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Sistemi pensionistici diversamente (in)sostenibili

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di MATTEO CORSINI

Secondo il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il sistema pensionistico a ripartizione di tipo contributivo, come quello introdotto ormai da 5 lustri in Italia ma non ancora completamente a regime, è più sostenibile per le finanze pubbliche rispetto a uno schema retributivo.

Fin qui nulla da eccepire, a maggior ragione se nel sistema retributivo si è eccessivamente generosi con i tassi di sostituzione, come in Italia. Resta il fatto che un sistema a ripartizione, essendo configurato come uno schema Ponzi, è sempre destinato ad andare in crisi se la dinamica demografica diventa decrescente, ossia se la popolazione tende a invecchiare. Se a ciò si aggiunge una bassa crescita economica, che non depone molto a favore di una accumulazione dei contributi versati, le prospettive per i giovani si fanno grame.

Non credo sia un caso che Visco ritenga necessariopromuovere la previdenza complementare”. Secondo il Governatore, “un sistema multi-pilastro è utile al lavoratore perché può consentire il conseguimento di benefici pensionistici adeguati anche a fronte di regole di calcolo meno generose per le pensioni pubbliche, con una migliore diversificazione del rischio.”

La previdenza complementare, contrariamente al sistema pubblico, è a capitalizzazione. Non è, quindi, uno schema Ponzi. I contributi versati dall’individuo ed eventualmente dal suo datore di lavoro alimentano fondi di investimento dal cui montante al termine del periodo di contribuzione dipende la prestazione pensionistica.

Quando si sente parlare di sistema contributivo e del fatto che la prestazione pensionistica dipenderà dai contributi versati dal singolo, si sente dire solo una (pericolosa) mezza verità: perché i contributi che ognuno versa sono immediatamente spesi per pagare le pensioni correnti. Quindi si tratta di un più o meno (io credo meno) consapevole atto di fiducia nel fatto che in futuro ci saranno abbastanza contributi per pagare la pensione che sarà maturata.

Molto più probabilmente, dovranno intervenire nuove modifiche che ridurranno i tassi di sostituzione. Di qui la necessità di alimentare la previdenza complementare. C’è un problema, però: che le risorse a disposizione degli individui non sono infinite. Per molte persone, anche volendo, la contribuzione ai fondi pensione non può essere di importo sufficiente a colmare la prevedibile penuria del futuro assegno Inps. Ma questo non viene detto apertamente.

In sostanza, si tessono le lodi del sistema pubblico a ripartizione nella versione contributiva, pur sapendo che, ancorché meno peggio di quello retributivo, resta pur sempre insostenibile a lungo termine nella versione attuale.

La verità è che, per non mettere mano a supposti “diritti acquisiti”, chi oggi versa contributi mantiene pensioni di una moltitudine di persone che non hanno contribuito adeguatamente, anche quando hanno contribuito in base alle regole tempo per tempo vigenti.

Ma ipotizzare di toccare quelle pensioni è politicamente letale, quindi si preferisce scaricare l’onere sui contribuenti di domani, che oggi non votano o, se votano, sono tenuti abbastanza all’oscuro di ciò che si prospetta per loro.

In definitiva, il sistema a ripartizione è finanziariamente insostenibile, quello a capitalizzazione è politicamente insostenibile. Non è difficile capire perché si continui a puntare sul primo, invitando i giovani a farsi la pensione di scorta. Quelli che possono.

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2 COMMENTS

  1. E’ vero, non ci si rende conto del fallimento e del disastro a cui è destinato questo sistema. E soprattutto i giovani, che subiranno le conseguenze di questo disastro, ne sono tenuti all’oscuro. Ma io, come docente, in una quinta superiore in cui insegnavo Organizzazione industriale mi sono permesso e sentito in dovere di fare un giorno una lezione dai contenuti perfettamente identici a quelli esposti in questo ineccepibile articolo di Corsini. Bisogna fare educazione civica, no?!

  2. Bell’articolo ,serio fino ad un certo punto, quando si dice che si tessono le lodi del nostro sistema pensionistico (ma quando mai???) e la solita conclusione dove si va contro tutto e tutti ma non si propone alcuna alternativa (se non quella di togliere diritti acquisiti, che io condivido ma con dei distinguo). Una soluzione non comunque sufficiente sarebbe quella di limitare gli assegni pensionistici fino ad un massimo di x (da stabilire, io sarei per un 5k). Mettete pero’ in risalto la necessita’ di fare previdenza complementare (come per esempio in tante ditte ci sono agevolazione dove il dipendente se mette l’1% del suo stipendio l’azienda ci mette la stessa cifra o anche di più).

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