IL BERLUSCA CHE SI SGRETOLA CI RIPROVA. LEGA: STAI LONTANA DA UN’ALTRA FREGAURA

di GILBERTO ONETO

berlusconi salviniLa scorsa settimana il settimanale berlusconiano Panorama ha pubblicato un lungo servizio sulla nuova Lega di Salvini in termini encomiastici e quasi esaltatori. L’articolo mette in evidenza soprattutto il ruolo che il Segretario del Carroccio potrebbe avere nella nuova destra italiana, come trascinatore se non addirittura come riferimento, quasi un erede di Berlusconi. Non si sa quanto questo possa far piacere all’interessato: per certo Salvini farebbe bene a riprendere il prudentissimo virgiliano «Timeo Danaos et dona ferentes» perché la vicenda ha tutta l’aria di una polpetta avvelenata.

Cosa spinge l’entourage berlusconiano a offrire tanto spazio al leader di un movimento concorrente che per anni ha infangato, ridicolizzato o demonizzato a seconda delle necessità contingenti?

Come mai il “capo dei baluba” diventa improvvisamente un politico presentabile, addirittura il possibile leader di uno schieramento potenzialmente maggioritario nello stivalesco paese?

C’è stato un ruzzolone collettivo sulla Porta di Damasco? Non risulta. Berlusconi e i suoi sono diventati improvvisamente padanisti e secessionisti? Si può escludere.

Allora cosa c’è dietro? Molto semplicemente la comitiva siculo-arcoriana è in difficoltà – diciamo pure che si sta sgretolando – e cerca una sponda, cerca di (ri)mettere in piedi una coalizione Brancaleone che possa “salvare il paese”, che nel linguaggio del patriottico sodalizio significa il salvataggio delle aziende del capataz. Perché è sempre questo il vero obiettivo: nel 1993 con la “discesa in campo”, nel 2001 con il riscaldamento della minestrina di coalizione e adesso, che non c’è più la copertura elettorale e si deve patteggiare con Renzi. Forse l’unione civile “del Nazareno” (a letto, nella strana coppia di fatto, chi fa cosa?) non regge, o gli alimenti costano troppo, oppure si comincia a sentire puzza di debacle renziana.  E allora si torna ai vecchi trucchi, alle abbondanti elargizioni di cadreghe e – secondo i più maliziosi – ai generosi ripianamenti di debiti. L’ex cavaliere sicuramente conosce la brama di scrivanie e la scarsità di contante di Bellerio, si rende anche conto che i sondaggi danno il Carroccio avanti a Forza Italia e allora ci prova un’altra volta.

Ripetere l’errore sarebbe più che diabolico: nel perverso sodalizio con Berlusconi la Lega ha perso verginità, credibilità, consenso, lucidità e in cambio ha avuto solo promesse, fregature e tentativi di soffocamento. Ad andar con lo zoppo si impara a zoppicare, e troppi leghisti sono diventati paraplegici su cadreghe a rotelle.

Nel 1993 Berlusconi è comparso anche per fermare la Lega, spinto da illustri mandanti per salvare un establishment che boccheggiava   sotto i colpi di “mani pulite” e dei travolgenti successi elettorali del Carroccio. C’è riuscito, ha avviluppato la forza del cambiamento  in una matassa di menzogne, inganni, piccoli favori, grandi corruzioni, adulazione, olgettine e bonbon. Lo ha fatto per vent’anni (con la breve, gloriosa, parentesi della Lega secessionista del Po) e adesso ci riprova. Adesso che sostiene il governo Renzi, adesso che è alla fine della sua carriera, adesso che è passato da Ruby Rubacuori a Luxuria.

Berlusconi è padano solo di nascita: è napoletano d’animo e per frequentazioni intime, è siciliano nei più affettuosi sodalizi d’affari, è insomma profondamente italiano. È lui l’italiano vero.

La Lega ne ha combinate troppe ed è stata punita. In un immeritato rigurgito di generosità da parte del “Signur d’i ciucch” si trova oggi a vivere un nuovo momento favorevole, ad avere un’altra occasione irripetibile. Non la butti via! Lasci stare Forza Italia, Fratelli, Cognati e Confratelli d’Italia, stia lontana da sciarpe e grembiulini tricolori: riprenda la sola possibile strada verso l’indipendenza della Padania!

Gli altri si sono improvvisamente scoperti secessionisti e si vogliono accodare?  Liberi di farlo, però sul programma e alle condizioni della Lega, soprattutto del primo articolo del suo Statuto.

Ogni altra soluzione, ogni ulteriore compromesso, ogni nuovo tradimento porterà alla rovina definitiva non solo gli alleati ma anche il movimento indipendentista.

Non ci saranno molte altre occasioni.

Anche la pazienza del “Signur d’i ciucch” ha un limite.

 

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