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Viva l’abolizione della proprietà privata: storia di un’utopia rovinosa

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di GUGLIELMO PIOMBINI «Le leggi che rendono sicura la proprietà rappresentano il più nobile trionfo dell’umanità su se stessa. È questo diritto che ha vinto la naturale avversione al lavoro e dato all’uomo il dominio sulla terra; che ha posto fine alla vita migratoria delle nazioni; che ha generato l’amore per il proprio paese e la cura per la posterità»: quando all’inizio dell’Ottocento il filosofo inglese Jeremy Bentham scriveva queste parole, non faceva altro che esprimere la generale riverenza verso la proprietà della società del suo tempo. Agli occhi degli europei la proprietà privata era “sacra” perché rientrava nell’ordine naturale delle cose, perché era stata consacrata da usi e consuetudini aventi millenni di storia, e perché aveva benedetto il vecchio continente portando ricchezza e prosperità. I viaggiatori dotati di maggior spirito di osservazione si erano infatti accorti da tempo che l’elemento cruciale che distingueva la libera, pluri
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10 COMMENTS

  1. Tra i commenti c’è anche qualche sciocchezza. C’è chi ribadisce che la proprietà sarebbe un furto senza indicare perché o chi commetterebbe il furto e ai danni di chi. Si sostiene che sia stata l’origine delle più grandi tragedie senza citare quali, quando solo i ciechi non vedono la grande vera tragedia provocata dall’applicazione della sua abolizione nelle economie collettivizzate. Il principale ostacolo allo sviluppo della specie, è stato proprio l’atteggiamento ostile alla proprietà che ha invece costituito il principio fondamentale per la conservazione di una specie che senza il diritto proprietario non esisterebbe più da tempo. Le religioni sono state spesso inventate per contrastare una realtà fortemente laica come la proprietà, altro che puntello inventato da non si sa chi. I dispotismi orientali erano basati sulla divinizzazione dei sovrani. Resta un mistero capire quali siano le false e irrazionali teorie che i filosofi avrebbero inventato a favore della proprietà. Quali filosofi, poi? Platone? Plotino? Marsilio Ficino? Hegel? Marx ed Engels? Marcuse o Althusser? Sartre? Ecco una bella serie di esempi empiricamente falsi e irrazionali, visto che le loro idee l’applicazione l’hanno avuta; contrariamente all’ipocrita vulgata degli stolti che affermano non essere stato vero comunismo quello di tutte le realtà che così si sono denominate. La scienza, quella vera, non dà minimamente segni di avversione alla proprietà. Quella finta e pseudovirologica dei nostri giorni, forse sì. Ma è proprio quel mondo a essere costellato da privilegiati che ostacolano la ricerca autentica: nel caso dell’attuale terrorismo mediatico sulle patologie, ciò avviene anche attraverso il mancato uso dei raffronti statistici e delle autopsie. Tutto ciò a opera di coloro che sono al servizio dei potenti e dei nemici della proprietà per ottenere statali prebende, consenso politico e artificiale visibilità. Quella tecnologia che tanto si vuole esaltare, dimenticando certi precedenti luddistici, esiste grazie all’esistenza della proprietà e del suo sia pur parziale utilizzo economico. Il semplice possesso d’uso non potrà mai essere foriero di benessere economico perché la prospettiva umana è quella di poter lasciare ai propri eredi ciò che si possiede. Il possesso di ciò che si è guadagnato con il proprio lavoro non è autentico se ha una prospettiva limitata temporalmente. Senza considerare che questi strumenti di possesso sono stati creati grazie all’istituto della proprietà. Se l’imprenditore mi consegna una vettura di servizio per svolgere il mio lavoro, è chiaro che quella vettura non sarà un giorno di mio figlio. Ma del figlio di chi me l’ha fornita sì. Ed è stata costruita e acquistata grazie all’esistenza della proprietà. La mia abitazione, se non è una alloggio di servizio, è invece giusto che vada un giorno a mio figlio e non al figlio del mio datore di lavoro. Non esistono persone che accumulano beni che non usano; anche se l’uso non è immediato e personale, il suo scopo futuro è quello del trasferimento ai propri eredi di un risparmio. Che strano, poi. Di tutte quelle forme di lavoro basate sulla cosiddetta “nuova economia” avevamo sentito le cose peggiori in quanto inventate dal capitalismo. Ora le si vogliono gabbare come sostitute della proprietà solo perché il locale dove lavoro non è mio e pago l’affitto a qualcuno, quindi non posso trasferire a qualcuno quella proprietà. Ma a contratto scaduto non sarò io a traferire il possesso d’uso, sarò il proprietario del locale. Proprietario, quindi, non ente astratto formatosi senza costruzione giuridica. In mancanza dei proprietari non esisterebbero neanche gli usi e i loro eventuali trasferimenti. Dovrebbe essere un concetto logico ma i nemici della proprietà non hanno mai masticato logica. Preferiscono l’onirismo da “svegli” (si fa per dire), il peggior nemico della scienza autentica. Quella di Galileo, non quella di chi non vuol vedere nel telescopio altrimenti scopre la proprietà privata; altro esempio, quest’ultimo, di come non sia vero che i proprietaristi abbiano bisogno delle religioni per affermare le loro tesi. La dottrina cristiana non ha mai riconosciuto inviolabile la proprietà? Può darsi, non so se sia così; a deciderlo siano gli esegeti. Se la risposta sarà affermativa, vorrà dire che in questo campo tale dottrina è rimasta indietro e questo spiega l’esistenza nel passato di uno stato pontificio. Così come spiega l’esistenza di concordati con le autorità civili e la supina passività ad esse recentemente dimostrata nella rinuncia al libero esercizio del culto in nome di una presunta salvaguardia della salute fisica. Quella di Bertinotti non è certo una svolta liberale. I cortigiani usano quel termine per definire il contrario del liberalismo e Bertinotti, in stile neolingua orwelliana, non è da meno. Il primo nemico del cattolicesimo liberale è proprio l’antirosminiano e antisturziano Bergoglio. Le religioni ultramistiche e ultratrametafisiche, come il marxismo e il dossettianesimo, sono state inventate allo scopo di contrastare l’idea di proprietà e non certo per valorizzarne la sua difesa. Basterebbe studiare la storia ma agli intellettuali tale esercizio mentale non serve.

  2. Su chè la proprietà pubblica sia proprietà privata della nomenklatura non ci piove. Sempre quando questi se ne impossessano si guardano bene dal dirlo ed affermano di farlo per il bene generale. Papa Francesco è uno di questi, cosa vi aspettate.

  3. La proprietà privata è un furto, è stata l’origine e la causa di tutte le più grandi tragedie ed ha costituito il principale ostacolo allo sviluppo della specie umana, per la sua difesa si sono inventate le religioni, i filosofi l’hanno puntellata di false e irrazionali teorie. La scienza, sempre avversata dai privilegiati e dai sapienti al loro servizio, sembra essere quello che ci potrà liberare da questo millenario errore. Il software open-source, la share economy, il leasing, ecc. marciano in questa direzione, l’individuo avrà il possesso d’uso dei beni che gli servono per vivere possesso d’uso che si sarà guadagnato con il suo lavoro, non accumulerà beni che non usa, trasferirà ad altri solo il possesso d’uso e non la proprietà.

  4. Però , in Italia , ci sono state delle importanti correzioni.
    Secondo il terro-catto-marxismo “la proprietà è un furto” solo se ci si riferisce agli “altri”.

  5. Quando in una costituzione si subordina la proprietà privata a scopi sociali, significa che la proprietà privata è una riserva di caccia per lo stato.
    In italia è così.
    Rousseau ha qualche colpa in merito.

  6. Condivido al 100% l’articolo di Guglielmo Piombini che riassume in poche cartelle una questione storica e dottrinale nata oltre due mila anni fa (se si tiene conto delle idee comuniste già presenti nel pensiero classico greco). Mi preme però far presente che a decidere la questione della legittimità o meno, dal punto di vista libertario, dell’abolizione della proprietà privata, non sono gli aspetti economici, ma quelli propri della libertà degli individui.
    Mentre il comunismo marxista e sovietico (cioè non come racconto utopistico, ma come partito e regime), impone l’abolizione della proprietà privata a tutti e quindi toglie a tutti la libertà, il sistema capitalistico di mercato non la toglie, ma permette, a chi volesse vivere da comunista, di farlo, a proprie spese (in Italia, ad esempio, esiste da decenni la comunità di Nomadelfia che pratica un comunismo di ispirazione evangelica, in cui i circa mille membri che la compongono rinunciano ad ogni proprietà privata).
    I libertari permettono ai comunisti di vivere da comunisti, se vogliono, associandosi e organizzandosi secondo le loro scelte. Mentre i comunisti non permettono ai libertari altrettanta libertà.
    In ciò sta soprattutto la superiorità della filosofia libertaria. Prima ancora del maggiore ed evidente successo del capitalismo, della proprietà privata e del mercato, sul piano economico e di sviluppo del benessere, rispetto alle società comuniste.

    • condivido appieno quanto ha scritto Luciano Aguzzi.E ho dato per scontato il fatto che una societa’ basata sui diritti di propieta’ e’ una societa’ libera. Tuttavia alla fine non si puo’ eludere il fatto che una societa’ che abolisce i diritti di proprieta’ oltre al fatto fondamentale di eliminare la liberta’ delle persone , ha sempre come effetto collaterale quello di provocare sempre la poverta’.

  7. E’ sintomatico del grado di confusione che regna sull’argomento, la “conversione” liberale di fausto Bertinotti, il quale indica Papa Francesco come epigono della nuova sua svolta liberale!!!

  8. Piombini e’ come sempre eccellente per rendere semplici problemi difficili.
    In un mondo di scarsità eliminare la proprieta’ privata ha avuto nella storia sempre l’esito di produrre ulteriore scarsità di beni e servizi. Purtroppo Papa Francesco non riesce a capire che senza proprieta’ privata il mondo
    e’ destinato ad andare incontro alla fame. Quella stessa fame che Papa francesco cerca di combattere e che non e’ possibile vincere senza la proprieta’ privata.

  9. Come sempre Piombini illustra chiaramente e con intelligenza i misfatti prodotti dal rifiuto della proprietà privata,come valore morale.
    La proprietà é un dono divino;pare che papa Francesco abbia qualche dubbio.

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