di PAOLO AMIGHETTI In politica niente è per caso, e tantomeno le “sparate” di un capocomico di professione come Beppe Grillo. Noi di Diritto di Voto, indipendentisti vicini al mondo liberale-libertario, non abbiamo mai tifato per il guru genovese. Le sue grida scalmanate non ci hanno mai convinto, anche perché fino all’altroieri il capo M5S urlava che bisognava introdurre il reddito di cittadinanza e avviare la decrescita felice: roba da far accapponare la pelle, altroché. Pure, una settimana fa l’abbiamo applaudito con convinzione: merito di un pezzo sul suo blog nel quale si chiedeva, evocando la Repubblica veneziana e il Regno duosiciliano: “E se domani i Veneti, i Friulani, i Triestini, i Siciliani, i Sardi, i Lombardi non sentissero più alcuna necessità di rimanere all’interno di un incubo dove la democrazia è scomparsa?”. Certo, già il giorno dopo Beppe ha fatto un gran passo indietro, blaterando di macroregione e confederazione, ma questo ce lo si poteva aspettare: in Italia, anche per l’atroce conformismo dell'”opinione pubblica”, bisogna sempre…















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