CADUTO IL MURO, IL NEOMARXISMO È DILAGATO IN OCCIDENTE

di DANI ALROGHI

Ho recentemente letto il libro “l Muro di Berlino e i suoi Calcinacci – cosa c’è da festeggiare?” di Leonardo Facco, uscito a novembre del 2019. Personalmente l’ho trovato molto valido ed interessante e consiglio la lettura a chiunque voglia approfondire la critica a 360 gradi al marxismo/comunismo. In questo libro vi è infatti un attacco strutturato, sistematico e ben argomentato a questa aberrante ideologia che ha fatto e continua a fare danni ovunque metta radici.

La sconfitta del comunismo in URSS ed il precedente crollo del muro di Berlino hanno, paradossalmente, fatto sì che questa ideologia aberrante penetrasse nel mondo Occidentale sotto altre forme più subdole, come quella del cosiddetto “marxismo culturale” o del “socialismo democratico”.

Nel capitolo “dal Muro al Forum” viene sottolineata l’importanza di alcuni leader e paesi del Sudamerica, come Fidel Castro, Lula e Chavez, per la fondazione e diffusione del cosiddetto “socialismo del XXI secolo”.

Il capitolo “Neoliberismo, populismo ed egemonia culturale” nel quale si spiega il percorso che ha portato il marxismo culturale a diventare praticamente l’ideologia dominante del cosiddetto “occidente democratico”, grazie all’opera degli esponenti della Scuola di Francoforte.

Nel capitolo “Lo stato dell’arte”, collegandosi al discorso dell’egemonia culturale, si parla delle tendenze filo-marxiste di innumerevoli VIPs dello spettacolo, un circolo vizioso che diventa vero e proprio lobbysmo, stile “e se vuoi un posto in vista devi esser comunista”.

Nel capitolo “prediche utili” si parla della penetrazione di idee marxiste all’interno della chiesa cattolica, specie dopo il concilio vaticano II, soffermandosi sulla cosiddetta “teologia della liberazione”, alla base del cosiddetto “catto-comunista”, nata e sviluppatasi in contesti sudamericani, prima osteggiata ed ora appoggiata dalle massime autorità ecclesiastiche.

Nel capitolo “Omertà di Parola” si torna sul discorso dell’egemonia culturale, affrontato però dal punto di vista della censura e della stigmatizzazione, esplicita o implicita, di chiunque osi mettere in discussione i dogmi marxisti dominanti.

Nel capitolo “Macerie verdi, morte nera, i termosocialisti” si affronta il discorso del revival ecologista, che secondo l’autore non è altro che il cavallo di troia dei neomarxisti per giustificare sempre maggiori restrizioni alla libertà di impresa, di ricerca e sempre maggiore interventismo dello stato. L’autore fa notare, inoltre, che storicamente i regimi comunisti più o meno espliciti, con la loro malagestione, hanno nei fatti causato degrado ambientale molto più di altri.

Dopo un breve capitolo, il muro e i suoi calcinacci, con l’elenco dei partiti comunisti o post-comunisti al governo o in coalizione in tutto il mondo, vi è un capitolo abbastanza lungo intitolato “Il comunismo del XXI secolo, W Chavez!”, in cui l’autore (che avendo vissuto buona parte della sua gioventù in Venezuela è particolarmente legato a quel paese) descrive nel dettaglio come Chavez prima e Maduro poi siano riusciti a prendere e mantenere il potere ed abbiano portato gradualmente allo sfascio un paese che per gli standard sudamericani non era male con le loro scellerate politiche inefficienti e parassitarie, riducendo in miseria la stragrande maggioranza del loro stesso popolo.

Interessante anche il capitolo “Stati socialisti d’America” in cui parla delle tendenze filo-comuniste nel paese considerato “anticomunista per eccellenza” ma che, in realtà, già dalla nascita dell’URSS, si è aperto a queste nefaste influenze, fino ad arrivare allo status quo, con l’egemonia culturale e dell’informazione in mano ad esponenti che si identificano nell’ala “liberal” (ovvero socialista democratica) del partito democratico.

Nel capitolo “Neoliberismo, chi l’ha visto?” si riprende un discorso accennato in uno dei primi capitoli: questa chimera chiamata “neoliberismo” a causa della quale esistono tutti i mali del mondo ma che, di fatto, in realtà, non esiste, in quanto quasi tutte le calamità economico politiche sono, viceversa, causate dall’eccesso di interventismo statale. Viene fatto, fra gli altri, l’esempio della recente crisi dovuta alla bolla immobiliare.

Nel capitolo “quel manifesto appeso al muro” vi è un inquietante parallelismo fra buona parte dei punti del manifesto del partito comunista di Marx ed Engels e l’agenda politica che sta seguendo parte delle forze di governo democraticamente eletto in tutto il mondo: la democrazia si rivela non l’antidoto al comunismo, bensì lo strumento ideale della classe dirigente marxista per portare avanti le proprie istanze aberranti.

Il capitolo “vi prego, convincetemi, che c’è qualcosa da festeggiare”, si commenta da solo. Alla fine di ogni capitolo c’è la frase “cosa c’è da festeggiare?” (dalla caduta del muro). La risposta implicita è che non c’è proprio un cazzo da festeggiare. Viene enfatizzato questo discorso, definita la democrazia come “leggera variante del comunismo che non ha niente a che fare con la libertà” e, fra le altre cose, viene fatto un paragone iperbolico ed inquietante ma non per questo errato fra il caso dei Khmer Rossi della Cambogia (all’epoca appoggiato dal PCI, buona parte del quale oggi è PD) e l’aberrante caso di Bibbiano. In entrambi i casi si tratta, fa notare l’autore, dello Stato che toglie a forza i bambini alle famiglie (privati) per darli a soggetti con la stessa ideologia dello Stato. In Cambogia lo Stato agiva con la violenza, a Bibbiano con la “forza della democrazia” sotto forma di legge. Inquietante davvero. Vi è anche una forte critica alla recente proposta di legge, in stato avanzato, di inserire l’educazione civica nelle scuole, in quanto si tratta di mero indottrinamento statalaro pro-sacralità delle istituzioni in stile Corea del Nord.

Chiude, in appendice, “La strepitosa superiorità del capitalismo” di Javier Gerardo Milei, esponente libertario argentino molto seguito nel suo stato d’origine, che argomenta la sua tesi in modo tecnico ma comprensibile anche ai non addetti ai lavori che abbiano voglia di usare un minimo di logica.

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