BOLOGNA, MILEI E ZUCCO: CI SONO MOTIVI PER ESSERE SPERANZOSI

di PAOLO L. BERNARDINI

Sabato 17 ottobre 2020. Davvero una bella giornata per chi ami la libertà, in un giorno in cui si preparano, da parte dello stato, ulteriori limitazioni alla libertà stessa, ulteriori prove dell’efficacia della tirannide e del totalitarismo, oramai eretti a sistema. In un momento in cui a livello globale la libertà è minacciata, in molti luoghi, e in molti altri sospesa, è bello incontrare alla periferia di Bologna, ove l’industria si mescola con la campagna, in una splendida giornata di caldo sole autunnale, ottanta persone che credono che la libertà sia un bene da salvaguardare. Già fui qui tre anni fa in occasione della presentazione de “Il conte di Montecryto”, il fortunato e avvincente romanzo di Leonardo Facco. E allora scrissi un resoconto della giornata, e dei luoghi visitati, decisamente malinconico.

Paradossalmente, proprio quando la malinconia non dovrebbe lasciar spazio alla gioia, ma alla vera e propria disperazione, vorrei dare un tono ottimistico alle mie righe. In questo senso riprendo le brillanti osservazioni di Giacomo Zucco che hanno concluso la giornata: in un mondo globalmente prostrato dalla tirannide – è vero quel che dice Zucco, sia la prima sia la seconda guerra mondiale risparmiarono alcune parti del mondo, lo statalismo liberticida che ha strumentalizzato il virus per i propri fini non risparmia nessuna contrada del pianeta, neppur le più remote – potrebbero accadere inaspettatamente rivolgimenti destinati a garantire un futuro ad un ordine per una volta basato sulla libertà. Come ha detto con parole da meditare di nuovo Zucco, libertà e logica (prima ancora che libertà ed etica) si accompagnano: ora è possibile (in mala fede) relativizzare l’etica, e lo si fa sempre: ma la logica è per definizione ferrea, e nessuna “logica del caos”, per quanto esistano, può mettere in difficoltà la logica fondata sull’ordine.

Dunque vi sono, in piena crisi di libertà, in piena tirannide, motivi per cui sperare. Intanto, teniamo sempre i sensi vigili, la nostra “vigilanza” non cessa, anzi cresce, col crescere del pericolo. Succede ad ogni animale.

Poi, rendiamoci conto che vi sono personaggi come Javier Milei che ci riempiono di speranze, ed entusiasmi. Una svolta liberale dell’Argentina, e se gli ideali liberali di Bolsonaro saranno finalmente omaggiati, porterebbe i tre maggiori paesi (il terzo è il Cile, che da tempo ha intrapreso politiche liberali, si pensi solo alla rivoluzione nel mondo delle pensioni) dell’America Latina su un binario felicissimo: la nascita di un blocco ideale che potrebbe contrapporsi, a livello non solo continentale, ma mondiale, ad un’America del Nord che potrebbe essere sedotta – speriamo di no! – dalle sirene collettivistiche e statalistiche di un Biden, da qui a poche settimane.

Certamente, Milei lo insegna, occorre trovare il modo – per noi libertari – di parlare ad un grande pubblico. L’economista argentino ce l’ha fatta. Tanto è vero che ha sdoganato e reso noto in Argentina il termine “libertario”, che in Italia è riferito ancora per lo più (per chi ne abbia nozione, e non sono molti) all’anarchismo di sinistra, nefasto tanto quanto il comunismo.

A proposito di luoghi: a pochi passi dal nostro ristorante bolognese vi è San Lazzaro di Sàvena, noto agli storici per una fiera agricola secolare e fondamentale, ma reso famoso da una (gradevole e melodica, e anche allegra) canzone di uno che è “libertario” ma in modo opposto al nostro, Francesco Guccini. Un comunista. Parlare al grande pubblico, questo è fondamentale ma per ora a noi non riesce – per ragioni tutte da indagare, da studiare a tavolino – mentre a Milei riesce eccome. Abbiamo tutto da imparare.

In questa sede recensirò il libro di Milei che Tramedoro e l’ottimo Piombini, con la traduzione di Leonardo Facco, hanno appena dato alle stampe, e che – fresco di stampa il libro, fresco di viaggio di ritorno in Veneto io – mi sto gustando ora. Ma anche da quel poco che ho letto finora traspare una capacità di “divulgazione” che ben si adatta a giornali e tv. Parlare, e soprattutto convincere, il grande pubblico. Questa la vera sfida. L’Argentina ha tutte le carte in regola per tornare ad essere il gigante economico che era. E se venisse guidata in modo liberale, potrebbe risollevare le sorti di un continente azzoppato dalla catastrofe del Venezuela, ma non solo da quello. Vedremo.

Per ora, godiamoci il ricordo di un bel sabato d’autunno nell’eterna primavera della libertà. Magari da domenica – da oggi, a cavaliere dei due giorni termino questo articolo – la dittatura ci costringerà di nuovo agli arresti domiciliari, e vivremo un incubo rinnovato: un incubo, per la verità, che da fine febbraio non è mai cessato. Ma la libertà ci guida come un faro nella notte. Siamo in pochi, ma ci siamo. Può darsi che le cose – politicamente parlando – volgano per il meglio in un battibaleno, come in un battibaleno ci è piovuto sulla testa questo virus che i governi hanno reso docile strumento delle loro mire manipolatorie.

Chi vivrà, vedrà. Ma è vero anche il contrario: chi vedrà, vivrà! Poiché solo se ci si avvede della bruttura in cui i governi costringono il mondo, si può veramente vivere (sia pure il sogno della libertà). Il resto è mera sopravvivenza. Come quella delle piante. O quasi.

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