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Tagli alle tasse: per ora solo tante chiacchiere e promesse

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taglio tassedi MATTEO CORSINI

“Qualche giorno fa il Ministro dell’Economia Padoan ha confermato l’intenzione del Governo di ridurre le imposte nella prossima legge di stabilità ed ha precisato che questa riduzione riguarderà non solo le persone fisiche, ma anche le imprese. A quest’ultimo riguardo risulta, in particolare, che tra le varie ipotesi allo studio vi è una riduzione generalizzata dell’aliquota dell’imposta sulle società (Ires) di due/tre punti percentuali. L’annunciata intenzione del governo di ridurre il carico fiscale sulle imprese non può che essere accolta con favore”. Posto che è quasi ovvio chiedersi, come pure stanno facendo diversi osservatori, dove Renzi e Padoan troveranno le risorse per finanziare tutti i tagli di tasse che vanno annunciando – il primo con i suoi soliti toni da fanfarone, il secondo tenendo un atteggiamento più professorale – ben venga ogni riduzione di tasse, purché effettiva.

Finora di effettivo non c’è stato alcunché: chi ha avuto una riduzione di qualche tassa, ha pagato di più qualche altra tassa, e ovviamente qualcuno ha solamente pagato di più, con buona pace delle storie che racconta Renzi. Un’altra parte è stata finanziata con un deficit superiore al previsto, cosa che Renzi conta di fare ancora, continuando a rimandare nel tempo gli impegni di pareggio strutturale di bilancio (concetto molto politico quando si tratta di definire cosa è “strutturale”) e di riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil.

Ciò detto, quello che non trovo condivisibili sono gli appelli al governo affinché non opti per riduzioni generalizzate di una determinata imposta, bensì per riduzioni condizionate a questo o quel settore, oppure a una determinata iniziativa da parte di un’impresa. Condizionare una riduzione dell’Ires a un incremento degli investimenti significa introdurre una distorsione nelle decisioni imprenditoriali, oltre tutto con il serio rischio di generare incrementi di investimenti che durano lo spazio dell’incentivo fiscale, per poi ridursi nuovamente.

Lo Stato non dovrebbe (cercare di) sostituire la propria volontà a quella di chi rischia in proprio. La tassazione è già di per sé distorsiva, oltre a essere una aggressione del diritto di proprietà; introdurre deduzioni, detrazioni o crediti di imposta soggetti a condizioni (per di più spesso astruse) non fa che aggiungere distorsione a distorsione. Si taglino le tasse punto e basta. E ovviamente l’unico modo per poterlo fare, a maggior ragione in Italia, è tagliando seriamente la spesa pubblica. Ecco perché le tasse, in realtà, credo continueranno a non calare. Checché ne dica Renzi.

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2 COMMENTS

  1. L’unica vera riforma strutturale che aiuterebbe fallitaglia è, brutalmente e semplicemente, tagliare la spesa pubblica di almeno il 25%, almeno 250 mld, il che vorrebbe dire mandare a casa centinaia di migliaia di parassiti pubblici. A cose fatte, il taglio delle tasse verrebbe da sè, naturalmente.

    La mia testa dice che non accadrà MAI, e il mio cuore (perversamente, si dirà) neanche lo desidera.

  2. Concordo.
    Attendo vanamente epocali riduzioni di spesa pubblica.
    Per l’intanto diffido radicalmente di ogni affermazione su riduzioni fiscali governative.
    Se il passato ci insegna qualcosa è proprio che in merito al fisco non ci si deve fidare dei politici.
    Siamo giunti , a colpi di promesse, a un impianto fiscale da confisca rateale.

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