SE CONTE È L’AVVOCATO DEL POPOLO, IO NON SONO IL POPOLO

di MATTEO CORSINI

Intervenendo al Parlamento europeo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha letto un discorso sulla Ue evidentemente scrittogli da uno di quelli che riempiono le pagine del Blog delle Stelle. Ecco un passaggio:

  • “Negli ultimi 30 anni la governance europea si è fortemente ancorata alla pura dimensione economica in una prospettiva univocamente orientata all’attuazione di indirizzi liberisti, tesi a favorire privatizzazioni di servizi e beni essenziali, riduzione della regolamentazione in settori economici vitali, contrazione del sostegno sociale e delle politiche di welfare, che hanno accresciuto nel complesso le diseguaglianze nella ricchezza e nelle opportunità”.

Forse Conte rimpiange i tempi dei monopoli pubblici nella telefonia, quando una telefonata allungava la vita (secondo il celebre spot), ma abbatteva il conto corrente, o delle partecipazioni statali con imprese pubbliche che producevano (con risultati non entusiasmanti) auto e panettoni. Non ho idea di cosa intenda per “riduzione della regolamentazione in settori economici vitali”, dato che la Ue regolamenta praticamente ogni aspetto dell’attività umana con direttive e regolamenti da migliaia di pagine.

Quanto alla “contrazione del sostegno sociale e delle politiche di welfare”, forse il premier rimpiange l’epoca in cui lo Stato concedeva di andare in pensione ad arzilli quarantenni e i cinquantenni erano considerati lavoratori matusalemme. Scempi di cui già si sta pagando il conto e ancora di più lo si pagherà nei decenni a venire.

Se questo è l’avvocato del popolo, io non voglio fare parte del popolo. Questi sono perfino peggio dei comunisti.

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