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Banche, nessuno mette in discussione il sistema a “riserva frazionaria”

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stampantedi MATTEO CORSINI

“Lo Stato non può farsi carico dell’ammontare complessivo dei risparmi andati in fumo dei piccoli obbligazionisti. La responsabilità primaria di quanto avvenuto è del sistema bancario, che quindi dovrà concorrere sicuramente e con un contributo importante per rispondere alle richieste dei cittadini più deboli coinvolti in questa vicenda. Noi faremo la nostra parte. Stiamo studiando una misura che tenga conto della delicatezza specifica della questione ma al tempo stesso sia in linea con le regole del mercato. Altrimenti rischiamo di creare un precedente serio”. Nella generale confusione che caratterizza la vicenda di quello che è stato definito salvataggio di quattro banche da tempo in amministrazione straordinaria, anche il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha detto la sua.  

Il ministro Padoan, per allontanare i sospetti di aiuti di stato da parte della Commissione europea, è arrivato a parlare di “aiuti umanitari” a cui il governo starebbe pensando per alleviare le perdite subite dai possessori di obbligazioni subordinate emesse dalla banche in questione, che hanno perso l’intero capitale investito. Renzi e i suoi sostenitori vanno in giro dicendo che il governo ha salvato quelle banche, ma in realtà, al netto di una parziale garanzia prestata da Cassa Depositi e Prestiti, l’onere è andato a carico delle altre banche. Un conto piuttosto salato, superiore a 3,6 miliardi. Oltre all’azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate emesse dalle quattro banche in questione, che richiederebbe un “intervento umanitario”.

Baretta parla, senza apparentemente supporre di rendersi ridicolo, di una misura “in linea con le regole del mercato”. Una misura in base alla quale ogni euro versato a chi ha subito perdite (e come stabilire chi risarcire e in quale misura sarà ovviamente deciso politicamente) verrà in parte dai contribuenti, e in parte ancora una volta dalle altre banche. Le quali aggiungeranno altri oneri a quelli già sostenuti per consentire a Renzi di dire che il governo ha salvato le banche. In ultima analisi, saranno gli azionisti delle banche sane (o meno malate) a sobbarcarsi gran parte dell’onere, e in parte forse anche i clienti di queste banche sane (o meno malate). Soggetti che si suppone siano anche contribuenti. Gira e rigira, si arriva sempre al contribuente.

Il fatto è che in Italia l’educazione finanziaria è a livello di pressoché totale analfabetismo, e questo può cambiare da un giorno all’altro, anche volendo. Né mi pare che lo Stato, in qualità di monopolista di fatto della fornitura di istruzione, abbia finora dimostrato grande interesse ad alleviare l’ignoranza dei rudimenti di finanza personale degli studenti italiani.

Ne consegue che gran parte dei risparmiatori può effettivamente aver sottoscritto o acquistato obbligazioni subordinate senza la necessaria consapevolezza dei rischi che andava assumendo. E se lo Stato non tollera l’ignoranza quando si tratta di pagare tasse e rispettare i tanti obblighi o divieti che impone alle persone nella vita di tutti i giorni, è ben lieto di soccorrere (sempre con i soldi altrui) dei risparmiatori (forse) inconsapevoli, magari citando l’articolo 47 della Costituzione (mai citato quando si invoca l’aumento dell’inflazione per alleviare l’onere del debito pubblico).

Resta il fatto che norme a tutela degli investitori ne esistono già (per esempio la direttiva Mifid), e invece di addossare indistintamente a tutte le banche (quindi ai loro azionisti e clienti) ulteriori oneri, dovrebbero essere chiamate a rispondere delle eventuali violazioni solo le banche o altri intermediari che hanno collocato quelle obbligazioni.

In tutto il dibattito in corso, tra l’altro, nessuno ha minimamente voluto affrontare la questione del perché le banche siano così fragili e soggette a rischio di contagio. Nessuno ha voluto mettere in discussione il sistema della riserva frazionaria. Il motivo è duplice: in alcuni casi si tratta di ignoranza, in altri si è consapevoli che ridimensionando (o, meglio, abolendo) la riserva frazionaria il credito sarebbe molto più limitato e, di conseguenza, costerebbe di più. Per tutti costoro è molto meglio andare avanti a fondi di garanzia (che non potrebbero comunque far fronte a crisi sistemiche) o, peggio ancora, a interventi ridicolmente definiti umanitari, dove l’umanitarismo (coatto) è sempre quello degli altri.

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3 COMMENTS

  1. Forza “indipendentisti”…
    Allargatevi un po, perché fermarsi solo alla riserva frazionaria, quando a monte c’è molto di peggio?
    Silenzio……….

  2. Nel rapporto con le banche il risparmiatore è in posizione di inferiorità per legge.
    Le varie associazioni dei consumatori a cosa servono, allora?
    Personalmente, e lo ripeto, sul conto tengo il minimo per due ragioni.
    Uno, perché non mi fido delle banche in senso lato.
    Due, perché i miei soldi non devono partecipare alla sagra dei prestiti con riserva frazionaria microscopica.
    Ma io sono da solo.

  3. La riserva frazionaria è una concausa insieme al consorzio di volontà truffaldine che in sincrona concomitanza consentono di mascherare ai semplici la realtà.
    Con la riserva intera i depositanti che lo desidererebbero potrebbero essere sicuri di avere sempre a disposizione il proprio saldo di tesoreria per il ritiro in ogni momento, salvo furto o evidente sotrazione dolosa evidenti e perseguibili direttamente.
    In costanza anche di riserva intera il depositante che VOLESSE diventare “prestatore” perderebbe (come viene oggi indistintamente in ogni caso senza opzione diversa realmente esercitabile) la disponibilità delle somme prestate per il periodo contrattualmente convenuto ed al posto di essere proprietario delle somme diventa creditore delle stesse verso la banca o istituzione prestataria. Il creditore è soggetto al rischio di insolvenza della controparte. Punto. Le banche continuerebbero ad essere fallibili ed a creare danni ai risparmiatori che si fidano per sano lucro. Ci risparmieremmo forse un po’ di cretini che parlano a vanvera e le responsabilità sarebbero accertabili come lo sono, o lo dovrebbero essere, per tutte le altre imprese.
    Non ci sarebbero più alibi ipocriti ed interessati; sarebbe un mondo diverso.
    Purtroppo la gente non vuole salvarsi, vuole essere salvata. Perciò andremo tutti al macello.

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