FISCO, TASSE E SPESE: ECCO LE PROPOSTE DI TRUMP E QUELLE DI BIDEN

di REDAZIONE

Estratto dal report della direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo dedicato alle elezioni del 3 novembre negli Stati Uniti

I programmi elettorali di Trump e Biden divergono sulle misure specifiche di politica fiscale, ma condividono l’implicazione finale di ampliamento del deficit nel prossimo decennio. Su tutti i temi, e in particolare su quelli di politica economica, comunque, le conseguenze dei manifesti elettorali sono solo teoriche, dato che dipendono largamente dalla combinazione di maggioranze fra la presidenza e i due rami del Congresso.

POLITICA FISCALE

Trump: meno tasse, meno spese – Temi centrali: mantenimento ed estensione della riforma tributaria del 2017, con ulteriori riduzioni di imposte e tagli delle spese. La campagna di Trump ha pubblicato solo i punti principali del programma elettorale, senza dettagli, che però possono essere dedotti dalla proposta di budget 2021 pubblicata dalla Casa Bianca in primavera. L’estensione dei tagli di imposta in scadenza nel 2025 e altre misure dal lato delle entrate sarebbero pari a 1,9 tln di dollari per il 2020-30. Dal lato delle spese, si prevede una riduzione di circa 700 mld di dollari nel decennio, con un effetto netto atteso sul deficit di circa 1,3 tln di dollari. Le principali misure dal lato delle entrate ricalcano le voci della riforma tributaria, con qualche aggiunta ulteriormente espansiva:

  • corporate tax confermata a 21% (era stata ridotta con la riforma, da 35%);
  • estensione dell’ammortamento accelerato degli investimenti;
  • crediti di imposta per la creazione di posti di lavoro in Usa e lo spostamento di produzione e occupati dalla Cina;
  • imposte sulle persone fisiche: estendere in modo permanente la riduzione delle aliquote (in misura rilevante concentrata su redditi elevati) in scadenza nel 2025; franchigie più elevate per imposte di donazione e successione;
  • estensione in via permanente della riduzione temporanea della payroll tax trattenuta dai datori di lavoro (questa riduzione è stata attuata da una parte relativamente modesta di imprese), con effetti negativi sui fondi di Social Security;
  • riduzione dell’imposta sui capital gain da 23,8% a un livello compreso fra 15 e 18%.

Dal lato delle uscite, i tagli principali riguarderebbero la sanità, concentrati sul programma Medicare. Anche l’assistenza subirebbe riduzioni, sia sui programmi per il supporto temporaneo delle famiglie in difficoltà sia su quelli per il sostegno alla disabilità. Su alcune voci sono invece previsti aumenti: 800 mld per fondi relativi alle infrastrutture per i trasporti e 190 mld per infrastrutture idriche e per la rete, con il picco di spesa intorno al 2025. Il budget 2021 prevede anche un incremento della spesa per la difesa di 166 mld per la National Defense Strategy, in concomitanza con tagli delle spese discrezionali ex-difesa.

Biden: più tasse, più spese – Temi centrali: redistribuzione del carico tributario e aumento delle entrate per finanziare nuove spese concentrate nei primi 4 anni (infrastrutture, sanità e assistenza, istruzione, ambiente). L’impatto atteso delle modifiche alle imposte sul deficit è stimato a 3-4 tln (circa 1,4% del PIL) in 10 anni; quello associato alle spese sarebbe pari a circa 7,3 tln. Le misure peserebbero sul deficit per circa 3-4 tln (a seconda delle stime) in dieci anni. Utilizzando stime dinamiche, che tengono conto degli effetti retroattivi sulla crescita, l’impatto netto sul deficit sarebbe pari a circa 2,5 tln. Complessivamente, su un aumento totale delle entrate, circa 3,5 tln, previsto dal piano Biden circa metà viene da maggiori imposte sulle società e il resto del contributo viene da maggiori imposte sui redditi elevati (v. tab. 2).

L’impatto stimato sulle imposte del quintile più elevato della distribuzione dei redditi è un aumento compreso fra 2,3% e 5,7%, determinato in gran parte dall’incremento concentrato sul top 1% della distribuzione, con variazioni comprese fra 13% e 17,8% (fonte: CRFB). Le principali misure sono:

  • aumento della corporate tax a 28% e delle imposte sul reddito estero delle multinazionali;
  • mantenimento dei tagli di imposta della riforma del 2017, per redditi al di sotto di 400 mila dollari, aumento delle aliquote per i redditi più elevati (top rate a 39,6%, come prima della riforma) da 37%, aumento dell’aliquota per i redditi elevati delle società di persone, modifica alle detrazioni delle imposte statali (per renderle meno sfavorevoli agli stati con imposte elevate);
  • raddoppio dell’imposta sui capital gain a 39,6% per redditi al di sopra di 1 mln di dollari (questi individui rappresentano la maggior parte dei contribuenti che pagano tale imposta).

Per quanto riguarda le spese, il piano Biden prevede aumenti di circa 7,3 tln in dieci anni, concentrati nella prima parte del decennio, con l’obiettivo di generare incrementi del Pil in tempi rapidi per riassorbire la disoccupazione e tornare al potenziale durante il mandato presidenziale.

  • Quasi un terzo delle nuove uscite è attribuito agli investimenti in infrastrutture (2,4 tln), suddivisi fra i trasporti (900 mld), sostegno al “made in Usa” (700 mld), energia e ambiente (490 mld), altre strutture (300 mld). Tutte le uscite per questa voce sono previste nel periodo 2021-24;
  • il secondo contributo viene dall’istruzione (2 tln), per sostegno a tutti i livelli di scolarità inclusa l’università (azzeramento delle tasse presso università pubbliche per famiglie con reddito <125 mila dollari annui);
  • il sostegno ad assistenza e previdenza prevede 1,5 tln. La spesa maggiore riguarda l’introduzione di periodi retribuiti, fino a 12 settimane, per malattia e motivi familiari;
  • la spesa sanitaria è prevista in rialzo netto di 1,5 tln, con un rafforzamento di Obamacare (1,8 tln) parzialmente controbilanciato dal controllo dei costi per il rimborso dei farmaci e altre misure (per circa 350 mld).

L’impatto netto sul deficit delle misure del piano Biden è di circa 3-4 tln (a seconda delle stime dal lato delle imposte) in dieci anni. Utilizzando stime dinamiche, che tengono conto degli effetti retroattivi sulla crescita, l’impatto netto sul deficit sarebbe pari a circa 2,5 tln. Moody’s Analytics stima che con il piano Biden la crescita del Pil sarebbe in media pari a 4,2% nel ‘periodo 2020-2024 e di 2,9% nel decennio 2020-2030, con un deficit medio nel 2020- 2030 di 2,2 tln di dollari e un aumento del debito/Pil a 130% nel 2030 da 108% all’inizio del 2021. L’economia tornerebbe alla piena occupazione entro la fine del 2022, con un aumento del reddito reale medio al netto delle imposte entro la fine del mandato di Biden. Le principali forze in atto sarebbero: crescita spinta 1) dall’aumento delle spese e 2) dall’aumento dell’offerta grazie a un rialzo del potenziale (sia per il capitale sia per il lavoro), mitigata però da 3) un freno all’offerta di lavoro dovuta al rialzo delle imposte.

(Giovanna Mazzetti, tratto da qui)

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