, Noi con Salvini e tutto il resto è un’altra» e ha minacciato di tornare a parlare di secessione se gli alleati meridionali non prendono una posizione precisa contro il progetto di nuovi aiuti a pioggia per il Mezzogiorno.

È triste che si utilizzi quello che dovrebbe essere l’obiettivo primario e più nobile del Movimento (come sancito dal primo articolo dello Statuto) come babau per giochini interni ma questo rientra in un ormai consolidato sgretolamento morale di gran parte della dirigenza leghista. Tralasciamo l’indignazione per capire cosa stia succedendo fra le righe e dietro le pieghe.

A tutti risulta sempre più chiaro che i successi mediatici di Salvini rischino di non trasformarsi in consenso vero e che l’avventura del Noi con Salvini (come si è visto alle amministrative e come si evince dai fatti) non porti vantaggi elettorali  ma solo, forse,  qualche cadrega a patetici riciclati che sono saliti sul Carroccio a sud del Fosso del Chiarone. Tutti questi non hanno un barlume di cultura federalista, non sanno cosa sia l’autonomismo, figuriamoci l’indipendenza o l’autodeterminazione, sono ferventi patrioti aggrappati con affetto e disperazione alla greppia tricolore.  Insomma è un abbraccio mortale che porta solo effimeri vantaggi a qualche furbacchione pelasgico riciclato e che rischia di essere devastante per il Carroccio che butta via un patrimonio di identità e riconoscibilità politica.

poltregaIn questa deriva verso il nulla si collocano le scelte di far diventare riferimenti culturali e ideologici personaggi abborracciati, improbabili, che cavalcano facili slogan senza avere neppure una freguglia  dell’irresponsabile ma entusiasmante sfrontatezza di Bossi e dei leghisti d’antan.

Il rischio è davvero quello di costruire una sbiadita fotocopia delle congreghe dorotee e socialdemocratiche che hanno imperversato per decenni campando sulla pavidità dei moderati e sulla incupente banalità di posizioni roboanti nelle enunciazioni ma inconsistenti come progetto politico. Si fa una grossa insalata di perbenismo, marò, populismo, “prima gli italiani” (che da sempre vengono prima dei padani e che adesso s’incazzano perché trovano qualcuno più furbacchione di loro), difesa del ceto medio e di temi sociali berlusconici; si recuperano personaggi di ambigua provenienza  e di matrice ideologica poco incline al padanismo (ma non era bastato Tremonti?); insomma si trasforma e svilisce un Movimento indipendentista nella versione appena più presentabile  di Forza Italia, senza Dell’Utri e la Minetti.

Qualcuno anche ai piani alti di via Bellerio comincia ad agitarsi. È – c’è da esserne certi – solo il risultato di voglie di ricollocazione, di preoccupazioni poltronare e di ridefinizione di spazi di potere, ma è abbastanza significativo che si utilizzino questi argomenti: segno che il mal di pancia si fa sempre più forte e che potrebbe  disturbare il felice tran-tran di tanti sereni percettori di stipendi.

Il problema c’è ed è grande. Da tempo sul MiglioVerde lo andiamo ripetendo. Bisogna capire se Euro e immigrazione siano legittimi  elementi rafforzativi della lotta indipendentista o se non siano solo le opportunistiche paturnie di un partitone di moderati e di italioni.

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Rubriche ControPotere Gilberto Oneto