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Ecco il 61° segnale della ripresa: “servi dello stato”, 6 miliardi di sprechi e truffe

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StopaiLadridi LUIGI CORTINOVIS

Uomini dello Stato, al servizio dello Stato, perché lo Stato siamo noi, perché senza lo Stato come faremmo. Quante volte vi hanno raccontato queste favolette, giusto perché a qualcuno fa comodo far credere che le tasse non sono un furto, ma un obolo necessario ad avere servizi?

Fanfaronate, perché – come sempre – sono i fatti a smentire la retorica. A fine 2014, il Giornale di Sicilia riportava questa notizia: “Dipendenti pubblici corrotti,  quasi sei miliardi di danno erariale”. Ancora: “Oltre 13 mila i lavoratori della pubblica amministrazione indagati anche per sprechi e truffe. Il primato va alla Calabria”.

In pratica, si tratta di sprechi, truffe, consulenze inutili, corruzione e appalti truccati che costano alle casse dello Stato (le nostre) oltre 5 miliardi e 700 milioni di euro. Tutto questo fra il 1° gennaio 2013 e il 30 settembre 2014. Un mirabile lavoro no? I cui risultati vanno poi appianati dai contribuenti, a suon di tasse.

La lista degli sprechi è capeggiata dal settore sanitario, ma c’è di tutto nella relazione della Corte dei Conti. Il Sud è devastante nei numeri, al Nord va un po’ meglio, ma la regola è la stessa e le camarille gongolano. Uno spaccato d’Italia, dove le ruberie insomma sono la regola, la corruzione il mantra, la spintarella un dovere morale, la consulenza una forma di ricatto dei politici per avere voti e consensi. L’Italia è un sistema parassita e criminale che non funziona, anzi funziona solo per loro, dato che depaupera i cittadini e li costringe a pagare tasse pari ai sette decimi di ciò che producono.

Siamo alle solite, “l’unica mano che ti dà lo Stato è quella che mette nelle tue tasche”. E, per la cronaca, non è che cambiando le persone le cose cambieranno. E’ il sistema che è marcio. E’ l’Italia che cambiata, anzi… smantellata.

 

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2 COMMENTS

  1. Bisognava pensarci anche prima però.
    Mentre in altri Paesi c’erano dei freni da noi, “tutti facevano a gara per cercare di vvivere alle spalle dl qualcuno” e i politici in questo hanno sbaragliato tutti.
    Come per evitare le bottiglie per terra ci sono soluzioni semplicissime come quelle del pagamente per il reso del vuoto introdotto in molti paesi, non mi ricordo se in USA o Australia o in che Paese ero che uno mi disse che lì ogni aumento ai politici doveva essere proposto e partiva dalla legislatura seguente ! Quindi bisognave essere rieletti prima !

  2. E che dire, poi, dei cosiddetti “costi della politica”, che, senza dubbio alcuno, costituiscono la causa riassuntiva della maggiore posta di sbilancio dei conti pubblici?

    Sino ad ora, tutte le proposte messe in campo sotto questa voce (abolizione delle Province, diminuzione del numero e dell’emolumento ai parlamentari, auto blu e quant’altro) sono state delle affermazioni di pura demagogia, in quanto relative a voci pressoché ininfluenti, rispetto all’entità del deficit pubblico.

    Il vero problema (che, ovviamente, tutti si sono ben guardati anche solo d’accennare) è costituito dal costo delle prestazioni sociali, sanitarie e dai lavori pubblici che, attraverso espedienti resi assolutamente legali dalla vigente normazione, vengono a costare al contribuente tre o quattro volte il loro reale valore di mercato. E’ così, infatti, che i partiti (di ogni colore e tendenza) riescono a ricavare le risorse economiche che servono loro, per pagare (poco e male) quel consenso elettorale che permette loro una qualsiasi affermazione politica (e come potrebbero fare altrimenti, dato che il cosiddetto “voto d’opinione”, in Italia, raggiunge a malapena il 15%?).

    Questi “costi della politica”, nell’immediato futuro, saranno destinati ad ulteriormente lievitare, nel caso in cui si ritorni al “voto di preferenza”; quest’ultima modalità elettorale si rivela, in assoluto, la più costosa per i partiti che, al fine di manovrare nel senso auspicato dai loro gruppi dirigenti il risultato finale, si vedono costretti all’acquisto in massa dei famosi “pacchetti”, spesso gestiti dalla malavita (che, in tal modo, acquisisce una maggiore rilevanza politica).

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