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Anche se le chiamano “digitali”, restano monete fiat

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di MATTEO CORSINI

Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della BCE, è responsabile del progetto dell’euro digitale. Le monete digitale di banche centrali sono le risposte istituzionali alle criptovalute.

Le argomentazioni a favore delle versioni digitali delle monete emesse dalle banche centrali sono di due tipi: da un lato esaltano l’assenza di rischi e di costi (almeno per gli utilizzatori); dall’altro mettono in evidenza tutti i lati negativi delle criptovalute, che sarebbero fonte di rischi di perdita totale, oltre che strumento per la commissione di ogni sorta di reato.

Avendo letto molto materiale sul tema, sento di poter affermare che molti studi di fonti istituzionali sono sostanzialmente copiati da altri, essendo impostati allo stesso modo e riportando le stesse argomentazioni. Quando, poi, i sostenitori delle monete emesse dalle banche centrali intervengono a convegni, purtroppo il livello delle argomentazioni tende a scadere nei luoghi (ormai) comuni. Secondo Panetta:

  • “È difficile vedere motivi che giustifichino l’esistenza delle cripto-attività nel panorama finanziario”, perché sarebbero “strumenti fittizi senza valore intrinseco e senza utilità”.

Quello di valore intrinseco è un concetto che le banche centrali dovrebbero evitare di utilizzare, dato che le monete che emettono sono meri pezzi di carta o scritture elettroniche, ancorché a corso legale. Quanto all’utilità, si tratta di un concetto soggettivo. L’unica cosa che si può affermare per certo è che se di un bene c’è domanda, significa che qualcuno ritiene che sia utile. Altrimenti la domanda sarebbe pari a zero.

Questi due argomenti, quindi, non mi sembrano affatto convincenti, e anche un po’ grossolani.

Altra cosa sono le critiche alle cosiddette stablecoin, che nulla hanno a che fare con la principale delle criptovalute, ossia Bitcoin. Le stablecoin nascono con l’obiettivo di mantenere un rapporto di cambio stabile con una o più monete fiat di riferimento. La loro quantità non è quindi limitata. Nella migliore delle ipotesi, tecnologia a parte, sono assimilabili a depositi bancari coperti da riserve al 100%. In realtà non è poi detto che le riserve siano al 100%, né che le attività poste a riserva siano prive di rischio.

Su una cosa concordo in pieno con Panetta, quanto meno con riferimento a Bitcoin: “L’euro digitale non ha nulla a che fare con le cripto-attività.”

In effetti l’euro digitale sarebbe la stessa moneta, semplicemente emessa e distribuita con una diversa tecnologia. E se le criptovalute nascono come risposta alla sempre più consistente di creazione di denaro dal nulla da parte delle banche centrali, è evidente che non tutti ritengono che le monete emesse dalle banche centrali siano così stabili in termini di potere d’acquisto.

In un contesto ideale dovrebbe essere consentita la concorrenza tra monete. Ovviamente non sarà questo il caso, e non credo proprio che il motivo sia la tutela del risparmio. Le banche centrali, non solo quelle di Venezuela, Argentina, Turchia, Zimbabwe e simili, non avrebbero neppure il pulpito giusto da cui predicare.

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