INTERVISTA A JAVIER MILEI: IL CAPITALISMO È ETICO, IL SOCIALISMO IMMORALE

di LEONARDO FACCO

Javier Milei, classe 1970 è un economista argentino. Con le sue idee coerentemente liberali (si autodefinisce “un miniarchico a breve termine, un anarco-capitalista a lungo termine”) è diventato una star della televisione ed è assurto alla fama per il suo eloquio spigliato, ma soprattutto per la sua veemenza, la sua eccentricità e una criniera di capelli sbarazzina.

Laureato in Economia, due master, ha scritto una decina di libri, ha giocato al calcio – che ha lasciato per dedicarsi allo studio dell’economia nel 1989, allorquando l’iperinflazione stava divorando il suo paese -, ha fondato una rock band, gli “Everest”, ma ama l’opera, vive nel quartiere Palermo di Buenos Aires, dove ha avuto un infanzia difficile, causa un pessimo rapporto con suo padre. Forse per questo vive con un molosso che considera come un figlio: lo ha chiamato “Conan”, come il barbaro. A cui ne ha aggiunti altri quattro recentemente.

Ha centinaia di migliaia di follower sui social, che adora. L’ho conosciuto scrivendogli un messaggio su uno dei suoi profili, al quale mi ha risposto in meno di tre ore. Da quel momento, è iniziata un’amicizia ed una collaborazione, che spero lo porti in Italia il prossimo anno. Milei dice che fa solo ciò che lo diverte e che non ha paura di nulla, sa essere gentile e simpatico, salvo quando qualche “sinistro” racconta frottole o lo interrompe per dire delle corbellerie. Il suo motto è “Viva la libertad, carajo”!

Quando mi hai detto che hai avuto un’infanzia difficile, cosa intendevi?

Ho avuto un pessimo rapporto con mio padre. Ma tutto quel che mi è successo l’ho usato per crescere, maltrattamenti compresi quando ero piccolo. Vale a dire, invece di rimpiangere e giustificare sé stessi, ritengo che tutte le esperienze negative dovrebbero essere utilizzate per capitalizzarle e andare avanti per essere una persona migliore. Comunque, per dirti: quando frequentavo l’università, al momento dell’esame finale, mio padre faceva di tutto per molestarmi psicologicamente per farmi andare male gli esami. Mi diceva sempre che ero incompetente, che stavo studiando in una facoltà insignificante. Diceva che ero inutile e che sarei stato un fallito. Voleva che reagissi per tagliarmi i viveri e, infatti, quando lo feci smise di pagarmi il college.

Brutta storia, mi dispiace, ma ce l’hai fatta ugualmente.

Grazie a Dio sono riuscito ad impormi su tutte queste situazioni avverse. Quando ho iniziato l’ultimo anno di Università, immaginando una cosa del genere, avevo accumulato denaro per proteggermi da una tale situazione. Ho fatto uno stage presso la Banca Centrale quando ero al quarto anno di università e grazie a questo ho potuto laurearmi. Altrimenti, avrei perso l’anno e sarebbe stato tutto più complicato. Ci sono persone che vivono lamentandosi, giustificando il loro fallimento e io ho preferito, invece di piangere, studiare e leggere. Andavo alla biblioteca della Banca Centrale e mi ci rinchiudevo dentro. La mia risposta è stata: tu mi fai questo? E io studio di più.

La Banca Centrale? Quella che oggi vorresti chiudere?

Beh, sai dopo aver letto 5 volte la “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”, di Keynes ho capito tante cose. Oltre al fatto che ho conosciuto la Scuola Austriaca di Economia, che mi ha aperto gli occhi. E tieni presente che io mi definisco un “economista-matematico”, conosco bene i numeri, so come leggerli, so bene cosa sia e come funziona la macroeconomia e l’econometria.

Insomma, sei una persona per bene, con un vissuto d’una certa durezza, ma gentilissima. Non è che il tuo personaggio televisivo è figlio anche del tuo passato?

No. Hai visto il film “La rosa purpurea del Cairo”? La ragazza si innamora del personaggio e il personaggio esce dal film. Nel mio caso, è come se tu vedessi “La bohème” e all’improvviso ti appare Rodolfo, esci dall’opera e cominci a cambiare vita. Sono una specie di personaggio pucciniano la cui vita è piena di passione. Non riesco a concepire la vita senza passione. Molte volte quello che succede nei dibattiti televisivi è dovuto al fatto che ci sono persone che mentono, fingono miseria. Tutto questo mi esaspera. Quando ti dedichi a guardare i numeri e a studiare e studiare e vedi le conseguenze dannose che questo ha su milioni di esseri umani, ti alzi, ti arrabbi, e se del caso prendi e te ne vai.

Comunque sei assurto alla celebrità, come è arrivato il successo?

Dopo la laurea ho preso un master. Poi ho lavorato in una banca. Poi in un AFJP gestendo fondi pensione. Nel mentre, mi sono preso un altro master. Ho cominciato a scrivere articoli, ma avevo un lavoro come tutti. Finché ad un certo punto ho iniziato a scrivere saggi di divulgazione e ho iniziato a trovarlo divertente. In questo contesto, ho conosciuto Guillermo Francos. Mi racconta del suo progetto Fundación Acordar e lì inizio a coordinare il team economico. Coordinavo il lavoro di 35 economisti con i quali abbiamo elaborato a un programma economico. Poi, quando Daniel Scioli, invece di affrancarsi dal Kirchnerismo, si avvicinò ancor di più a Cristina [Kirchner], quella fondazione cominciò a perdere significato. Infatti, Scioli ha poi creato un’altra fondazione, la DAR, perché ha preferito abbracciare le idee collettiviste piuttosto che le soluzioni liberali. Parte del lavoro che abbiamo fatto è stato rielaborato con Diego Giacomini e Federico Ferrelli Mazza e abbiamo pubblicato un libro intitolato “Política económica ad orologeria”. Quando l’abbiamo pubblicato, abbiamo deciso di portarlo noi stessi su diversi giornali. Siamo andati al quotidiano “Perfil” per incontrare il capo-redattore economico Rodolfo Barros e Diego ha proposto, invece di pubblicare un articolo, di mettere la foto del libro con le firme di noi tre. Piacque e fu un successo. Qualche giorno dopo la pubblicazione, scoppiò la crisi causata dal kirchnerismo.

E a quel punto i media si accorsero di voi…

Esatto! Ci sono persone che mi hanno aiutato molto con i media. Per esempio, Guillermo Nielsen. È stato lui a parlare con la produzione di Mariano Grondona per invitarci. Mi ricordo che quando andammo con Diego da Grondona, avevamo tre libri. Quel giorno il mio nome era l’argomento numero ovunque. Martín Tetaz e Matías Tombolini mi hanno aiutato molto. La grande popolarità arrivò quando andai da Alejandro Fantino e quando andai al programma intitolato “Intratables” (Gli intrattabili, ndr). A quel punto la gente iniziò a seguirmi ovunque. Faccio almeno 30 selfie al giorno con i miei follower, mando sempre messaggi perché mi chiedono di registrare un saluto per loro. Sono passato da una conversazione con 30 ragazzi a 500-1500 persone in auditorium.

E hai creato un personaggio…

No, io non sono un personaggio, io sono fatto proprio così come mi vedete!

Ma non sei così “pazzo” come appari in televisione, anzi…

Prova ad aggredirmi e poi ti faccio vedere.

Ma non è, allora, che per farti dire quel che dici, ovvero per avere le tue puntuali prese di posizione, spiegate con grande rigore scientifico, è necessario aggredirti?

Ah, ah, ah, no assolutamente! Io sono un libertario e credo nel progetto di vita senza restrizione alcuna per gli altri. Se non mi fai niente, io non ti farò niente. Ora, se mi prendi per i fondelli, ti rispondo come so fare io.

E non ti angustia un po’ dover fare certe litigate?

Assolutamente no, io discuto le idee, non le persone.

Ma qualche battibecco però succede, li ho visti.

Non è un problema mio, sono loro che non avendo argomenti si arrampicano sui vetri e cominciano a sparare balle, fallacie ad hominem e io non mi sottraggo allo scontro.

Ho sentito un tizio che ti ha detto: con quella parrucca in testa non dovresti nemmeno parlare. Come gli hai risposto?

Di fronte ad un argomento così stupido che vuoi fare? Ridergli in faccia e dimostrargli che è un subnormale! Se ha usato quell’argomento è perché non c’è con la testa. Ti dà fastidio che porti i capelli lunghi? Ti dà fastidio che usi vestiti gessati? Ti dà fastidio che usi un linguaggio semplice? Non me ne frega niente. Rispondimi sul piano delle idee se sei in grado di farlo! La verità è che le mie idee non riescono a confutarle in nessun dibattito.

Mai?

Mai!

Mi par di capire che i tuoi avversari cercano di farti passare per un economista poco serio.

La tv è zeppa di personcine a modo, molto formali, politicamente corrette, finanche serie ma i loro interventi sono completamente inadeguati. Guardati le mie registrazioni degli ultimi sette anni e dimmi, ti accorgerai che sono sostenuto dai risultati. C’è un serie di video chiamata “Milei in modalità Nostradamus“. Non credo esista alcun economista che possa vantare 3, 4 video tipo quelli.

Cosa ne pensi della necessità di lottare per difendere e diffondere le idee di libertà?

Penso che sia un dovere, perché la cosa più importante è che la società si convinca della bontà delle nostre idee. La battaglia culturale va combattuta, semplicemente perché i risultati, ad oggi, non sono sufficienti. Se non si riesce a far capire alle persone la logica del perché dovrebbero puntare sulle idee di libertà, e non in abbracciando altre politiche, i risultati svaniscono. L’esempio migliore è l’Argentina: la situazione alla fine degli anni Ottanta con l’iperinflazione ha permesso che ci fosse un posto per fare riforme a favore del libero mercato, ma poi quando è arrivata un’altra crisi siamo tornati alle idee che hanno distrutto il paese. E non è solo una questione di risultati. Vale a dire che non bastano i risultati se i socialisti continuano ad arrogarsi la superiorità sul piano morale. In effetti, la discussione non dovrebbe includere solo i risultati, ma anche il dibattito sulla superiorità etica e morale delle idee libertarie.

In cosa consisterebbe la superiorità che tu assegni al libertarismo, quando il socialismo si presenta come una dottrina la cui preoccupazione centrale è il prossimo, all’interno di un quadro sociale, usando lo Stato come scudo per sostenere i più indifesi?

In linea di principio, la semplice proposta di mettere il collettivo al di sopra dell’individuo finisce per massacrare l’individuo. Affermare l’uguaglianza tra noi diversi è un atto che comporta un enorme livello di violenza. Supponiamo che tu sia il governante di una società e che tu voglia che tutti siano ugualmente intelligenti. Insomma, punti a creare un individuo medio e quelli che sono al di sopra della media, ogni volta che hanno un alto pensiero, ricevono una scossa elettrica. Quindi, se i socialisti incontrassero qualcuno con l’intelligenza di Einstein, lo condannerebbero alla sedia elettrica. I valori che professano i socialisti sono incoerenti. Non riescono a capire che anche i collettivi sono fatti di individui che agiscono. Non conoscono l’Azione Umana di Mises. Per progredire bisogna concentrarsi sui valori da un lato e dall’altro. Nei valori morali socialisti si vedono invidia, odio, risentimento, trattamento iniquo della legge, furto e, soprattutto, omicidio. Non bisogna dimenticare che la loro stupida idea è costata la vita a più di cento milioni di esseri umani. Inoltre, si noti che, nonostante tutti i fallimenti del socialismo, non c’è un solo paese in cui è stato applicato in cui la scusa non sia sempre che non è stato applicato bene. Il socialismo si fonda su una falsa teoria economica, la teoria del valore del lavoro, una teoria senza senso.

In sintesi: tra capitalismo e socialismo perché è meglio il primo?

Perché il capitalismo è etico, mentre il socialismo è immorale. Il capitalismo è superiore sia dal punto di vista quantitativo, crea maggiore ricchezza in generale; lo è dal punto di vista etico e morale, perché si fonda su cooperazione, libero scambio e non aggressione dei diritti di proprietà; lo è anche dal punto di vista estetico, basta guardare lo Skyline di New York e confrontarlo con Pyongyang per avere conferma.

Sei forse un genio Javier?

No, non sono un genio. Faccio molto bene il mio lavoro. Sono stato molto fortunato ad incontrare sempre persone molto interessanti. Sono libertario perché sono arrivato fino in fondo su tutto. Non lo sono perché me l’ha detto mio padre. La vita mi ha reso così.

Quando hai cominciato ad interessarti di economia?

A 11 anni, ho deciso che volevo diventare un economista. Nel bel mezzo della crisi cambiaria conosciuta come “Tablita”, contornata da tutti i problemi che c’erano. Persone che stavano molto bene, improvvisamente hanno iniziato a vivere momenti terribili e ricordo che mio padre ne fu colpito.

Il “sogno americano” che ha vissuto tuo padre lo hai interiorizzato in qualche modo?

Tutti possono insegnarti qualcosa nella tua vita. Il problema è cosa si fa con la lezione a cui si assiste. Potrei sempre rinnegare mio padre, dicendo cose spaventose su di lui, ma preferisco ricordarlo come un gran lavoratore, che è riuscito a progredire e superare situazioni molto avverse. Ho fatto di necessità virtù di fronte alle sue aggressioni fisiche, mi hanno insegnato a non aver paura di nulla. E dall’abuso psicologico che ho subito ho imparato a prendere decisioni in situazioni ad alto rischio. Quanto tutti sono sotto pressione, io risolvo il problema. Ho un solo rimpianto, non aver conosciuto mia nonna materna, una donna perbene, figlia di immigrati italiani, rimasta vedova a 14 anni, una gran lottatrice.

E ora stai capitalizzando la fama che hai…

Sì ed è anche molto divertente. Quando sono andato alla Fiera del Libro, la gente ha iniziato a cantare “Oh, Keynes sei un ladro, sei un ladro, sei un ladro, Keynes sei un ladro, Keynes sei un ladro”. Ogni volta che presento il libro “Desenmascarando la mentira Keynesiana” (prossimamente tradotto in italiano, ndr)  io canto insieme al pubblico quel ritornello. Mi diverto molto.

Coi tuoi genitori non parli da anni, con tua sorella invece?

Mia sorella è una persona formidabile! Tra le persone più fantastiche della terra!

Non parli coi tuoi, non hai nipoti, ma sei fidanzato. Come vi siete conosciuti?

Ho conosciuto Daniela, una cantante, grazie ai social, a Instagram. Una mia amica l’ha intervistata. Mi è sempre piaciuta Daniela, da quando è diventata famosa cantando “Endúlzame que soy café”. Ho iniziato a “seguirla” e quando ho iniziato a seguirla ho visto una sua foto e le ho messo un “like”. Lei mi ha mandato un messaggio privato, pensavo scherzasse.

Beh, sono curioso, cosa ti ha scritto nel messaggio?

“Che onore che una persona come te mi metta un like”. Pensavo che mi stesse prendendo per il culo, ma anche se la probabilità che fosse lei era così piccola, l’aspettativa era così alta che ho iniziato a rispondere e così abbiamo iniziato a chiacchierare. Ci siamo scambiati i telefoni e abbiamo fissato un appuntamento. Quando stavamo per fare la prima uscita, mi sono ammalato. Tre ore prima ho dovuto annullare l’incontro. Avevo rilasciato interviste per due giorni di fila. Mi sentivo in colpa. A quel punto, le ho detto che aveva tutto il diritto del mondo di mandarmi a quel paese. Mi ha detto di non preoccuparmi e che ci saremmo visti più avanti. Le ho detto la verità e la verità mi ha sempre ripagato nella vita!

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