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Qual è l’investimento giusto? quello che fanno i privati coi loro soldi

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investimentidi MATTEO CORSINI

“I tassi di interesse oggi eccezionalmente bassi migliorano lo spazio fiscale dei governi, permettendo un’opportunità unica di fare investimenti in infrastrutture che spingano la domanda, alimentino la crescita e nelle stesso tempo migliorino le finanze pubbliche… occorre scegliere i progetti giusti”. Angel Gurria, segretario generale dell’OCSE, ha declamato la classica ricetta keynesiana: con i tassi di interesse a livelli mai così bassi, chi ha “spazio fiscale” dovrebbe fare investimenti pubblici indebitandosi.

“Spazio fiscale” è la formula utilizzata per indicare quegli Stati che non hanno un debito molto elevato in rapporto al Pil, quanto meno nella percezione di chi quel debito lo compra e, di conseguenza, ne stabilisce il rendimento (costo per lo Stato, ossia per chi in quello Stato paga le tasse). Quello prospettato da Gurria sembra l’Eden: si possono fare investimenti che hanno un valore attuale netto positivo e che, quindi, oltre ad aumentare l’occupazione e il Pil, finiscono per diminuire il rapporto tra debito e Pil.

Bisogna davvero essere ottusi per avere perplessità dinanzi a un tale roseo scenario, è il messaggio implicito. In fin dei conti basta “scegliere i progetti giusti”.

Confesso di appartenere al gruppo degli ottusi, perché la storia degli investimenti “giusti” che si pagano da soli circola ormai da almeno 80 anni, ma evidentemente qualcosa deve essere andato storto il più delle volte. L’evidenza suggerisce che a debito se ne siano fatte tante di cose, ma gli investimenti “giusti” forse non erano poi così giusti. Quanto meno, vi è stata una costante sottostima dei costi e/o sovrastima dei ricavi. E questo volendo escludere comportamenti autenticamente criminali, che pure abbondano quando di mezzo ci sono i denari dei contribuenti.

Il motivo è che, logicamente, quegli investimenti non avrebbero potuto essere “giusti”. In teoria sarebbe stato possibile (e lo sarebbe anche oggi) individuare investimenti che, seppur con una dose ineliminabile di incertezza, avrebbero potuto ripagare se stessi. Ma definire “giusti” tali investimenti non sarebbe corretto, per il (non banale) motivo che una parte più o meno consistente di coloro che ne sopportano oneri e rischi sono obbligati a farlo a prescindere dalla loro volontà. In pratica, poi, buona parte degli investimenti ex ante considerati “giusti”, si sono rivelati errati ex post. Il che, tra le altre cose, ha contribuito a ridurre lo “spazio fiscale” degli Stati. In altri termini, chi ha deciso quali investimenti fossero giusti ha sbagliato, in parte perché è impossibile essere onniscienti, e in parte perché politicamente l’investimento “giusto” è quello che genera il maggior consenso elettorale di breve termine.

Quindi il miglior modo per avere investimenti “giusti” è lasciare che li facciano i privati volontariamente. E perché ciò sia possibile è necessario che gli Stati riducano la loro ingombrante e costosa presenza. Una cosa che non sentirete mai dire dai Gurria di questo mondo, non da ultimo perché verrebbe meno anche la ragione di essere di organizzazioni come l’OCSE.

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2 COMMENTS

  1. Ho sempre chiamato in causa esperti economici ma questi (sono anni che lo dico) sono stati sempre assenti. Non entravano mai in scena: adesso pare che anche a loro interessi la faccenda economica dello stato in cui risiedono. Pero’ ne sarebbero spuntati troppi. Quasi come i funghi aumentando il possibile disorientamento della massa.
    Ce ne bastavano due o tre anche per avere un confronto delle loro idee.
    E’ proprio come col calcio: tutti dirigenti, CT, sti appassionati del pallone.
    Tuttavia se non partono le aziende private (chi e’ mantenuto no puo’ avere un rendimento quanto il PRIVATO).
    Bisognera’ prima o poi metter mano alle differenze che ci sono tra STATO e PRIVATO.
    Per dirne una che dovrebbe far pensare e ragionare: si sa qual e’ la differenza che c’e’ nei pensionati PRIVATI, STATALI e PARA..?
    Ormai la mia diventa un mantra ma io insisto, si sa mai che qualcuno ci voglia mettere il naso e gli occhi aggiungo ancora io.
    Poi lasciando alle spalle quel problema sempre dribblato si puo’ ben considerare il fatto che se e’ il privato ad investire per lo stato e’ tutto guadagnato: e per i posti di occupazione CHE VERSANO, e per il movimento in generale tutto a pro stato appunto perche’ e’ sempre un VERSARE si nelle casse dell’investitore ma molto nelle casse dello stato che si riempiono.
    Mentre lo stato che investe su se stesso mescola la palanca ma non versa nulla: insomma, non crea palanche e non riempie casse ma fa debiti che solo i privati pagheranno.
    Per esempio i pensionati un tempo INPDAP avevano la cassa vuota perche’ il loro non era e non e’ un VERSAMENTO ma un FIGURARE IL VERSAMENTO. Vale a dire NON VERSAVANO e NON VERSANO e NON VERSERANNO MAI UN TUBO.
    La loro cassa adesso e’ la stessa di quelli che hanno versato e continuano a VERSARE… I
    PRIVATI (La furbata dei kompagni e’ unika). Ecc. ecc. ecc..
    Lunga e’ la via stretta pure e’ la foglia, dite la vostra perche’ io ho detto la mia…
    Mi sono forse sbagliato nel mio discorrere..??
    Beh, non sono mica un economista per cui mi perdonerete per la mia ignoranza dimostrata..?
    Grazie per la comprensione e per la pazienza che avete avuto nell’essere arrivati fino a qua.
    Cordiali saluti.
    PS:
    la storia continua…

  2. I keynesiani dovrebbero spiegare come mai i debiti fatti in passato non si siano mai ripagati da soli.
    E come mai nonostante il mondo sia indebitato oltre ogni limite tutta l’economia è inchiodata.

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