REFERENDUM VENETO, LA SOLA SPERANZA IMMEDIATA PER GLI INDIPENDENTISTI

di GIANLUCA MARCHI

referendum veneto schedaIl 24 giugno scorso il Bollettino ufficiale della Regione Veneto ha pubblicato il testo della legge 342, approvata alcuni giorni prima dal Consiglio regionale con voto a maggioranza. Per chi ancora non lo sapesse quella legge prevede l’indizione del referendum consultivo per l’indipendenza del Veneto. Da quella data – il 24 giugno appunto – sono scattati i 30 giorni di tempo che la normativa assegna alla Giunta e al governatore Luca Zaia per fissare la data della consultazione. I tempi stringono, dunque, e vedremo se i vertici regionali vorranno rispettare l’indicazione oppure prendersela comoda con la complicità delle ferie estive.

Nel frattempo i gruppi indipendentisti che più si sono battuti per l’approvazione del pdl – Indipendenza Veneta e Prima il Veneto. Fra tutti – hanno assicurato che non andranno in vacanza, ma continueranno a tallonare Zaia e la Giunta affinché adempiano a quanto stabilito dall’assemblea consiliare. Inoltre chiedono che venga aperto il conto corrente in cui possano essere raccolte le donazioni dei privati, affinché il referendum venga in un certo senso “autofinanziato”, in quanto uno dei punti sui quali si temono le maggiori contestazioni legali è proprio la questione delle spese da sostenere (qualcuno ipotizza 20 milioni di euro per indire la consultazione). Siccome l’uscita di un territorio dallo Stato italiano non è prevista dalla Costituzione, è chiaro che il potere romano, per impaurire le istituzioni venete, comincerà col minacciare di far ricadere il costo economico sui singoli responsabili, vale a dire i consiglieri regionali che hanno approvato la legge istitutiva. L’apertura di questo conto aperto sarebbe inoltre una cartina di tornasole della volontà del popolo veneto (quantomeno della sua maggioranza) di andare fino in fondo, visto che nei mesi scorsi si è sempre raccontato della disponibilità di molti imprenditori locali di intervenire cospicuamente a sostenere la causa.

Questi sono gli aspetti pratici. Se posso esprimere il mio parere, penso che sarebbe opportuno abbinare il referendum alle elezioni regionali del 2015, sia per abbattere i costi sia per avere la sicurezza di avere garantita un’affluenza alle urne che non lascerebbe poi dubbi sull’esito della consultazione, qualunque esso dovesse essere.

Veniamo ora a qualche considerazione politica. A mio modo di vedere la celebrazione del referendum Veneto – anche se consultivo, ma quando un popolo si esprime, il suo parere diventa sostanza – rappresenta l’unica possibilità che gli indipendentisti (singole persone o movimenti che siano) hanno a breve per sperare di innescare un effetto domino capace di trascinare nella battaglia per l’autodeterminazione anche altre realtà, a cominciare dalla Lombardia, un gigante politicamente dai piedi di argilla che sembra dormire sonni più pesanti oggi, con una Regione a trazione leghista, rispetto addirittura all’era formigoniana. Si dirà: ma anche il Veneto è a guida leghista, e allora che cosa si può sperare? Vero, ma lì siamo già in presenza di una legge approvata e di un governatore, Zaia appunto, che non ha mai nascosto di essere favorevole al referendum. Adesso, però, il presidente è chiamato a passare dalle parole ai fatti, abbattendo anche gli eventuali ostacoli che potrebbero sorgere all’interno del suo stesso movimento. Formalmente il Carroccio si è sempre schierato dalla parte di dare la parola ai cittadini veneti, ma l’evoluzione che il segretario Matteo Salvini ha impresso dalla campagna elettorale per le europee in avanti, caratterizzata da evidenti venature nazionaliste e stataliste, potrebbe non essere non più in sintonia col fatto che una regione come il Veneto vuole costituirsi come Repubblica sovrana e indipendente. Al riguardo sarà indicativo quel che uscirà dal prossimo congresso, la cui celebrazione è prevista a Padova il 20 luglio prossimo.

Comunque vadano le cose interne, resto convinto che Luca Zaia, se vuole passare alla storia e farsi rieleggere governatore nel 2015 quasi per “acclamazione”, dovrebbe abbracciare la causa indipendentista senza più traccheggiamenti e timidezze, magari dettati dalla ragion politica. Il fatto che il Consiglio regionale abbia approvato, contestualmente, il pdl 392 che dà mandato al presidente di andare a Roma a contrattare un maggiore grado di autonomia potrebbe essere solo un pericoloso diversivo sulla strada del vero referendum.

Per finire: qualcuno sosterrà che tutto questo insistere sul referendum consultivo  è inutile perché il popolo veneto si è già espresso chiaramente attraverso il plebiscito virtuale del marzo scorso e che, quindi, il Veneto ha già deciso di essere indipendente. Altro non serve. Purtroppo pensarla così è come credere alle favole. A parte i dubbi sui dati di quella consultazione – alimentati dal fatto che, a mesi di distanza, le famose certificazioni annunciate non risultano pervenute -, continuo a ribadire quanto ho già sostenuto in altre sedi: quello è stato uno straordinario strumento politico che ha accelerato il dibattito sul tema e ha contribuito ad arrivare all’approvazione della 342. Ma è inutile intestardirsi a spacciare quella prova come un voto dotato di tutti i crismi della legalità. Ora è il caso di guardare ai prossimi passi e verificare l’effettiva volontà dei vertici istituzionali veneti di dar corso a quanto deciso dal Consiglio, oltre che la loro dotazione di palle per reggere l’inevitabile controffensiva che verrà dallo Stato italico che si appresta di certo a impugnare la legge del referendum davanti alla Consulta (il che allungherà comunque i tempi per l’eventuale celebrazione).

 

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