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Scozia, record di iscritti al referendum per l’indipendenza, ma…

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Supporters of Scottish independence take part in a rally in Edinburghdi FRANCO CAGLIANI

Oggi, l’Huffigton Post ha persino rilanciato una notizia secondo cui il mostro di Lockness lascerebbe la Scozia in caso di indipendenza“. Un giorno sì e l’altro anche piovono notizie su disastri economici in caso di indipendenza scozzese e fuga di banche. Il valore della sterlina, non certo per ragioni economiche ma per via di qualche speculatore, sta scendendo.

E i sondaggi? Se solo qualche giorno fa gli indipendentisti erano passati in testa, oggi, arrivano notizie di segno avverso e le rilanciano le agenzie, anche in Italia. Gli unionisti aumentano il loro vantaggio sui secessionisti in un sondaggio sulle intenzioni di voto per il referendum scozzese del 18 settembre. Secondo la rilevazione di Survation, il fronte del ‘no’ è al 47%, mentre il ‘sì’ segue al 40,8%, con il 12% di indecisi. Se questi ultimi vengono esclusi, gli unionisti salgono al 54% e i pro indipendenza al 46%. Il 40% degli intervistati teme condizioni economiche più svantaggiose in caso di secessione.

E’ in corso nelle vie di Edimburgo una marcia degli orangisti, gli unionisti più radicali, che si oppongono al referendum contro l’indipendenza scozzese. Secondo gli organizzatori, sono scesi nelle strade oltre 10mila manifestanti in un corteo che non viene sostenuto dalla campagna del ‘no’. Si teme infatti che la manifestazione, alla quale hanno preso parte anche gli orangisti dell’Irlanda del Nord, possa spaventare i molti cattolici scozzesi che sono ancora indecisi sul voto per il referendum. Il leader dell’Orange Order Edward Stevenson ha dichiarato che questa è ”una grandiosa celebrazione e una splendida espressione del nostro orgoglio britannico”

Salmond, se vinciamo saremo ‘generosi con tutti’ ‘‘In caso di vittoria del ‘sì’ saremo generosi con tutti”. Lo ha dichiarato il primo ministro scozzese, Alex Salmond, aggiungendo che sarà un giorno di ”festeggiamenti”. Il leader nazionalista ha così voluto chiudere la polemica sorta dopo che un ex dirigente del suo partito Snp, Jim Sillars, aveva SALMONDparlato di ”resa dei conti” in caso di vittoria degli indipendentisti contro le banche e i grandi gruppi che si sono schierati contro l’indipendenza. Era arrivato anche a minacciare una nazionalizzazione completa o parziale per i pozzi petroliferi del colosso Bp. ”Jim stava semplicemente cercando di esprimere la sua rabbia, percepita da molte persone, sulle rivelazioni secondo cui alcune dichiarazioni delle catene di supermercati (contro l’indipendenza, ndr) sono state orchestrate dal premier David Cameron in persona”. ”Dobbiamo essere superiori a queste tattiche sottobanco dei tory e aver fiducia nel nuovo spirito in Scozia”.

C’è il rischio di una grande crisi economica per la Gran Bretagna o addirittura di una “nuova depressione” nel caso in cui la Scozia conquisti l’indipendenza nel referendum del 18 settembre. Lo riporta il Daily Telegraph, che cita le stime degli analisti di CrossBorder Capital e Deutsche Bank. La prima, banca d’investimenti di Londra, ha rilevato che ad agosto c’è stata una fuga di capitali dal Regno Unito pari a 16,8 miliardi di sterline, il dato peggiore dal collasso di Lehman Brothers.

Intanto si allunga la lista dei gruppi di retail britannici, dei settori più diversi, che lanciano un appello contro l’indipendenza della Scozia per il rischio di un rialzo dei prezzi a nord del confine. Le catene Marks & Spencer, B&Q e Timpson hanno sottolineato che dovranno sostenere costi più alti per operare in un altro Paese e con una moneta separata, che non si sa ancora quale sarà. Il rialzo dei prezzi potrebbe riguardare ogni bene, dal cibo, ai servizi telefonici per gli elevati costi di roaming, ai mutui, alla posta fino all’energia. Secondo un rapporto del governo di Londra gli scozzesi dovranno pagare 189 sterline l’anno in più per le loro bollette in caso di secessione. Si oppone con forza a queste previsioni e agli appelli dei maggiori gruppi del Paese il primo ministro scozzese, il nazionalista Alex Salmond, che ha denunciato il ”bullismo” orchestrato da Londra. I secessionisti avevano criticato aspramente un incontro, avvenuto nei giorni scorsi, fra il premier britannico David Cameron e i responsabili delle catene britanniche, affermando che il governo sta spingendo i colossi economici a scendere in campo a fianco degli unionisti. Fin qui quel che riportano gli organi di stampa in lingua italiana.

Comunque sia, un altro dato va registrato: sono quasi 4,3 milioni gli elettori che si sono iscritti per votare nel referendum sull’indipendenza scozzese del 18 settembre. Si tratta di un record per la Scozia che non ha mai registrato un elettorato così vasto. Di questi circa 790mila hanno fatto domanda per il voto via posta: fra loro chi abita nelle remote isole. Il 18 si potrà votare in oltre 5mila seggi. Per la prima volta potranno votare anche i giovani di 16 e 17 anni.

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1 COMMENT

  1. beh un po’ di bullismo inglse ce lo si poteva aspettare, gli inglesi hanno fatto i bulli in giro per il mondo per secoli e poi hanno lasciato lo scettro al loro naturale discendente e miglior allievo che sono gli stati uniti. Quello che mi preoccupa di più sono eventuali manovre segrete, maneggi, raggiri, anche perchè potrebbe essere a sufficienza “spostare” lo 0,1% per cambiare il risultato del voto. Non ditemi che il regno unito è un paese civile, anche il canada lo è eppure gli indipendentisti hanno perso per lo 0,1% e nell’ombra ha operato “Option Canadà”.

    http://lmo.wikipedia.org/wiki/Option_Canada

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