di GUGLIELMO PIOMBINI
“Niente mi scandalizza quanto gli intellettuali che sfruttano la competenza in un campo scientifico per prendere posizione su argomenti che ignorano”, dichiarò Chomsky al giornalista francese Guy Sorman in un’intervista di qualche tempo fa.
L’affermazione, però, sembra tagliata a misura sua. Chomsky conquistò infatti la celebrità come linguista del MIT di Boston a neanche trent’anni, grazie ai suoi studi di linguistica. Si stancò però ben presto di questa disciplina “che non consente di cambiare il mondo”, e forte della sua autorevolezza accademica divenne, alla fine degli anni Sessanta, l’emblema dell’intellettuale impegnato, sempre pronto a denunciare l’imperialismo americano e israeliano e a manifestare a favore di ogni causa di sinistra.
Non necessariamente però un buon linguista è anche un buon analista di politica internazionale, soprattutto quando il rigore e l’obiettività vengono sopraffatti dall’ossessione ideolog