di CARLO MELINA “Nella vita ho sempre e solo lavorato. Smettere di farlo adesso, a 67 anni, chiudendo con una sconfitta, per me è inaccettabile. E poi non ci sono io. Ci sono i miei 13 dipendenti, le loro famiglie. Venissero pure i signori della Finanza: so come accoglierli”. E’ un grido di dolore quello di Antonio Costalunga, 67 anni, titolare di Prisma stufe: “Alla mia età potrei smettere, invece lavoro ancora. Ogni mattina vengo in fabbrica e mi metto davanti alle macchine, con i miei operai… non sono tipo da stare in ufficio – spiega – Peccato però che, mentre una volta arrivavo con l’entusiasmo di un bambino, oggi mi venga da vomitare. Ordini non ce ne sono, lavoriamo a ritmi serrati solo il lunedì e il martedì. Poi tutto si rallenta”. Costalunga è un sopravvissuto. Di fronte alla Prisma, lungo la statale che porta fino a Schio, i capannoni sono quasi tutti dismessi: “Vendesi, cedesi affittasi… una volta qui facevamo pezzi che andavano…















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