IL MADURO DI NAPOLI FA IL DURO? MAGARI DIVENTASSERO AUTONOMI

di MATTEO CORSINI

Dando seguito a un proposito dei mesi scorsi, che commentai a inizio settembre del 2018, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha pensato di rilanciare, annunciando l’intenzione di raggiungere la totale autonomia del capoluogo partenopeo.

De Magistris se la prende con il M5S, reo di essersi appiattito sulle posizioni leghiste nella concessione di maggiore autonomia a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

“Nel contratto di governo che cementifica l’alleanza politica tra M5S e Lega vi è l’autonomia differenziata delle Regioni. Sono già d’accordo per concedere soldi e poteri alla Lombardia e al Veneto alle quali si sta unendo anche l’Emilia Romagna a guida PD. Quindi il M5S a Palazzo Chigi e in Parlamento ha già tradito l’onda di quel voto per il cambiamento che portò al trionfo del movimento nel mezzogiorno d’Italia”.

A costo di ripetermi, se a quelle regioni fossero lasciate più risorse non si farebbe altro che sottrargliene di meno rispetto a quanto avviene ora. Quanto al M5S, se il reddito di cittadinanza finirà (sciaguratamente) per essere attuato, a beneficiarne maggiormente saranno i cittadini meridionali. Magari per Masaniello de Magistris non è sufficiente, ma è bene non travisare la realtà.

Lui, però, pensa a risolvere definitivamente i problemi di Napoli, sanando le ingiustizie di cui (a suo dire) è vittima.

“Noi non ci limitiamo a denunciare questa vergogna politica ed istituzionale che conduce, ad esempio, a regionalizzare l’istruzione e realizzare la secessione dei ricchi dando potere assoluto alla politica – e non ai cittadini e alle città – che siede nelle lussuose poltrone delle Regioni beneficiarie. Noi rilanciamo con la sfida dell’autonomia dei popoli. Voi volete l’autonomia differenziata e noi da Napoli chiediamo l’autonomia totale. Siamo l’unica città in Italia che ha adottato la delibera Napoli Città autonoma, resistiamo senza soldi all’attacco del Sistema Politico-Criminale, da soli con l’autodeterminazione della nostra città e del nostro popolo stiamo riscattando Napoli con la cultura ed è in atto una rinascita senza precedenti, a breve entrerà a regime la criptomoneta partenopea, stiamo lavorando per la delibera finale di cancellazione del debito storico illegittimo che deriva da due commissariamenti di Stato, di cui siamo vittime e chiederemo di essere risarciti, il terremoto del 1980 e l’emergenza rifiuti prima che arrivassimo noi a bonificare dai rifiuti materiali e da quelli politici. Ebbene, a questo punto, visto che avete abusato della nostra proverbiale pazienza, faremo, entro quest’anno, un referendum per la totale autonomia della Città di Napoli, avremo così più risorse economiche, meno vincoli finanziari, più ricchezza, più sviluppo, meno disuguaglianze. Successivamente proveremo a realizzare, se lo vorranno anche le altre popolazioni del Sud, un referendum per l’autonomia differenziata dell’intero mezzogiorno d’Italia.”

Come ebbi a osservare a settembre in merito alla cripto moneta partenopea, c’è da dubitare che i napoletani ne saranno entusiasti. Se il sindaco intende distribuirla a pagamento, credo che nessuno la cambierebbe con gli euro. Se, al contrario, fosse distribuita gratuitamente e si potesse utilizzare per pagare i servizi pubblici locali e i tributi comunali, ciò non farebbe altro che, in ultima analisi, aumentare (ulteriormente) il debito pubblico della città. Proprio quello che de Magistris vorrebbe “cancellare”.

A tale proposito quando un debitore stabilisce unilateralmente che non intende riconoscere più un debito, ciò si chiama default. I politici che invocano il default come via alla liberazione dal giogo del debito solitamente non considerano le conseguenze di quanto affermano. Soprattutto quando farneticano di nuove emissioni monetarie che consentirebbero di avere, al tempo stesso “più risorse economiche, meno vincoli finanziari, più ricchezza, più sviluppo, meno disuguaglianze”.

Trovo persino superfluo soffermarmi sulle conseguenze dei default, in particolare nei casi in cui l’intenzione è quella poi di spendere soldi come se non ci fossero limiti. Se fossi sicuro che per de Magistris e successori non ci fosse la possibilità di tornare a battere cassa dai pagatori di tasse non partenopei, non avrei alcuna esitazione a sperare nel successo della sua iniziativa. E magari fosse poi imitato da altri colleghi. Per andare verso “l’autonomia differenziata dell’intero mezzogiorno d’Italia”.

Conclusi quel post di settembre così: “piccoli Maduro crescono sotto il Vesuvio”. Ormai sono adulti, direi.

Print Friendly, PDF & Email
Rubriche Palazzacci