di LEONARDO FACCO
La recente estromissione di Hans-Hermann Hoppe dal ruolo di Distinguished Senior Fellow del Mises Institute, che più di qualcuno ha definito "meritata e prevedibile", ha suscitato reazioni contrastanti nel mondo libertario. Dal suo punto di vista – espresso nel testo pubblicato sul suo sito – la decisione appare come una sorta di “epurazione” dopo oltre quarant’anni di collaborazione. Ma esiste un’altra lettura, meno indulgente e probabilmente più realistica: quella secondo cui Hoppe non è stato vittima di un’ingiustizia, bensì artefice del proprio isolamento.
Il punto di rottura: da maestro a censore
Per decenni, Hoppe è stato una figura centrale del mondo austro-libertario, erede diretto di Murray Rothbard e tra i principali riferimenti teorici dell’anarcocapitalismo. Tuttavia, negli ultimi anni, il suo atteggiamento si è progressivamente trasformato. Non più soltanto teorico radicale, ma "custode autoproclamato" dell’ortodossia libertar
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