CONTE GIUSEPPI E LA MANCANZA DI POLITICI CON LE PALLE

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte incontra il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, Milano, 30 gennaio 2019.

di AMILCARE ALDRICH

Tal Conte Giuseppi è giunto al fine in Lombardia, quando ormai si è perso il conto dei morti e degli errori commessi dal suo governo. È arrivato bello paciarotto come sempre, prima è atterrato verso le 19 a Linate, è andato a Milano, senza fare l’happy hour sui navigli memore dell’esperienza di tal Zingaretti Nicola, poi è transitato per Bergamo ed infine si è spinto a Brescia.

Sui giornali di regime e sui tgì naziunali passerà forse come l’uomo con le palle, che si è recato in Lombardia nonostante la Lombardia sia una “polveriera” come ha dichiarato pochi giorni fa tal Vespa Bruno e nonostante l’invito, a dir il vero poco amichevole, dell’assessore regionale Mattinzioli, che auspicava che il Giuseppi venisse e ne prendesse tante.

Passerà forse come un uomo con le palle, ma in realtà, se non si dà credito alle versioni ufficiali, si nota che è giunto di notte, col favore delle tenebre, non so a che ora sia passato per Bergamo, ma un amico bresciano mi ha raccontato che da loro non è arrivato prima dell’una di notte. Non bastasse non si è annunciato, è giunto a sorpresa, solo nel tardo pomeriggio si è saputo della sua visita a sorpresa. Di più è giunto di soppiatto, in silenzio, chi ha visto il corteo di auto racconta di una lunga fila di macchine con lampeggianti e sirene spente. E dove è andato? Non dagli ammalati, non dai medici, neppure dai sindaci, ma si è chiuso nel fortino della prefettura e i sindaci, da veri vassalli contemporanei, sono andati a rendergli omaggio come fosse il loro feudatario.

La conferenza stampa in cortile, all’aria aperta, è stata poi la ciliegina sulla torta, ma non bastava il distanziamento sociale? Finchè stanno giù a Roma, dove i contagi sono pochi sembra che basti, ma se viene a Milano, Bergamo, Brescia allora vuole stare all’aria aperta: come mai? Ci tratta come degli appestati?

Il suo comportamento mi ha ricordato quello di alcuni capi di governo, che di nascosto vanno a trovare le loro truppe all’estero, mi ha ricordato un George W. Bush, che fa una visita a sorpresa in Iraq o un Barak Obama che fa un salto in Afghanistan! O per restar alla nostra realtà mi ha ricordato certi presidenti della repubblica italiana che durante la mia giovinezza si spiegavano in Sud Tirolo, ma con visite lampo, chiusi nelle caserme o nei centri di addestramento della polizia.

Tal Conte Giuseppi ha voluto dare un messaggio: qua comando ancora io, vengo a rivendicare i miei possedimenti e voi venite a rendermi omaggio nella mia fortezza locale, la prefettura… ma fatelo all’aria aperta perchè siete contagiosi!!!

Eppure mi spiace per lui, ma ha miseramente fallito, tal Conte Giuseppi in realtà ha dato un grande segnale di debolezza. Conte è venuto in Lombardia, perchè ha dovuto, perchè lo stato italiano ha un disperato bisogno di riaffermare sé stesso, ma lo ha fatto con grande paura, con grandissima paura. Direi terrore! E non del virus. Dobbiamo renderci conto che Roma considera Milano come Washington considerava Baghdad o Kabul, dobbiamo renderci conto che lo stato italiano ha paura, ha paura che la Lombardia sia davvero una polveriera come dice tal Vespa Bruno, ha paura che prima o poi la polveriera si incendi. Basta poco. Cosa sarebbe successo se ieri sera Conte avesse girato per le vie delle città lombarde con lampeggianti e sirene accese? Cosa sarebbe successo se avesse annunciato qualche giorno prima la sua visita?

Forse nulla e non me ne sarei stupito, ma non è questo il problema, il problema non è cosa farebbero i lombardi, ma cosa Roma teme che possano fare. E in questo momento Roma ha paura. Tanta paura. E quando l’oppressore mostra di aver paura, quello è il momento da cogliere per guadagnarsi la libertà.

Se solo vi fossero dei politici locali con le palle pronti a cogliere l’occasione di sfidare Roma.

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