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Caro miglioverde, nel rispetto della costituzione serve la “giusta imposta”

Da leggere

di FABIO GHISELLI

Gentile Direttore,

desidero innanzitutto ringraziarLa per l’attenzione rivolta al mio commento pubblicato su Il Sole 24 Ore del 25 gennaio scorso e al mio libro Giù le tasse (VEDI QUI), ma con stile!, ed. F. Angeli, richiamati nell’articolo “Su le tasse”, ma con stile, dicono al Sole 24 Ore” a firma di Matteo Corsini.

Se avesse occasione di leggere tutto il libro, scoprirebbe che tutte le proposte in esso contenute si innestano in modo solido sui principi di equità e giustizia sociale e impositiva, che trovano a loro volta fondamento nei principi di capacità contributiva e solidarietà sostanziale contenuti come precetti nella nostra Costituzione.

La riduzione delle tasse c’è, ma è accompagnata da un imprescindibile intervento di riequilibrio del sistema fiscale, oggi ritenuto da tutti profondamente iniquo e distorsivo. A cominciare proprio dall’Irpef, la cui riduzione, anche a seguito della previsione di un reddito minimo esente universale, potrebbe interessare oltre 30 milioni di contribuenti su quasi 41 milioni (quelli che dichiarano redditi fino a 55 mila euro e che appartengono ai primi tre scaglioni reddituali).

Per proseguire con l’imposizione locale, oggi fonte di distorsioni e scoordinata rispetto a quella nazionale e non in linea con il principio costituzionale di cui all’art. 117. Lo stesso posso dire a proposito dell’imposizione immobiliare: un intervento sulle rendite e sui valori catastali, per nulla in linea con quelli di mercato, non implica automaticamente un incremento della tassazione, perché un saggio legislatore dovrebbe avere cura di modificare anche le svariate imposte che gravano sugli immobili, sempre nel rispetto dei suddetti principi e di quelli volti a tutelare il risparmio e favorire l’accesso alla proprietà dell’abitazione (art. 47).

La ricerca, difficile ma possibile, della “giusta imposta”, si muove sempre nel solco dei principi di garanzia della proprietà privata e della libera iniziativa economica di cui agli artt. 41 e 42 Cost., secondo la linea interpretativa che ritroviamo nella tradizione del miglior pensiero liberale, come quello di E. Vanoni. Certo, ci sono anche incrementi nell’imposizione. Dall’imposta sui grandi patrimoni a quella sulle successioni e donazioni – che hanno tutti gli altri Paesi con cui ci confrontiamo – e che, oltre a rendere il sistema più progressivo, attuerebbero i sopradetti principi costituzionali e renderebbero più fluido quell’”ascensore sociale” bloccato da tempo, fornendo quella parità di opportunità o di condizioni di partenza a molte persone.

Non mi pare, poi, che far pagare una giusta imposta a chi la elude producendo utili non tassati perché utilizzano paradisi fiscali anche europei, come le multinazionali del web, o alla finanza che ha provocato i disastri che tutti conosciamo e che continua, con i soldi pubblici (e privati), a perpetrare attività speculative ad alto rischio sistemico, possa essere qualificata come una iniziativa spregiativa.

Per non parlare del contrasto all’evasione, la più elevata in Europa, che sottrae risorse (oltre 100 miliardi all’anno) che potrebbero essere destinate alla riduzione della pressione fiscale e alla riduzione più accentuata del debito pubblico. Per agevolare coloro che oggi si fanno carico di quella parte del costo dei servizi pubblici che dovrebbe essere sopportata da altri – in spregio al principio della capacità contributiva – e per ridurre il peso del debito che graverà sulle generazioni future. Sono certo, se Lei vorrà spendere un po’ del Suo tempo alla lettura del libro, che potrà trovare numerosi spunti di soddisfazione.

Grato per l’attenzione, La saluto molto cordialmente.

LA RISPOSTA DI MATTEO CORSINI

Mi pare che, in sostanza, Ghiselli ribadisca il contenuto dell’articolo, senza contestare alcuna mia imprecisione o errata lettura.
Io non ho messo in discussione il fatto che le proposte contenute nell’articolo (e nel libro) siano in linea con il dettato costituzionale. Né ho messo in discussione la Costituzione, come pure ho fatto in altre circostanze, ritenendola un manufatto umano e non un testo sacro, come talvolta pare sia considerato da coloro che vi fanno riferimento per giustificare i propri punti di vista.
Ho semplicemente notato che nel contenuto dell’articolo di cali reali di tasse non c’è traccia. Io per calo di tasse intendo un calo per tutti, non una mera redistribuzione. Per intenderci: se i pagatori di tasse sono 100, per me le tasse calano solo se il carico fiscale cala per 100. 
Quindi, per restare all’esempio dell’Irpef, una riduzione che “potrebbe interessare oltre 30 milioni di contribuenti su quasi 41 milioni”, per me non è una reale riduzione (e a onor del vero non lo è se ci si attiene alla realtà dei numeri).
Venendo alla riforma del catasto, per affermare che “non implica automaticamente un incremento della tassazione, perché un saggio legislatore dovrebbe avere cura di modificare anche le svariate imposte che gravano sugli immobili”, occorre avere una concezione del legislatore, soprattutto in materia fiscale, che stride con l’evidenza empirica, soprattutto in Italia. Credo sia legittimo essere quanto meno scettici a proposito di tale saggezza.
Cosa dire della “giusta imposta”? Qui ovviamente si potrebbe entrare in una lunga discussione, ma, in estrema sintesi, a mio parere si tratta di un ossimoro, dato che l’imposta viola, per definizione, la proprietà del soggetto che è chiamato a pagarla.
Nella parte finale Ghiselli accenna poi a incrementi veri e propri di tasse, sempre facendo riferimento ai principi costituzionali e a suoi punti di vista su questo o quel soggetto da tassare.
Non manca, da ultimo, il richiamo al contrasto all’evasione fiscale, “che sottrae risorse che potrebbero essere destinate alla riduzione della pressione fiscale e alla riduzione più accentuata del debito”. Anche in questo caso, il recupero di gettito fin qui realizzato non pare sia stato destinato a riduzione reale della pressione fiscale, men che meno a riduzione del debito. Non è da escludere che quei soldi finirebbero per incrementare la spesa pubblica, come in sostanza è avvenuto finora.
In conclusione, ognuno può avere i propri punti di vista e proporre tutte le modifiche al sistema fiscale che ritiene opportune. Credo, però, che per non usare impropriamente il titolo “Giù le tasse, ma con stile!”, le tasse dovrebbero effettivamente calare per tutti. 
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6 COMMENTS

  1. Se una tassa viene evasa, la colpa non è certo dell’evasore “immorale ed egoista” quanto piuttosto della tassa stessa, la quale alla sua connaturale ingiustizia aggiunge anche la stupidaggine, cioè l’incapacità ad essere puntualmente applicata. Quanto al “pagare tutti pagare meno” non saprei, oltre a Ghiselli, quanti bambini ci credono ancora: di “eque rimodulazioni” ne abbiamo le tasche piene. Resto in fiduciosa attesa del prossimo libro di Ghiselli: “Giù la spesa, ma con stile”.

  2. È una coazionea ripetere. Ogni tanto, qualcuno si cimenta in scienza delle finanze e in politica economica (materie universitarie canoniche) venendo folgorato dall’idea di aver capito tutto e trasformandosi in un essere a metà tra Napoleone e Madre Teresa di Calcutta.
    Quanti ci sono passati, quanti hanno pensato che con un po’ di buon senso e la collaborazione (forzata) del prossimo si protesse aggiustare ogni cosa. Così fu anche per me, qualche decennio fa. Oggi rivivo il ricordo della grande disillusione ogni volta che arriva in stampa o in video qualcuno che cerchi di accreditarsi come un tecnico saggio che trova nella semplice ragione alchimie fondate su un sogno dove la componente onanistica fa godere un po’ tutti.
    In ogni sfornata di studiosi del disastro fiscale ce n’è uno che eccelle per completezza di fusione nell’irrisolvibile problema delle risorse a gestione politica.
    E sempre si ripete la noia di doverne scansare un un altro.
    Sono tutti in buona fede, gliela concedo. Vogliono vincere manipolando la vita, le risorse, le ambizioni, le speranze del prossimo dando per scontato il dovere di adesione solo perché qualcuno decide che proprio quella ricetta sia cosa buona e giusta a livello aggregato. Ciò è proprio quello che nessuno e nessun ente avrebbe il diritto legale o divino di fare o imporre ad ogni individuo. Ciò è un atto di totale arroganza cognitiva che buone letture renderebbero palese, volendo affrontare gli intuibili limiti di ogni coercizione istituzionale.
    Avanti il prossimo! Avanti un altro”spazializzatore del tempo” con tanto di tabelle e grafici e con delle sue illogiche, ma entusiasmanti aspettative.

  3. Italia è il peggior inferno fiscale al mondo ! Altro che evasione più alta d’Europa nel paese più corrotto d’Europa ! Recuperando l’evasione si andrebbe a diminuire la pressione fiscale ? Vediamo anche che aumentando la pressione fiscale il debito pubblico non è diminuito, ma persino aumentato ! Quindi recuperando l’evasione non basterebbe ancora. Diminuire la spesa pubblica no vero ?

  4. Tra giusta imposta, saggio legislatore, recupero dell’evasione che riduce il carico fiscale, questo vive nel paese degli unicorni.

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