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Quegli economisti del “sole” innamorati di spesa pubblica e flessibilità

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italia-repubblica-delle-bananedi MATTEO CORSINI

“Ora, dati i rovesci della congiuntura, Renzi e Padoan devono convincere la Commissione che il target del deficit va spostato dall’1,4% al 2,2-2,3%, che si tradurrebbe in un “abbuono” tra gli 8 e i 10 miliardi. Che, aggiunti, ai risparmi attesi dalle operazioni di spending review (se finalmente si metteranno in pratica a partire dal sacrosanto piano per il taglio delle società partecipate degli enti locali) potrebbero mobilitare risorse per altri 6-7 miliardi”. Il Sole 24Ore, in questo caso tramite Alberto Orioli, sponsorizza da diverso tempo la “flessibilità”, pezzo forte della Renzinomics. Nulla di particolarmente innovativo, né in Italia, né altrove: è la vecchia ricetta keynesiana che consiste nel tentare di gonfiare il Pil facendo più deficit; alle conseguenze ci si penserà poi in futuro. Una ricetta che è sempre piaciuta a chi governa, perché aiuta il consenso elettorale. Se il Pil si gonfia ci si intestano i meriti, se non si gonfia si recrimina sulla flessibilità insufficiente. Se, poi, ci si trova a far fronte alle conseguenze, ce la si prende con chi c’era prima. Se si era al governo anche prima, ce la si prende con la congiuntura internazionale o con i “falchi” tedeschi.

Posto che sarebbe davvero ora che la spesa pubblica fosse tagliata concretamente e non solo nelle intenzioni, sulla richiesta di flessibilità, ossia di fare più deficit, Orioli si spinge a sostenere che la Commissione non dovrebbe avere nulla da eccepire. “Se l’Italia saprà produrre un piano in pochi punti e ben orientato alla leva della crescita, Bruxelles non potrà eccepire nulla. Chi volesse contestare la sostenibilità del debito italiano non potrebbe non considerare che l’Italia vanta (con pochi emuli) un virtuoso avanzo primario in crescita all’1,7% e ha ridotto al minimo storico il costo medio della raccolta del debito sovrano allo 0,57 per cento”. Credo che qualcosa da eccepire ci sia, per lo meno se gli argomenti sono quelli avanzati da Orioli.

Innanzi tutto credo sia bene tenere presente che, ancorché tutti pensino al 2017, se la crescita del Pil nel 2016, come è assai probabile, sarà inferiore all’1.2% ottimisticamente previsto dal Governo ad aprile nel DEF, anche i rapporti deficit/Pil e debito/Pil di quest’anno saranno ben superiori a quanto concordato con la Commissione Ue, il che non rappresenta un buon punto di partenza per chiedere di fare più deficit l’anno prossimo.

Ciò detto, purtroppo l’avanzo primario dell’Italia non è di per sé garanzia di sostenibilità di un debito che viaggia spedito verso i 2.300 miliardi, avvicinandosi più al 135% del Pil che iniziando quella discesa tante volte promessa da Renzi e Padoan. Men che meno farei conto sul recente basso costo della raccolta, che è pesantemente condizionato dalla politica monetaria della BCE e non dalla virtù dei conti pubblici italiani. Non si può certo sostenere che l’abbassamento del costo del debito sia strutturale, il che dovrebbe indurre a non compensare quella riduzione con l’aumento di altre voci di spesa, cosa che invece Renzi sta facendo puntualmente, senza peraltro averne abbastanza, chiedendo quindi altra “flessibilità”. Altro che nulla da eccepire.

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