TRA BRUXELLES E STRASBURGO UNA MAREA DI CONSUMATORI DI TASSE

di MATTEO CORSINI

Intervistato da Milena Gabanelli sul Corriere della Sera, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha affermato, tra le altre cose:“L’el iminazione dello spread è uno strumento ma non l’obiettivo, se vogliamo aiutare i cittadini e avere un’Europa competitiva bisogna cambiare le regole per arrivare all’unione bancaria, all’armonizzazione fiscale”.

Ed ecco come raggiungere l’armonizzazione fiscale:Bisogna fare pressioni e continuare con le sanzioni contro gli aiuti di Stato, in modo da rendere non più conveniente una tassazione troppo bassa, altrimenti l’Europa finirà male”.

In realtà lo spread ha una sua giustificazione nella maggiore probabilità di insolvenza che gli investitori, mediamente, attribuiscono ai Paesi con i conti pubblici più scassati rispetto a quelli della Germania. La sua eliminazione potrebbe avvenire solo mutualizzando i debiti pubblici o modificando lo statuto della Bce per rendere obbligatoria (anziché proibita) la monetizzazione dei debiti pubblici.

Cosa che in realtà sta avvenendo in via indiretta tramite il Qe, che ha già tolto dal mercato oltre un quinto dei debiti pubblici dell’area euro. Lo spread persiste perché il Qe è proporzionale alle quote di partecipazione dei singoli Paesi al capitale della Bce, quindi i più comprati sono i titoli tedeschi. Con sommo rammarico di chi vorrebbe vedere azzerato lo spread. Non a caso costoro puntano alla mutualizzazione, cosa che credo non otterranno mai, tranne in caso di profonda crisi tedesca.

Per quanto riguarda l’armonizzazione fiscale, che altro non sarebbe che l’eliminazione della (peraltro non elevata) concorrenza tra sistemi fiscali, Tajani, che in Italia passa per liberale e milita da sempre nel partito di quel signore che dal 1994 a oggi continua a promettere una riduzione di tasse mai concretizzatasi, fa capire in cosa consisterebbe: nel livellamento della tassazione verso l’alto.

E quando afferma: “Altrimenti l’Europa finirà male”, mi viene il sospetto che si tratti di un lapsus. In effetti per mantenere il sempre maggior numero di consumatori di tasse che stazionano tra Bruxelles e Strasburgo è essenziale che la tassazione non sia bassa. Ma con l’armonizzazione voluta da questi signori prima o poi finiranno male gli europei che mantengono il baraccone. Quindi non è detto che l’Europa non finisca comunque male.

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