LA PORCATA DI FERRAGOSTO: VOTATA LA RESTAURAZIONE CENTRALISTA/STATALISTA

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di GILBERTO ONETO

porcataLe peggiori porcate politiche vengono fatte passare attorno a Ferragosto profittando della generale distrazione. Quest’anno se ne è fatta una davvero grossa: la modifica del Titolo V con la riforma del Senato. Quasi tutti hanno puntato l’attenzione sulla paccottiglia normativa del Senato: nomine o elezioni, immunità, numero degli scranni eccetera. Quasi nessuno si è occupato del ritorno indietro di quarant’anni nella restaurazione centralista e statalista che cancella le Province, scompiglia i Comuni e castra le Regioni. La trovata è stata preceduta da una ben orchestrata campagna di denigrazione e colpevolizzazione degli Enti locali: le Province sono inutili, i Comuni sono troppi ed inefficienti, le Regioni sono covo di malaffare e di spreco di pubblico denaro. Bisogna ammettere che troppi politici ed amministratori locali si siano ben volentieri prestati all’opera di sputtanamento delle autonomie e poco consola che la più parte di loro sgavazzi a sud del Fosso del Chiarone: ci sono stati e ci sono fior fiore di marghiffoni anche nella porzione di penisola che fa parte dell’Europa. È anche secondario dal punto di vista morale – ma sicuramente non contabile – che le ladrate locali siano una goccia rispetto a quelle statali. Nessuno ha rimarcato che la somma – ad esempio – di tutte le spese ingiustificate dei Consigli regionali padani messe assieme neppure si avvicinano ai costi dei palazzi romani (il più importante, in primis), agli stipendi dei satrapi della burocrazia, agli sprechi di ministeri e carrozzoni romani e italiani. Ai consiglieri del Piemonte sono stati contestati rimborsi per 1,2 milioni in quattro anni (comprese le famigerate mutande del Cota), tanto quanto “guadagna” in un anno Mastrapasqua cui non è stata chiesta nessuna restituzione.

La controriforma ferragostana spazza via in un solo momento decenni di defatiganti tentativi di trasformare l’Italia in un paese appena più civile e democratico, e di concedere un briciolo di autonomie alle sue comunità. L’operazione pilotata da Renzi è un agghiacciante concentrato della peggiore italianità, dal più foruncoloso paolottismo di sagrestia alle untuose connivenze con il potere mafioso.  Ci si sono doviziosamente impegnati dorotei, comunisti, socialisti, democristi e i sedicenti liberali del Cavaliere, quelli che per vent’anni hanno spergiurato di essere federalisti e addirittura autonomisti. Hanno contribuito con entusiasmo tutte le declinazioni del terronismo, i più inossidabili patrioti e i pasdaran della solidarietà e della ridistribuzione. Ovviamente.

Se ne sono rimasti lontani i leghisti anche se un bel pezzo di corresponsabilità nelle mancate riforme e nelle occasioni sprecate ce l’hanno pure loro. Spiace soprattutto (ma non è una novità) che a pacioccare con le riforme istituzionali ci sia ancora il Calderoli che è stato eletto sotto il simbolo dell’Albertino e che di belinate ne ha messe assieme un po’ di vagonate: dalla devolution, alla “semplificazione” con roghi, da Lorenzago al “porcellum”, fino alle ultime poco chiare pomiciate politiche con la Finocchiaro, cui manca un Aprile per poter essere frequentata da un vero autonomista. In una intervista dichiara di volersi ritirare a fare il ristoratore: le vocazioni tardive sono spesso le migliori. Preso fuori dalla politica, nella quale il Calderoli ha davvero dato il peggio di sé, l’uomo è anche gioviale e simpatico: il suo locale finirà sulla Guida Michelin. Di sicuro sulla Guida Oro di Veronelli.

Intanto tutti ci ritroviamo al punto di partenza, più vecchi, più scoglionati e purtroppo anche complessivamente (in quanto autonomisti e indipendentisti) meno credibili. Ma coraggio: Miglio diceva che Padania e federalismo arriveranno anche senza di noi e quando meno lo si aspetta perché sono “nella forza delle cose”. Certo, si desse un aiutino….

 

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