RIFORMARE LO STATO UNITARIO, ALTRO CHE AGGIUSTARE LE SUE ISTITUZIONI

di FABRIZIO DAL COL

stato unitarioNon c’è proprio niente da fare, chiacchierano di riforme e non hanno la più pallida idea di quale possa essere veramente la “madre “ di tutte le riforme. Insomma,  facciamola  breve : non vogliono capire che è l’intero Stato unitario italiano a dover essere trasformato in un moderno Stato federale, mentre invece preferiscono  trastullarsi sulle riformette tecnicistiche e di poco conto, anzi, guardano in modo morboso di evitare possibili conflitti con gli istituti di credito. In altre parole, credono di rimettere in moto l’Italia con la competitività, che sarebbe anche corretto, ma sarebbe stato possibile se l’Italia dal dopoguerra ad oggi avesse però trasformato in federale il suo assetto di Stato Unitario.

Cerchiamo allora di capire i motivi di questa frenesia sull’approvazione fin troppo frettolosa delle riforme, che non sono riforme, bensì delle modifiche costituzionali inutili, vuote nella sostanza, e costose per il cittadino, ma forse utili per gli interessi di carattere partitico e politico. Il premier, nel suo intervento dopo l’insediamento, aveva sostenuto la necessità di garantire trasparenza e volontà politica, e si era anche reso disponibile, a fare vere e forti riforme insieme a chi avesse steso proposte interessanti e per il bene del Paese. Ma come stiamo vedendo in questi giorni? Dalle parole non si è passati ai fatti, che invece, stanno lì impietosi a denunciare l’esatto contrario di ciò che il premier aveva garantito con l’intervento dell’insediamento. In sostanza, il verbo del governo si è col tempo trasformato in una sorta di diktat continuo, che è si molto forte dal punto di vista mediatico, ma è anche necessario a far passare in cavalleria le balle fin qui prodotte in quantità industriale, e che ora  permette anche di utilizzare un concetto alternativo in voga:  “non c’è margine di discussione, questa è la riforma, bene se vi sta bene, altrimenti fatti vostri”.

Ma torniamo ai motivi di cui sopra. Dovendo comunque chiarire meglio questa riforma, la Commissione Affari Costituzionali ha pensato di peggiorarla ulteriorment : scudo contro intercettazioni e arresti esteso anche ai senatori non eletti, possibilità per il governo di indicare quali disegni di legge approvare per primi, ghigliottina costituzionale, firme quintuplicate per le leggi di iniziativa popolare e aumentate del 60% per i referendum abrogativi. Una serie di provvedimenti, che molto probabilmente sono stati anticipatamente studiati in camera caritatis, e che aggiunti all’Italicum, anzi, alla copia del Porcellum, rende evidente il piano proposto a suo tempo da Berlusconi. Ecco cosa scriveva Giovanni Sartori sul Corriere della Sera il 16 aprile 2009 : “Le riforme costituzionali che caldeggia sono tutte intese a depotenziare e fagocitare i contropoteri che lo intralciano. Ma vuole davvero diventare un dittatore? Qui dobbiamo rispondere a naso, a fiuto. A mio fiuto… interessa semplicemente fare quello che vuole. Si ritiene bravissimo ed è a questo titolo che pretende mano libera, e mal sopporta chi lo frena. Però è vero che la sua megalomania sta crescendo”. Sembra scritto oggi per l’attuale Presidente del Consiglio, mentre invece, sono parole appunto parole di Sartori nel suo articolo dal titolo “il sultano democratico” (leggi). Le riforme di Renzi ? Servono a vincere le elezioni anche con un solo quarto dei voti validi e una serie di piccoli partiti, che siano a rischio sbarramento, ma utili a far superare alla coalizione la soglia che garantisce il premio di maggioranza. Quindi, basta Montecitorio, unica Camera con funzioni legislative ordinarie, e si governa senza intralci.

Se si andasse a votare domani, il prossimo governo gestirebbe monarchicamente la maggioranza alla Camera, perché le liste bloccate sono quelle che  da un lato riciclano il vecchiume politico e garantiscono gli scranni ai soliti noti, e dall’altro continuano a far designare  dalle segreterie di partito gli uomini da far sedere in Parlamento. Ecco che si potrà finalmente imporre quali leggi approvare “in 60 giorni”, in sostanza, come prevedeva il piano di rinascita del “venerabile“, l’opposizione dovrebbe essere solo di facciata.

 

 

Print Friendly, PDF & Email
Rubriche PensieroLibero