PREGI E DIFETTI DELLA GESTIONE SEMI-PRIVATA DELL’ACQUA IN CILE

di JOSÉ CARLOS RODRIGUÉZ Il Cile ha una regolamentazione delle sue acque che lo distingue dal resto dei paesi, con l’arrivo del liberalismo storico, che ha dato razionalità all’apparato statale e ne ha favorito l’estensione. E non fa eccezione il fatto che il Codice Civile del 1857 dichiarò in Cile che “i fiumi e tutte le acque che scorrono attraverso i canali naturali sono beni di uso pubblico nazionale. Da allora la proprietà pubblica dell’acqua non è cambiata. Ma la proprietà pubblica ha sempre coesistito con lo sfruttamento privato di una parte di questo bene. La legge sulle acque del 1908 indica l’esistenza di associazioni private di “canalisti” che estraggono e distribuiscono l’acqua, senza interferenze da parte dello Stato. Il Codice delle Acque del 1951, che mantiene la proprietà pubblica dell’acqua, crea la figura delle sovvenzioni, concessioni pubbliche che consentono lo sfruttamento privato della risorsa. In questo modo, ha sancito un’usanza inveterata. Il Codice delle acque del 1981 è stato di particolare importanza. Con esso,…

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