martedì, Agosto 9, 2022
23.9 C
Milano

Fondatori: Gilberto Oneto, Leonardo Facco, Gianluca Marchi

Quelli del grinzane cavour, ovvero i moralisti sinistri d’italia

Da leggere

chiamparino_bresso_busdi ROMANO BRACALINI

Tartufi e conti, tutti rigorosamente in nero. Dentro c’è tutto il conformismo e cinismo italico ammantato di bonomia e di morale. Tutti alla greppia del Grinzane Cavour che da premio letterario s’è trasformato in una cooperativa di consumo. Dispensava tartufi per cene importanti e compensi in nero per eventi commissionati a autori di riguardo. Tra i più assidui a  sollecitare la paga Corrado Augias, capelli inutilmente bianchi, che dovrebbero essere indizio di saggezza e serietà, già colto in flagranza di reato per plagio continuato d’autore. Il plagio è un reato penale ma Augias l’ha sempre fatta franca. Augias era categorico: compensi in nero “altrimenti la posta viene quadruplicata”.

Il verminaio è esploso all’improvviso, dopo anni di allegra amministrazione e dopo che il presidente del Premio Giuliano Soria è stato condannato per distrazione di fondi pubblici. Un altro allegro caso italiano; né meraviglia che un Premio piemontese, che reca impresso il nome prestigioso di Cavour, a sottolinearne il carattere fieramente subalpino, si sia adattato al sistema romano di satrapie e raggiri. Col tempo non il Piemonte ha impresso il suo carattere di austerità e onestà al paese, che aveva messo insieme con lo spago, ma è stato il Piemonte che ha dovuto soccombere ai modi d’una capitale ladrona e levantina. Il Grinzane Cavour non ha evitato questa medesima disgrazia di diventare più romano che piemontese; del resto presidente della Giuria per otto anni è stato Eziuccio Mauro, “piemontese” del tacco, già direttore della Stampa ed ora di Repubblica che ospita una rubrica di Augias e non ha fatto una piega quando Augias venne accusato di plagio ed ora ne ha prese ugualmente le difese rigettando le accuse del Soria come un gesto di ritorsione e di vendetta.

Ma le circostanze denunciate da Soria sono documentate e reali. Ci sono i testimoni perché Soria ha voluto documentare le avidità di Augias e compagni. Naturalmente Augias ha minacciato sfracelli e querele, ma sono cose che si dicono. Giornalisti, intellettuali, attori, politici e anche un magistrato. Tutti rigorosamente de sinistra; ed è per questo che è scattata la congiura del silenzio. Non solo la Repubblica ma anche la Stampa e il Corriere della Sera hanno messo la mordacchia alle notizie sul verminaio del Grinzane Cavour. Augias ha anche una rubrica su Raitre e anche da quella banda silenzio assoluto.

Tra i politici troviamo Chiamparino, faccia da metallurgico Fiat, e madamin Bresso chiusi in un impenetrabile e forse imbarazzato silenzio. La politica, si sa, è gestione degli affari anche propri, e Chiamparino e Bresso non si sono sottratti al primo dovere del politico. C’è Alain Elkann, noto alle cronache per meriti Fiat (ha sposato la figlia dell’avvocato), autore di romanzi a sua insaputa, che faceva viaggi di lusso con la consorte a spese del Premio; c’è tale Gianni Oliva, autore di libri di storia, che quando dava cene importanti chiedeva a Soria di procurargli i tartufi. Anch’egli infaticabile viaggiatore a spese altrui. Quando mi sono accorto che nella mia biblioteca c’erano due libri di questo autore (uomo del PD torinese), mandati in omaggio dalla Mondadori, e non certo comprati da me, mi sono affrettato a rimuoverli e a buttarli nella spazzatura.

L’attore Giancarlo Giannini, anch’egli della partita, ha fatto finta di non ricordare e ha confuso Soria con Sorel poi ritrovando la memoria ha detto che se questo signore insiste lui querela. Varrà a qualcosa il mio sdegno? L’Italia è questa, non ce n’è un’altra migliore: è l’Italia degli Augias, dei Giannini e degli Oliva. Il Premio Grinzane Cavour è solo un altro mosaico di abiezione e di vergogna. Non succederà nulla e gli italiani dimenticano presto. L’embargo sulle notizie di stampa e ordine dei giornalisti assicureranno l’impunità dei rei. Augias, la pajata.

- Advertisement -

Correlati

1 COMMENT

  1. I cosiddetti “radical chic” si dividono in due categorie:
    1.-Gli artisti ( sopratutto pseudo tali) che per far vedere che sono per il cosiddetto progresso si dichiarano di sinistra spesso non conoscendo neppure il contenuto filosofico.
    2.-I ricconi che nella paura di sentirsi dire “dagli al cane” votano a sinistra ( vedi addirittura la tessera n.1 del PD) laonde per cui fanno i loro comodi,”fatturano” in vistoso nero , esportano denaro a gogo.
    Questo dagli anni ’50 nei quali i sinistri hanno accumuto i loro gruzzoletti in Svizzera.

    Vedrete quanto prima uno dei grandi vantaggi che conseguono : i puritani giudici italioti si voltano dall’altra parte.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

- Advertisement -

Articoli recenti