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I terremoti sono la salute delle democrazie

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terremoto belicedi GIOVANNI BIRINDELLI

Immaginiamo di esserci persi in una foresta canadese. Abbiamo con noi un fucile e dieci pallottole. E abbiamo la certezza che incontreremo un orso grizzly che vuole cibarsi di noi. Naturalmente sarebbe da cretini sprecare quelle dieci pallottole per divertirci in un tiro al bersaglio: cercheremmo di conservarle per l’incontro col grizzly. Accantoneremmo risorse.

In uno stato democratico non funziona così. Esso è caratterizzato da una struttura di incentivi che spinge a sprecare le dieci pallottole entro i primi cinque minuti in uno stupido tiro al bersaglio. Quando arriva il grizzly non ci sono più pallottole. Tuttavia non è colui che le ha sparate che viene mangiato dall’orso. Ed è per questo che quelle pallottole vengono sparate.

Ora passiamo dalla metafora alla realtà e mettiamoci, per un istante (e per assurdo), nei panni di una persona che, essendo incapace di concepire il funzionamento di una società libera, crede nello stato democratico.

Ecco, questa persona oggi assiste a un terremoto distruttivo (rischio talmente prevedibile che oggi non è nemmeno assicurabile) e sa che i soldi per la ricostruzione non ci sono: non sono stati accantonati. Il denaro (e il debito pubblico) è stato usato per stronzate come i bonus di 500 euro ai diciottenni da spendere in “cultura”, i sussidi a destra e a manca (al cinema, al teatro, all’editoria, ecc.), l’ingrassamento dell’apparato pubblico, la RAI, e così via all’infinito: tutto ciò che può essere utile per comprarsi voti.

Il debito pubblico è aumentato fino a quasi raddoppiare livelli insostenibili nonostante l’assenza di terremoti distruttivi, nonostante tassi d’interesse mantenuti artificialmente prossimi allo zero quando non negativi e nonostante una pressione fiscale continuamente crescente.

I soldi si troveranno: non smantellando lo stato, ma aumentando ulteriormente la pressione fiscale e il debito pubblico. Quindi gravando ulteriormente sulle prossime generazioni (le stesse il cui favore il potere politico oggi vuole comprarsi con i 500 euro da spendere in “cultura”) e distruggendo ulteriormente ricchezza e risparmio (e quindi anche la capacità di reazione a eventi di questo tipo). Viva la democrazia.

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2 COMMENTS

  1. Quando si dice che i soldi non ci sono, mi viene in mente la frase di quell’economista che disse : dire che non ci sono i soldi, vuol dire che un ingegnere non può fare una strada perché mancano i km.
    Questo per dire che senza sovranità monetaria, cui una banca dello stato emette denaro a CREDITO e NON a DEBITO, i soldi ci sono.
    Restando in tema di terremoto, sarebbe stato per una volta giusto far osservare che tale terremoto, è di natura artificiale, non naturale come vengono raccontate fino ad ora dai media e tv.
    Se non ci credete andate a leggere che L’ONU, per una volta ha condannato tutte quelle armi atte a creare terremoti.

  2. I piani regolatori, spesso, impediscono il rinnovo e il risanamento dell’esistente patrimonio edilizio.
    Tramite normative e regolamenti demenziali, antieconomici e limitativi della proprietà privata tolgono la voglia ed il vantaggio di intervenire sul vecchio, anche demolendolo.
    Esistono interi quartieri che sono indicati come beni di alto valore documentale e storico sottoposti anche a vincoli architettonici , impossibili da portare in condizioni di modernità e sicurezza.
    Costa di più restaurarli che demolirli e rifarli ex-novo.
    Da qui il degrado e il rischio, come si vede in questi giorni in centro italia.
    Non parlo per sentito dire.

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