di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI
I due drammatici episodi inerenti i Marò (Girone; Latorre) e Giulio Regeni, sono trattati dai politici e dai mezzi di comunicazione con una indefinibile miscela di ignoranza, ingenuità, incapacità e, perché no, disonestà intellettuale. Tutti, o quasi, conoscono la verità, ma non se ne deve parlare perché non è politicamente corretto. Vediamo i punti chiave:
Marò
Girone e Latorre sono due militari di carriera (penso, ma forse sbaglio, per difendere tutti noi), inviati in missione su ordine preciso, con precise istruzioni, comprese le regole di ingaggio. Nessuno dei "grossi cagnoni" può dire di non essere stato preventivamente, pienamente e completamente messo al corrente e di non aver preso la sua parte di decisioni. A un certo punto, succede l’incidente con il peschereccio. Non ci vengano a raccontare che, prima di fare fuoco i fanti di Marina non abbiano avuto conferma telefonica relativa alle regole di ingaggio. E a questo punto, in
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