CORONAVIRUS E LE IDIOZIE DI LANDINI CONTRO IL CAPITALISMO

di MATTEO CORSINI

Una delle caratteristiche del dibattito su qualsiasi argomento, in Italia, è che ci sono categorie di soggetti che possono dire qualsiasi cosa, anche la più distante dalla realtà, che viene presa per buona. Ovviamente ognuno dovrebbe essere libero di dire quello che pensa, ma non sarebbe male se chi raccoglie certe dichiarazioni sollevasse qualche obiezione di fronte alle più forti discrepanze con la realtà. Tra i massimi esponenti del pensiero a ruota libera per quanto distante dalla realtà vi sono i leader politici e sindacali. Per esempio, ecco una dichiarazione rilasciata da Maurizio Landini nel corso di una delle tante interviste che lo vedono protagonista settimanalmente.

Chiunque sia intellettualmente onesto non può non vedere che l’emergenza virus ha fatto emergere tutti i limiti del modello di sviluppo che ha dominato in questi anni in Italia e nel mondo, che aveva al centro il mercato senza regole, il profitto e il consumo fine a sé stesso. Un modello che ha determinato una crisi climatica pericolosa, un livello di diseguaglianza senza precedenti, e attraverso i tagli al sistema sanitario ha messo in pericolo tutti noi. Pensare che la soluzione per uscire dall’emergenza sia ripetere gli errori che ci hanno portato in questa situazione è inaccettabile. La ricetta giusta non ce l’ha nessuno. Bisogna progettare, sapendo che siamo dentro un grande cambiamento, e che si deve guardare alla giustizia sociale.”

Che il modello di sviluppo che ha dominato in Italia abbia al centroil mercato senza regole” è semplicemente un’affermazione priva di qualsiasi fondamento. Altrimenti non si spiegherebbe la sovrapproduzione legislativa che disciplina qualsiasi microattività economica.

Ne consegue che le disuguaglianze di cui si lamenta Landini non possono essere dovute a quell’entità che egli ritiene evidentemente diabolica chiamata “mercato”, bensì a legislazioni e azioni di soggetti che non avrebbero nulla (o poco) a che fare con il mercato in quanto tale.

Venendo alla seconda parte dell’affermazione landiniana, se è vero che “la ricetta giusta non ce l’ha nessuno”, si dovrebbe concludere che è meglio che i progetti fossero quanto più decentrati possibili. Il mercato è uno strumento certamente migliore, a questo scopo, rispetto a qualsivoglia task force di esperti o supposti tali. Anche perché nel mercato, per dirla con Nassim Taleb, chi opera ha “skin in the game”, ossia rischia del suo. Le task force governative no.

Quanto alla “giustizia sociale”, purtroppo per i Landini di questo mondo la via maestra per ottenerla è mediante la redistribuzione a mezzo fisco. Perché, come ha ripetuto più volte, “i soldi si vanno a prendere dove sono.” Ma questo non è lo stesso punto di partenza di chi progetta un furto?

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