di GIANMARCO LUCCHI Una ‘gabbia dorata’ di circa 80 metri quadrati, tra la sala riunioni col tavolo tondo portato da Venezia, bandiere, foto, vecchi cimeli, e il roof garden che si affaccia sui tetti intorno a via Bellerio. Dal 4 giugno, giorno della pubblicazione dell’intervista in cui defini’ Roberto Maroni un “traditore”, i movimenti di Umberto Bossi nella sede della Lega sono confinati alle sue stanze, al terzo piano del complesso in zona Affori, a Milano. Il fondatore del Carroccio, racconta chi frequenta tutti i giorni la sede, non scende neanche piu’ per mangiare nella mensa allestita al piano terra. Sempre piu’ isolato, parla solo con gli uomini della sicurezza, le sue segretarie e pochissime altre persone. Chi ha avuto modo di conversare con lui lo descrive “rabbioso”: accusa tutti, personale e dirigenti, di essersi “venduti” a Maroni e va ripetendo che la Lega e’ “finita”. Ultima, in ordine di tempo, la lite pubblica con Roberto Calderoli. Come ha fatto il vice segretario Matteo Salvini,…















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