di ARTURO DOILO
In un’epoca di polarizzazioni ideologiche, il libro Nazi-Comunismo di Axel Kaiser (Ariel Chile Editore) irrompe nel dibattito sudamericano come provocazione intellettuale.
Il filosofo cileno-tedesco, avvocato e senior fellow all’Atlas Center, demolisce il mito di nazismo e comunismo come “antipodi”: sono “gemelli totalitari”, uniti da radici distruttive che hanno mietuto 100 milioni di vittime. Ispirato a von Hayek – che nel 1944, in “La via della Schiavitù“, smascherò il nazismo come “socialismo genuino” –, Kaiser denuncia la “doppia morale” degli intellettuali di destra e di sinistra: il nazismo è anatema universale, il comunismo spesso relativizzato come “nobile esperimento fallito”.
Eppure, dai gulag sovietici alle camere a gas, la logica è la stessa: il collettivo sopra l’individuo, lo Stato come dio, lo statalismo come nuova religione. I cinque tratti delineati da Kaiser – antirazionalismo, antindividualismo, anticapitalismo, anticristianesimo, antiumanesimo – formano il nucleo del “nazicomunismo”, un’ideologia ibrida che Kaiser vede rinascere nei neo-totalitarismi.
L’antirazionalismo, primo pilastro, frantuma la ragione universale: Marx la suddivide in “logiche di classe” (borghese vs. proletaria), aprendo a relativismi che i nazisti estendono alle razze. “Non esistono verità oltre il Volk o la nazione”, proclamava Hitler; Lenin: “La verità è rivoluzionaria”. Hayek lo spiegava già nel 1933: questo epistemologico caos nega il dibattito razionale, imponendo “verità” statali che giustificano terrore. Oggi, la stessa eco appare nei dibattiti “woke”, che frammentano la scienza in “prospettive identitarie”.
Poi c’è l’antindividualismo: l’uomo non è fine, ma mezzo per il “bene collettivo”. Nel Manifesto Comunista (1848), Marx aliena l’individuo dal capitale, da “redimere” nel proletariato; Goebbels teorizzava la “comunità del popolo” ariano, sacrificando ebrei e dissidenti. Risultato? 20 milioni di morti staliniani, 6 milioni con la Shoah. Kaiser cita Emilio Gentile: nazismo e leninismo sono “religioni politiche”, dove il Leader incarna il tutto.
L’anticapitalismo unisce i “fratelli nemici” rossi e neri: entrambi odiano il mercato in quanto “giudeo-plutocratico” (Hitler) o “sfruttamento borghese” (Engels). Il Terzo Reich controllava l’economia via cartelli statali, non privatizzazioni; l’URSS la pianificava centralmente. Kaiser, citando von Mises, argomenta: il capitalismo liberale – con i suoi “diritti individuali” – è il vero nemico, da schiacciare per un “controllo totale”. Gli economisti austriaci avvertirono: la pianificazione porta alla servitù. In Cile, Kaiser vede questi tratti nel governo “comunista” di Boric, protagonista di riforme che soffocano imprese.
L’anticristianesimo è il quarto veleno: il cristianesimo, con la sua dignità individuale (imago Dei), ostacola il collettivismo. Marx: “Oppio dei popoli”; i nazisti deformano il Vangelo in “cristianesimo ariano”, perseguitando preti e sinagoghe. Rosenberg e Lenin: sostituiscono Dio con lo Stato. Kaiser avverte: senza radici giudaico-cristiane, l’Occidente decade in nichilismo.
Infine, l’antiumanesimo: il rifiuto dell’uomo come centro della vita, come protagonista che origina la libera società. Dare priorità al “futuro razziale” o “rivoluzionario” giustifica ogni orrore, sostiene l’autore del libro. Il genocidio come “spazio vitale” per Hitler, fa da altra faccia della medaglia delle purghe per la creazione de l’«uomo nuovo» staliniano.
In Italia, fu il leader leghista Umberto Bossi, negli anni Novanta, tra i primi a bollare il PDS (Il partito successore del PCI) come “nazicomunista”, un insulto che alla stampa tricolore andava di traverso. La prima apparizione? Corriere della Sera (1993), in accuse post-Tangentopoli. Oggi, Giorgia Meloni lo riprende, anche se a vanvera: “Contro il nazicomunismo illiberale”, tuonava nel 2022, in campagna elettorale, contro le derive dell’Unione Europea (a cui ha mostrato solo devozione da quando è presidente del Consiglio). Il nostro Leonardo Facco (fondatore del Movimento Libertario) ha apostrofato più volte di “nazicomunismo” il genderismo “transumanista”. In Italia, comunque, il fascismo è ricordato da Kaiser come l’ennesima variante nazicomunista.
Kaiser non solo smaschera l’ipocrisia che caratterizza i cultori dell’egemonia culturale, ma – in un mondo di populismi – mostra come il nazicomunismo sia riemerso da Pechino a Caracas come minaccia alla libertà. “Quando il mondo intellettuale cade ai nemici della ragione – scrive – la schiavitù è inevitabile”. Solo la razionalità liberale e l’individualismo, il mercato, l’umanesimo cristiano possono resistere. Il progresso? Non è un affare per i collettivisti!

