Santanché, quando i “libberali” diventano keynesiani

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di CLAUDIO ROMITI Dunque, dopo aver imperversato per lungo tempo in ogni ambito televisivo, Daniela Santanchè si trova al centro di un convulso braccio di ferro tra il Pd e il Pdl  per riuscire a farsi eleggere vicepresidente della Camera, in sostituzione del suo compagno di partito Maurizio Lupi. Sul personaggio potrei dire che non nutro simpatie a causa di quella spocchia arrogante che non esita ad esprimere in ogni occasione pubblica. Oppure che la sua continua esaltazione di Berlusconi e del berlusconismo (tranne il breve periodo in cui, allontanatasi politicamente dall’uomo di Arcore, ne disse peste e corna ) fa venire letteralmente il voltastomaco. Ma più che su un profilo caratteriale e/o metodologico, nutro da tempo nei confronti della pasionaria di Cuneo  forti perplessità sul piano dei contenuti. Perplessità che mi si sono decisamente confermate alcuni giorni orsono, allorquando la Santanchè – intervenuta al “Siamo tutti puttane”, manifestazione promossa in quel di Roma da Giuliano Ferrara – ha rilasciato alcune significative dichiarazioni critiche in…

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