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Appello di 60 medici di Rimini: adesso basta, confrontiamoci sui trattamenti Covid

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di BARBARA BOATTINI

Su richiesta di un gruppo di circa 60 medici che si sono riconosciuti sotto il nome del gruppo informale “SIAMO MEDICI”, sono a inviare il testo integrale della lettera che gli stessi hanno letto e fatto mettere a verbale durante l’Assemblea dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri della provincia di Rimini svoltasi il 21 aprile scorso. 

La lettera, ascoltata in attento silenzio da parte dell’assemblea, mette in evidenza come durante la pandemia sia risultato chiaro quanto la burocrazia stia ormai schiacciando la professione medica, protocollo dopo protocollo, decreto dopo decreto, in una sempre più evidente abdicazione della medicina alla politica.

Lo scopo di “SIAMO MEDICI”, che sta ricevendo attestazioni di stima anche da molti colleghi, è di ridare dignità alla figura del medico.

Proprio per questo è stato chiesto e ottenuto che nel prossimo consiglio dell’Ordine venga decisa una data in cui poter effettuare una riunione per confrontare e discutere dati di letteratura scientifica sul Covid e sui trattamenti utilizzati per fermare la diffusione del contagio, oltre a un confronto sulle modalità perentorie con le quali si devono accettare protocolli terapeutici.

Di seguito e in allegato il testo della lettera messa a verbale. 

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Gentile Presidente e gentili membri del Consiglio, cari Colleghi tutti,

siamo un gruppo eterogeneo di medici che si presenta qui per aprire con voi da oggi un dialogo sincero e costruttivo, non nella divisione ma nel rispetto delle reciproche convinzioni. In questi ultimi due anni abbiamo dovuto tutti affrontare il duro periodo pandemico: alcuni di noi si sono vaccinati con tre dosi, altri solo con una o due dosi contraendo nella maggior parte dei casi anche la Covid; altri fra noi hanno scelto di non vaccinarsi per libera scelta o per precauzione perché portatori di condizioni o patologie che costituiscono un fattore di rischio. La maggior parte di noi comunque ha acquisito un’immunità naturale da malattia.

Da mesi, tutti ci siamo resi conto che i vaccini non hanno mantenuto le aspettative che ci erano state prospettate, quelle cioè di fermare la pandemia e restituirci la libertà.
A fronte dell’inefficacia nel prevenire contagi e diffusione di mutazioni del virus originario, è esperienza comune, oramai quotidiana, quella di assistere, spesso impotenti, alla evidenza di effetti collaterali, anche gravi, provocati ai danni della popolazione. Lo scopo del nostro Ordine è quello di tutelare la salute pubblica e noi tutti siamo il nostro Ordine: ma cosa stiamo facendo per tutelare la salute dei cittadini?
Stiamo assistendo, decreto dopo decreto, ad una abdicazione della medicina alla politica. Ma noi non siamo politici, siamo medici! Abbiamo fatto un giuramento col quale ci siamo impegnati ad “operare in libertà ed Indipendenza di giudizio e di comportamento, rifuggendo dai condizionamenti, al fine di perseguire la difesa della vita e la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo”. Siamo sicuri di mantenere fede a questo giuramento?
Ci siamo fidati ciecamente di una Scienza trasformata in dogma, dove il dubbio è stato silenziato e punito: non possiamo più continuare a far finta che tutto vada bene per paura di dissentire.

È ora che ognuno di noi riacquisti lo spirito critico e riprenda il dominio dell’arte medica.

Le incongruenze e l’anti-scientificità delle direttive che ci vengono date è sconcertante. Non possiamo non farci delle domande di fronte ad un vaccino dalle dubbie potenzialità che viene imposto a noi per primi, pena la sospensione dal lavoro, un vaccino presentato come privo di controindicazioni eludendo il principio di precauzione e la possibilità che quello che è salutare per una persona può non esserlo per un’altra.
È ormai sempre più evidente e sempre meno occultabile, la comparsa di effetti collaterali gravi, quando non addirittura mortali. Quante dosi saremo ancora costretti a subire? Quante dosi saremo ancora disposti a fare? E quante dosi potremmo sopportare prima di giungere ad un punto di non ritorno? (Ricordiamo che la sperimentazione, fra l’altro non ancora conclusa, non è andata oltre le prime due dosi.)

Siamo medici, abbiamo sempre agito prestando fede al motto “PRIMUM NON NOCERE”. Non possiamo averlo dimenticato, a prescindere da qualsivoglia pressione esterna che tenti di influenzarci. Come operatori della Salute non possiamo tradire la nostra Coscienza.
Dobbiamo riprendere in mano la sacralità della nostra arte ed il dominio della nostra scienza che altrimenti non potrà che dirigersi verso la totale perdita di credibilità.

Siamo qui per condividere con voi proposte concrete. A fronte di una letteratura emergente che dimostra i danni di questo vaccino in modo talmente lampante da non poter essere più ignorata, dobbiamo prendere le distanze riappropriandoci della nostra libertà decisionale nella proposta di cura.
Chiediamo formalmente di istituire tavoli tecnici di studio della letteratura emergente, di sollecitare la sorveglianza attiva e di promuovere incontri scientifici di confronto fra professionisti sanitari.
Siamo medici e per questo dobbiamo difendere la nostra Missione, per riconquistare la fiducia di chi si rivolge a noi per avere aiuto.
Siamo medici e vogliamo tornare ad esserlo pienamente, esercitando in scienza e coscienza questa nostra meravigliosa professione.

Grazie.

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3 COMMENTS

  1. L’introduzione della riforma del 1978 ha messo la sanità italiana , pubblica ed anche privata, su dei binari nettamente burocratici.
    Da che ne derivano costi impropri e improduttivi che nulla hanno a che fare con le cure mediche e la struttura sanitaria assistenziale in sè.
    Fondi spesi sempre peggio, coi bei risultati che si vedono.
    Dove passa la burocrazia non cresce più l’erba.

  2. Ascolto da Radio Liberland che un avvocato ha chiesto ai firmatari le fonti delle loro affermazioni. Evidentemente non abbiamo ancora raggiunto il punto più basso se invece di difendere il diritto, gli operatori di quest’ultimo preferiscono mercenariamente di difendere il potere. Anche il criminale ha diritto alla difesa? Certo, ma nel processo. E le fonti i suoi avvocati se le vanno a cercare da soli, non le chiedono alle vittime. Dopo i cedimenti dei vertici delle Camere Penali, c’era da aspettarselo: i traditori amano collocarsi in prima fila; speriamo che stiano presto in fila anche a Norimberga.

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